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Si torna al 2019! Adani contro Allegri che punge l’ex Milan: “Non c’é evoluzione!”

Adani

Profumo di nostalgia, quando nel 2019 Adani e Allegri si scontrano nel diverbio più conosciuto della scena calcistica italiana.

Ebbene si, prima o poi avremmo affrontato questo argomento, e lo facciamo in pompa magna, senza filtri o giri di parole. Adani e Allegri sono e saranno probabilmente per sempre gli opposti che probabilmente non si attrarranno mai.

Gli schemi armoniosi contro il cinico risultato, il “risultatismo” contro il “bel giuoco”, la proposta contro il l’obiettivo finale. Due scuole che si sono contrapposte ben prima di quella discussione molto calda nel salotto di Sky Sport. Da Rinus Michels con il gioco totale del suo Ajax, al gioco riproposto dal Torino del secondo scudetto di Luigi Radice.

L’elenco si potrebbe allungare con molte altre squadre e storie di grande calcio o di gioco cinico incentrato sul risultato come quello di Capello che sconfisse in finale di Champions il Barcelona 4-0. La squadra che ha fatto del bel gioco la sua storia, allenato da chi? Dal successore di Michels, Johan Cruyff.

Torniamo ad oggi. La questione ora sembra aver ripreso la scia del progetto basato sulle proposte di gioco che premiano la spavalderia. I premiati di questa stagione infatti sono stati Gasperini e Fabregas, due scuole diverse, ma con un idea di gioco offensivo caro al criticante Lele Adani.

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Mentre il criticato Allegri, ad un punto di distanza dalla qualificazione in Champions League perde la bussola e chiude in malo modo la sua seconda esperienza al Milan.

Il commento dell’ex Inter non si fa mancare, sopratutto quando si parla di Allegri, e sono arrivate proprio nel programma che ha tolto il freno mano a lui e al suo collega Antonio Cassano, che non ha mai apprezzato il non gioco di Allegri, a Viva El Futbol:

“Catastrofe di Allegri per il tipo di campionato e per il margine che c’era. Io usai un termine, che qualcheduno me lo rinfacciava all’inizio: se non c’è evoluzione è il canto del cigno”.

“Se tu non fai questo quest’anno, dopo quello che hai fatto gli anni alla Juve, dopo il segnale che ti dà il calcio, dopo la fiducia che ti ha dato il Milan: o fai questo, o siamo al canto del cigno”.

“Quando era secondo in classifica mi rinfacciavano la frase ‘canto del cigno’, cosa che veramente si è rivelata. Allora, probabilmente avevo troppe speranze nel vedere quelle partite come lavoro rinnovato”.

“E allora sinceramente quelle speranze hanno offuscato la mia idea di crescita. Non era crescita, era casualità. La casualità si è manifestata tale, con una piccola differenza: qualche anno fa la casualità passava”.

“Casualità rivelata alla Juve e in questa ultima speranza da verificare con un calcio che ha preso il largo. Il calcio di proposta, di sviluppo di idee, di collettivo – ha proprio messo a nudo quella casualità, quella inadeguatezza”.

Dunque in questo caso si potrebbe dire che oggi abbia vinto l’idea di Adani?

Chi lo sa, il calcio è ciclico e quello di oggi premia la sfrontatezza delle nuove generazioni degli allenatori, che strizzano l’occhio a quel genio di allenatore che è Luis Enrique.

Chissà se tornerà prima o poi l’era del calcio monotono e basato sui risultati che nella prima metà della stagione ormai finita, aveva infervorito il tifo rossonero e premiato la squadra di Allegri.

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