Il Milan durante gli anni non si è contraddistinto per le grandi scelte sul mercato, sia a livello di cessioni sia sugli acquisti.
Spesso molti giocatori visionati dal Milan non hanno performato come ci si potesse immaginare, andando a venderli dopo neanche una stagione in rossonero. In altre occasioni il Milan ha ceduto a cuor troppo leggero giocatori che hanno fatto la differenza nel club a cui è stato venduto. Da Tonali al Newcastle, a De Ketelaere all’Atalanta, a Liberali con il Catanzaro, ora corteggiato da molte squadre di Serie A.
Una valutazione spesso troppo vaga su certi profili a cui bisogna dare tempo di inserirsi all’interno di un contesto complesso come quello del Milan. Cessioni che hanno influito molto sulle stagioni del Milan, come nel caso di Tonali, spina dorsale del centrocampo, dopo l’addio di Kessie. Centrocampista ivoriano che ha influito molto sulla vittoria dello scudetto del Milan tra rigori segnati e fisicità dominante.
Trasferimento arrivato a zero, dopo il mancato rinnovo, accasandosi al Barcelona. Squadra con cui vincerà un campionato, non da protagonista come accaduto al Milan. Un altro giocatore andato via a parametro zero che ha vinto una Champions League con la maglia del PSG è l’ex portiere rossonero Donnarumma. Sostituito degnamente da Maignan, ma che lascia un peso enorme il suo addio a parametro zero, non portando nulla nelle casse rossonere.
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Non è stato il primo caso di un addio a zero, poiché se ne sono andati altri due calciatori a parametro zero in quel periodo: il capitano Alessio Romagnoli, ed il fantasista ex numero 10 Calhanoglu. Una dinamica che negli ultimi anni si sta cercando di evitare, vendendo con largo anticipo i giocatori in scadenza, come accaduto con Theo Hernendez, ceduto al Al Hilal ad un anno dalla scadenza del suo contratto.
Quegli addii hanno fatto una grande differenza, sia in ambito economico finanziario, sia a livello progettuale. Perdere giocatori a zero è spesso e volentieri la scelta peggiore sul come lasciare andare i propri tesserati.
A parlare di questa dinamica è l’ex direttore sportivo rossonero Massimiliano Mirabelli, che è intervenuto così sul canale YouTube di Pallegatti:
“Si possono sbagliare i giocatori sicuramente, ma ci deve essere un metodo. I giocatori prima di comprarli bisogna vederli, e non una sola volta. Poi si sbaglia per carità. Dati e analisi?”
“La tecnologia va usata, è importante, ma l’occhio umano è fondamentale. Calhanoglu lo porto al Milan dopo un anno di inattività, lo seguivo al Leverkusen quando lavoravo per l’Inter”.
Poi incappò in quella storia del doppio tesseramento e venne squalificato. Non lo voleva più nessuno, era fuori dai radar. Non era facile in quel momento andare a prendere Calhanoglu e fargli indossare la maglia del Milan.
“Con tutto il rispetto non eravamo in una squadra… Non voglio fare nomi. Eravamo al Milan e non era scontato, ci voleva coraggio per fare quella scelta”.
“E credo che oggi Calhanoglu sia uno dei centrocampisti più importanti in Europa. Il dispiacere è che sia lui che Kessie il Milan li ha persi troppo velocemente e con leggerezza”.
“Ricordo che c’è stato un anno dove il Milan perse Calhanoglu, Kessie, Romagnoli, Donnarumma. Un patrimonio importante da dover difendere. A me è dispiaciuto tanto”.
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