Geoffrey Moncada, direttore dell’area tecnica del Milan, si è raccontato ai microfoni del club. Le parole sul suo approdo a Milano, sull’organizzazione tecnica del Milan, sul futuro e tanto altro ancora.
“Di quale scoperta vado più fiero? Bakayoko, Mendy e altri francesi. Eravamo fieri, abbiamo vinto il campionato, giocato la semifinale di Champions contro la Juve. Questo gruppo era così cresciuto in tre anni, giocatori stranieri come Bernardo Silva, Lemar, Tielemans, Martial. Era molto interessante.”
“Giocatori che mi avevano deluso e poi si sono rivelati ottimi? C’è un bell’esempio che ora gioca nel Milan e si chiama Ismael Bennacer. Lui ha cominciato in un piccolo club, vicino a Monaco, e siamo andati a vederlo tante volte. C’era piaciuto tanto e l’abbiamo seguito, poi è andato all’Arsenal dove non ha giocato. È tornato in Italia dove è cresciuto tantissimo ed è diventato molto forte. Lui è un esempio del fatto che dobbiamo sempre lavorare di più, che dobbiamo lasciare del tempo ai ragazzi e fargli fare gli step ogni anno.”
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“La chiamata del Milan? Era l’estate in cui è arrivata Elliott, mi hanno chiamato ad agosto per fare il lavoro di capo scout. Ho fatto 3 meeting e poi sono arrivato a dicembre. Da agosto a dicembre ho lavorato al Monaco ma pensavo al Milan…per me la scelta era già fatta. Ho dovuto parlare con loro e spiegare, hanno capito ma non era facile. Era un po’ da creare, un progetto molto interessante.”
“Cambiamento Monaco-Milano? Sul piano lavorativo era molto diverso, qui c’è molta più pressione e una tifoseria molto più importante. Rispetto alla Francia, in Italia c’è molta più passione nel calcio. Tutti parlano di calcio, a Monaco nessuno parla di calcio. Parlano di altre cose, macchine o ristoranti – ha detto Moncada. Ho visto subito che dovevamo lavorare bene e trovare i giocatori giusti. Creare un processo di lavoro che a Monaco era più facile.”
“Come siamo organizzati al Milan? Una parte dello scouting in Italia, ma è importante anche avere dello scouting straniero perché hanno un’altra visione. Noi non possiamo sempre viaggiare. Il mio ruolo è quello del direttore tecnico, abbiamo tutti un database con report. Dopo avere fatto i lavori di osservazione io parlo direttamente con lo staff e con il mister Pioli, così possiamo dire: ‘Questo terzino è interessante’, abbiamo fatto così in estate. Abbiamo lavorato su un profilo di giocatori forti, veloci e potenti. Dipende dal mercato, dal budget e dalle soluzioni. Insieme al mister vogliamo avere la stessa squadra.”
“Come convinciamo un giocatore? Dovete sapere che c’è una concorrenza incredibile adesso. Siamo più o meno sugli stessi giocatori. Secondo me devi vedere un giocatore almeno 4 volte, due partite in casa e due fuori. Dobbiamo sapere anche degli infortuni, mentalità, la famiglia. Un giocatore vuole sapere come funziona il mondo Milan. Io penso che siamo in una bella città, un bel paese e io propongo questo al giocatore. Io dico al giocatore: ‘Se vieni a Milano, sappi che non c’è solo il calcio’. Loro capiscono bene.”
“I dati ti aiutano a trovare i giocatori che non conosciamo ma è importante vederlo di presenza. Dobbiamo avere un bel profilo che corre tanto ed è solido. Poi la mentalità e come parla. Dobbiamo creare una cultura insieme nella squadra. La cosa importante è il Milan, non lui. Non vogliamo chi si crede una star, ma un gruppo con tanti profili diversi”, ha dichiarato Moncada,
“Leao? Ero scout a Monaco e ho fatto un piano sul Portogallo. C’era una partita della Primavera dello Sporting, bisognava andare sul campo. Vedevo un numero 10 alto, veloce che era Rafael Leao, un giocatore con un talento incredibile. L’abbiamo seguito, però non ha fatto sempre bene. A volte non giocava, era difficile seguirlo bene. Lo step per me è la Youth League, quando fai bene li farai una grande carriera e Rafa lo aveva fatto. Tutto il mondo dello scouting lo ha visto. Ora gioca bene con noi e sono contento.”
“Milanello? Io faccio gli allenamenti la mattina per farmi sentire vicino al mister, è importante parlare con i giocatori per capire un po’ come sono, parlare della famiglia, della salute e della partita. Sono sempre aperto con loro per capire cosa possiamo sviluppare. È importante parlare insieme. Anche con Giorgio Furlani che mi aiuta tanto e mi lascia tanto spazio. Vuole capire se un giocatore si sente bene a Milano. Non possiamo essere tristi qui a Milano.”
“Una stagione è lunga, serve calma e dobbiamo lavorare. Ci sono tanti ostacoli: problemi o infortuni. Quando vinciamo dobbiamo farlo avendo rispetto di tutti, bisogna giocare bene fino alla fine della stagione con calma.”
“Futuro Milan? L’idea è creare un gruppo di giocatori forti che lavorano su 3-4 anni. Abbiamo bisogno anche di un’accademia che porta giocatori italiani. Questo è importante, però un progetto si fa su 2-3 anni. In questo modo si vince. Adesso abbiamo cambiato tanto, la prossima estate cambieremo altri 2-3 giocatori o di più però abbiamo già una base. Vogliamo vincere subito, ma c’è bisogno di un piano per portare giocatori forti.”
“Persone che sento di ringraziare? Ci sono tante persone. A Monaco ho avuto tanti direttori, da Piccini a Campos che ora è al Psg. Loro sono più da scouting. Tutti i dipartimenti devono essere importanti, c’è da lavorare ancora”, ha concluso Moncada.
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