Il Milan sbaglia sempre la partita della svolta, la più importante. La scorsa stagione ci si è abituati a vedere una squadra discontinua, e quest’anno la musica non sembra cambiata. I rossoneri vanificano quanto messo in mostra a Madrid e commettono un enorme passo indietro. Inaccettabile prendere tre gol in questo modo, inaccettabile vincere soltanto 6 duelli aerei su 26 e subire l’avanzata del Cagliari fino alla fine. Il pareggio dei sardi condanna gli uomini di Fonseca al 7 posto, con le preoccupazioni che crescono a dismisura.

Il Milan adesso ha delle consapevolezze in più. Andiamo per gradi, il Diavolo ha una squadra europea, costruita per caratteristiche per dominare, creare spazi e sfruttarli con i velocisti. L’ex Lille è stato acquistato per questo, fu lo stesso Ibra a dichiararlo. Probabilmente i tifosi potranno vivere emozioni forti come quella di Madrid, ma in campionato, contro le squadre più chiuse, i rossoneri fanno molta fatica.
La partita di ieri sera evidenzia due aspetti importanti: Rafael Leao è tornato a fare il Leao, l’approccio di Fonseca è risultato essere decisivo da questo punto di vista. Il portoghese ha spiegato in conferenza stampa il cambia di strategia e di atteggiamento avuto nei suoi confronti. Le esclusioni dal primo minuto lo hanno portato a dare di più, a volersi riconquistare la fiducia del tecnico. Il secondo aspetto è sicuramente la fase difensiva. Il Milan subisce grossomodo gli stessi gol. Sulle fasce fa molta fatica e gli errori dei singoli sono sempre più evidenti. La coperta corta non aiuta di certo, ma il tecnico rossonero deve trovare delle contromisure.
Se da un punto di vista offensivo la squadra è riuscita a fare dei progressi, in fase difensiva il Milan non sembra essere cresciuto. È tempo di bilanci e novembre è un giudice che non fa sconti. Bisogna invertire la rotta, sia a livello di strategia difensiva che mentale, soprattutto mentale. La corsa allo scudetto si allontana, così come la Champions League, obiettivo che resta alla portata di una rosa costruita per giocarsela con tutte. La società deve osservare e intervenire dove serve.
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