Luca Serafini, intervenuto ai microfoni di time2play.com, ha analizzato senza giri di parole il lavoro di Massimiliano Allegri sulla panchina del Milan, tracciando un bilancio netto tra passato recente e presente.
“Era senza dubbio la scelta più intelligente, e andava fatta già nell’estate del 2024. Ma meglio tardi che mai”, ha esordito. Secondo Serafini, in quel momento il club rossonero aveva un’occasione irripetibile: sia Allegri sia Antonio Conte erano liberi. “Si poteva scegliere tra due allenatori vincenti, con esperienza e personalità. Invece si è deciso di risparmiare puntando su Paulo Fonseca e poi su Sergio Conceicao. Una scelta che, alla fine, è costata molto di più in termini di svalutazione della rosa”.
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Il ritorno al pragmatismo
A distanza di un anno, con Allegri in panchina e l’inserimento di un direttore sportivo, per Serafini il Milan ha ritrovato una linea più coerente. “Il pragmatismo di Max ha ridato equilibrio e compattezza. Non sarà un calcio spettacolare, ma è funzionale ai risultati”. Un cambio di filosofia evidente, soprattutto nella gestione dei momenti della partita e nella solidità complessiva.
Anche il mercato di centrocampo va letto in quest’ottica. L’arrivo di Luka Modrić e Adrien Rabiot rappresenta, secondo Serafini, un’iniezione di esperienza e personalità, pur in un contesto condizionato da vincoli economici. “Il mercato è stato limitato da paletti finanziari, ma la direzione è stata più logica”.
I giovani da aspettare
Capitolo giovani: Serafini invita alla pazienza per profili come Koni De Winter e Ardon Jashari. “C’è materiale su cui lavorare. Vanno aspettati”.
Su Jashari, il giudizio è chiaro: “È un giocatore di qualità, con visione e piede educato. Ha bisogno di continuità e fiducia. Con il doppio impegno non sarà frenato dall’eventuale presenza di Modrić, anzi: servirà turnover. In prospettiva può diventare molto importante”.
Per quanto riguarda De Winter, il paragone è diretto con Malick Thiaw, oggi al Newcastle United. “Ha margini interessanti, forse è più completo. Thiaw alterna grandi prestazioni a disastri. Ma il problema è strutturale: i difensori rendono meglio quando la squadra ha un’identità chiara”.

Un esempio è Fikayo Tomori: “Nel Milan propositivo di Pioli brillava. Quando il sistema si è disunito e il centrocampo non ha più protetto la linea difensiva, sono emersi i suoi limiti”.
Il rimpianto sul mercato
Serafini chiude con una riflessione sulle scelte invernali. “A gennaio, invece di perdere tempo dietro a Jean-Philippe Mateta, sarei andato su un profilo esperto come Kim Min-jae. Uno che insegna a stare in campo anche ai compagni”.
Il punto, secondo il giornalista, resta l’equilibrio collettivo: “Oggi gli equilibri difensivi sono fragili e tutto si regge su letture e posizionamenti non sempre impeccabili”.
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