La Commedia dell’arte è una forma di Teatro che ha come caratteristica principale la caratterizzazione dei personaggi. Generalmente gli attori erano soliti partire da uno scarno canovaccio per poi far vivere la scena grazie all’improvvisazione. Oppure personaggi con caratteristiche stereotipate e fisse riconosciute dal tempo e dalla storia sotto il nome di “maschere”.
Da mesi, forse anche anni, il mondo calcistico milanese si confronta su progetti futuri con una platea politica che entrerebbe di diritto nel mondo del teatro goldoniano. Il riferimento è al percorso dialettico sul nuovo stadio. Mi perdonerete se oggi il focus non sarà il campo ma l’argomento stadio contiene tutto ciò che concerne la crescita futura dell’AC Milan di Milano dalla ricchezza del brand alla naturale ricaduta sulla crescita tecnica della squadra.
Però veniamo agli attori di questa Commedia dell’arte 2.0. In principio fu Carlo Monguzzi, capogruppo dei Verdi al Comune di Milano. Il suo ideale di una città green va oltre il naturale sviluppo di territorio da sempre simbolo della modernità con sguardo al futuro, moda, tecnologia e affari. È la Milano di CityLife, Bosco Verticale, Navigli Life, progetti che fanno del capoluogo lombardo vetrina sul mondo. Ma no, il calcio no! Solo tutto ciò ruota intorno ad un pallone, in barba alla passione “becera e volgare” di milioni di persone, è oggetto di attenzioni “eco – sociali” rilevanti. Con tanto di irrisione non proprio confacente ad un amministratore di una delle città più importanti d’Europa:
“Questa è la nuova idea del Milan. Costruire lo stadio nell’area San Francesco di San Donato. Sempre aree coperte di verde e prati. Sempre consumo di suolo. Tanto il fondo finanziario vuol solo speculare. Beppe mandali a quel paese, e speriamo che il sindaco di San Donato faccia altrettanto”. Ed ecco entra “in scena Beppe”, il Sindaco Sala. La cronistoria delle sue dichiarazioni sullo stadio sono il canovaccio di una commedia perfetta.
“Io personalmente ritengo che sia un errore clamoroso per le società non fare lo stadio a Milano”. Benissimo Sindaco però gli auspici supportati da “No a prescindere” rappresentano il più classico degli ossimori. Poi si è passati ad una sorta di snobismo. Alle prime voci su uno stadio a San Donato Milanese, il Sindaco Sala si è affrettato a dichiarare:
“Credo che uno stadio fuori città sia ingestibile. Io non voglio fare il paladino delle squadre ma voglio essere pragmatico, se volete che lo stadio non venga fatto ditelo ma secondo me non è la soluzione giusta per Milano. Non avete fatto una proposta sensata in due anni e mezzo, se l’avete qualcuno si alzi in piedi ora e dica che c’è una proposta e che venga condivisa dalle società. Io non l’ho sentita in due anni e mezzo”. Il tutto ignorando che il Milan di li a poche settimane avrebbe compiuto un passo decisivo acquistando il 90% della Sportlifecity SRL.
L’attore, ad un certo punto della commedia, mette in scena la parte più intima, introspettiva. Esercizio dal quale non si è tirato indietro il Sindaco: “Non voglio considerare questa partita finita”. Eppure il match ball l’ha messo a segno il Sindaco Squeri di San Donato Milanese quando lo scorso mercoledì 24 gennaio ha certificato con la sua Giunta la variante urbanistica per l’area San Francesco dove dovrebbe essere realizzato il futuro Stadio del Milan: “Il Milan vorrebbe il nuovo stadio pronto per il 2028″.
Un appuntamento storico verso un futuro di altissimo livello che fonderà le sue radici in uno stadio avveniristico di 70mila spettatori. E di fronte alla realtà, “l’attore” si scaglia con veemenza, “nudo” davanti al suo pubblico:
“Giudicare il lavoro degli altri è sempre qualcosa che non va bene quindi io non voglio giudicare il lavoro del sindaco di San Donato. Mi è parso un po’ sgradevole. Detto ciò io l’ho ricevuto con estrema cordialità. Però se la mette così basta che poi non venga a chiedere aiuto”. Forse il giusto epilogo di una gestione cieca e prevenuta. Avanti San Donato!
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