EDITORIALE PRIMA PAGINA

Leao, un po’ Kvara o CDK?

“In nome del calcio italiano, visti numeri, atteggiamenti, scelte di campo opinabili, invito l’imputato Rafa Leao ad alzarsi davanti al tribunale del popolo“. L’incipit di un giudice in Tribunale non sarebbe molto diverso da quanto ipotizzato in apertura di questo editoriale. Ormai il percorso professionale del 10 portoghese al Milan sembra ripercorrere un destino molto simile concettualmente (non nella sostanza) a quello di Fabrizio Corona.

Gli errori passati sono fantasmi che si reincarnano in “reati” ogni qualvolta il mondo esterno percepisce atteggiamenti fuori dal convenzionale. Senza addentrarci nel giuridico, a Rafa non è concessa nessuna deroga all’umano errore. In un universo, quello del calcio, dove la sincerità si mastica e si sputa in nome di un Dio minore creatore di falsi battitori o baciatori di stemmi sulla maglia, comandati ad arte come burattini da prezzolati agenti, uno come Leao è fuori contesto.

I tifosi del Milan hanno passato estati intere a sorbirsi il concetto dell’incapacità e del danno, economico e sportivo, che i non rinnovi dei famosi tre moschettieri avrebbero arrecato al club. Mesi a dipingere scenari di un quarto addio a zero euro e invece… Vero senso di attaccamento, scelta progettuale a prescindere dal ritorno economico, responsabilità e leadership. Leo, con il suo contagioso sorriso, dimostra di essere diverso da tutti. Lo dimostra il fatto che un rinnovo, per nulla scontato, è passato come normale. Quando di normale non c’è nulla, esattamente come lui.

Ma andiamo al campo. MVP della serie A l’anno dello scudetto, ha migliorato i suoi numeri lo scorso anno in una stagione difficile trascinando il Milan in una insperata semifinale di Champions. Inizia la stagione esattamente come l’aveva lasciata. Tre gol gol in cinque partite, uno in una delle partite più brutte della storia recente del club. Quando non ha segnato è stato a dir poco esuberante e trascinatore in campo. Eppure un tacco, una gaffe dopo aver saltato tutta la difesa inglese compreso un suo compagno di squadra (Guroud), numeri da quattro o cinque giocatori al mondo, è stato sufficiente per riportare il tribunale del popolo al centro di Milanello.

Mbappè o Balotelli? Si è addirittura chiesto un noto quotidiano italiano che a distanza di qualche ora invita il mondo del calcio a preservare Kvaratskhelia in quanto patrimonio del calcio italiano e non solo. Sfugge la logica. C’è chi addirittura ha considerato il suo atteggiamento limitante per il Milan. A fare da risonanza anche i mugugni e commenti social di una piccola parte di tifo ingrato che non gode di buona memoria.

Risale a sei mesi fa (19 marzo scorso) l’ultima rete di Kvara. Eppure sul banco degli imputati ci è finito Leao che nello stesso lasso di tempo di gol ne ha fatti 10 con due prestazioni da fenomeno puro proprio a Napoli tra campionato e Champions. Non penso ci sia da aggiungere altro.

De Ketelaere? Charles è stato nella storia del Milan poco più che una meteora. Due gol nelle prime giornate sono bastate per catalogarlo già come rimpianto? Tempo al tempo; altri due gol e partirà il confronto con chi c’è. E indovinate di chi potremmo fare a meno?

“In nome del calcio italiano, visti numeri, atteggiamenti, scelte di campo opinabili, invito l’imputato…”. Quindi un un po’ Kvara o CDK?

“Alla luce dei fatti narrati, numeri, dati e situazioni, siamo sicuro che ad alzarsi per rimettersi al tribunale popolare debba essere Rafael Alexandre da Conceição, numero 10 dell’AC Milan? È tutto vostro onore”.

LEAO
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