Nello scontro generazionale tra nuova e vecchia scuola, è Allegri a vincere il derby ed il confronto con Christian Chivu.
Partita che aveva davanti a sé due squadre con filosofie e modo di porsi in campo, completamente diversi.
Le due scuole di pensiero:
Il Milan dopo anni di nebbia fitta, ha ritrovato delle colonne portanti, su cui basare le proprie imprese, sopratutto con le grandi d’Italia.
Per l’Inter è la solita storia di una squadra che cerca il dominio, con un nuovo modo di porsi, più aggressivo nei primi minuti di partita.
I primi minuti del confronto tra Allegri e Chivu ha visto i rossoneri iniziare con inserita l’ultima marcia, ed i nerazzurri ancora con il freno a mano. L’impostazione dal basso dell’Inter è un rapporto di amore e odio, può andare bene, ma allo stesso tempo può affossarti con il minimo errore.
Un errore grossolano di un ormai irriconoscibile Sommer, che nella ricerca di Zielinski ha trovato Pulisic. Lesto ha servito il play rossonero, Modric che grazia i nerazzurri con un sinistro di poco a lato.
Proposta che annebbia la retroguardia di Chivu che viene dolcemente accompagnata da un suono che sembra diventata una vera e propria abitudine per il nazionale italiano, Alessandro Bastoni.
Allegri, ma siamo così sicuri che è il calcio è un gioco semplice?
Il Milan però non vince grazie ad un errore, seppur grossolano di Luis Henrique, e sul gran gol di Estupiñan, ma sulla lettura tattica di Allegri. Il tanto criticato allenatore rossonero, che di buono sa solo tenere unito uno spogliatoio, senza citare il caso Bonucci ai tempi della Juventus.
Criticato perché non sa come mettere in piedi un piano tattico, eppure ha messo in difficoltà, in entrambe le occasioni, l’unica squadra che in Italia sembra imbattibile.
Massimiliano Allegri vuole ostentare un calcio semplice, dove i grandi giocatori ti vincono le partite e le difese i campionati. Qualcosa che sorvola troppo semplicemente le idee di un allenatore troppo poco elogiato sul piano tecnico tattico.
Inter poco pragmatica o Allegri l’ha intrappolata in se stessa?
Abbiamo tutti elogiato per anni il bel gioco dell’Inter. Da Conte, a Inzaghi ed ora di Chivu, ma è stato cambiato qualcosa oltre ad alcuni dettagli ed interpreti? Calciatori diversi, ma stesso gioco: persistente possesso del pallone, e attesa nel trovare il momento giusto di colpire, imbucando o crossando dagli esterni con i piedi educati di Di Marco o Bastoni.
Il derby dunque si può vincere se blocchi la zona centrale e la fascia sinistra. Facendo tutto ciò l’Inter si può dire che sia stata una squadra prevedibile per larghi tratti dell’incontro. Blocchi i punti forti ed il gioco è fatto, fosse così semplice allora perché non lo fanno tutti?
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Il Milan vince questo confronto, perché i giocatori rossoneri si fidano ciecamente delle idee del proprio mister. Leao che ritorna in difesa più spesso di quanto accaduto negli anni di Pioli, che gli proibiva di rientrare in difesa.
Una squadra ben struttura che non perde più i confronti fisici con i propri avversari. Quell’Inter rognosa vista in più occasioni contro il Milan non esiste più.
L’età avanza e si devono cambiare le proprie idee:
Allegri ha affrontato sia da giocatore che da allenatore Chivu, entrambe le volte sulla panchina rossonera. Un giocatore e allenatore che basa le proprie idee sull’aggressività, ma che certi giocatori non ti possono più garantire.
Il 3-5-2 di Conte è ormai un lontano ricordo. Molti dei polmoni che in quell’Inter erano la chiave dei dettami tattici, ora si piegano su se stessi.
Barella su di tutti, un giocatore dal piede indiscutibile, ma che non ha più quella cattiveria e gamba che lo contraddistingueva. Dunque Chivu, nella sua ancora giovane carriera, si è affidato a dei dettami tattici ormai consolidati nelle teste dei propri giocatori, senza metterci mano.
Allegri ha notato questi piccoli difetti e ci ha giocato sopra. Due esempi sono le scalate più lunghe per Mkhitaryan e Barella e l’imbucata su Luis Henrique, che replica lo stesso errore del gol di Cambiaso contro la Juve, non comprendo le proprie spalle.
La gamba di Pervis Estupiñan ha fatto una grossa differenza, nella realizzazione della rete del vantaggio del Milan.
Allegri ti intendi di tattica?
Allegri non vuole scoprire le proprie carte e farsi distrarre da domande che saprebbe rispondere, poiché partite come queste si vincono sui dettagli. Un qualcosa che nessuno si aspetta da parte di Allegri, che di tattica non ha mai voluto parlare.
La compattezza della difesa e letture del terzetto difensivo. Le scalate sempre corrette dei due quinti. I centrocampisti che sanno contenere e ripartire, con un Fofana completamente rivitalizzato. Infine due attaccanti che fanno allungare le squadre avversarie, ma sanno come compattarsi nel momento opportuno.
Questo scontro generazionale non è stato vinto solo grazie alla rete di Estupiñan, sarebbe riduttivo. La vittoria del Milan si basa sopratutto su tutto ciò che Allegri porta sul tavolo: esperienza, letture tattiche, mentalità e grande capacità nel tenere tutti sul pezzo.
Alla fine non è una casualità se a vincerti uno scontro come questo è il giocatore che nessun tifoso rossonero avrebbe voluto più vedere al Milan.
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