Impossibile non notare qualcosa che è uguale nelle due facce di Kvaratskhelia e di Leao, qualcosa che si ripete e che sembra non poter finire mai e che sa distendersi per lunghe vallate e srotolarsi e arrotolarsi su sé stesso senza una fine e che, come sempre, che fa come una imprecisabile massa che si dilunga e che si avvolge per intero e che, allo stesso tempo, li rende così uguali e poveramente identificabili, Kvara e Leao, ed è davvero e profondamente tremendo, allora proprio lo è.
Così, d’altronde, Leao e Kvaratskhelia sono soltanto due facce, e questi sono i pensieri tipici di quando si cade nell’apatia e tutto è uguale. Sono idee nate dal sentimentone apatico che finge di appartenere ai beati appena ed ai prossimi grandi buddhisti dei nostri secoli. In realtà, però, non è così e l’apatia è l’emozione che capita semplicemente a quelli che abbracciano il motto che intorno ci sia solo male e dolore, e che tutto sia peggiore di tutto, ancora.
Ora c’è un’analogia poco forzata tra Leao e Kvaratskhelia, che si fa strada giù. E prosegue bene dopo che Kvaratskhelia (la fonte è il giornalista georgiano Dachi Tsurtumia) si è pronunciato per bene così, ieri: “È difficile trovare un uomo come Leao nel calcio. Quando non segnavo un gol da molto tempo e poi ho segnato, lui mi ha scritto e si è congratulato con me. Gli auguro tutto il meglio. Leao, come persona super”.
E ancora, la colata delle facce continua.
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Leao e Kvaratskhelia, così Milan e così Napoli e così vicini, al momento. I due più grandi esterni offensivi della Serie A dentro un momento talmente simile che non li lascia in pace. Loro, tutti e due, a fare i capri espiatori, a reggere i reparti, a stare in solitudine al centro della fascia. A non funzionare abbastanza per tante volte, a essere partiti con un rendimento che non è abbastanza in stagione, a far credere che siano in ripresa dopo qualche spunto migliore, recente. Che male.
Ad essere parte della nobiltà societaria degli ultimi campionati, di Milan e di Napoli, ed a vedere i propri meccanismi di squadra scarichi, ora. A vedere l’Inter che scala e con lei la Juventus poco dietro, sopra. A prendersi più fali che altro, adesso, lasciati a loro stessi. E oggi Kvaratskhelia sorride meno ed è nervoso, e c’è Leao che ultimamente non sorrideva proprio più in campo, quante coincidenze.
Leao e Kvaratskhelia, Kvaratskhelia e Leao. A sentire tutte le critiche ai propri allenatori, a ringraziarsi tra di loro ed a darsi i meriti a vicenda oggi, a fare i conti con delle squadre che li lasciano staccati in campo a grattarsi le croste, forse una sola.
Leao e Kvaratskhelia, un cognome troppo lungo e uno troppo corto, si incrociano nelle facce e ne esce una sola, forse è una pastiera e forse una charlotte, o forse è portoghese o georgiano e viceversa di tutto. Non si capisce più niente tra Leao e Kvaratskhelia, si soffoca, ma che succede, è un body horror.
Sembra che vogliano essere uno soltanto, una lunga vita: guarda, come si unifica la nuova carne.

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