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Caso Ultrà, la situazione si fa delicata: Beretta mette al muro la società nerazzurra

Marotta

Arrivano importanti, e pesanti, aggiornamenti sul caso che coinvolge le due curve di Milano, in particolar modo il mondo nerazzurro. Il caos è stato dato vita da Andrea Beretta, capo ultrà dell’Inter, artefice dell’omicidio di Antonio Bellocco, anche lui ultrà del Biscione nonché rampollo di ‘ndragheta. A seguito dell’arresto il 49enne è diventato collaboratore di giustizia e, nel corso degli interrogatori, come scrive Il Giorno, ha rivelato diverse verità sul tifo organizzato, mettendo al muro l’intera società interista.

Vi siete mai chiesti come si finanziavano gli ultrà? Se la risposta è sì a rispondere alla domanda ci ha pensato lo stesso Beretta: il giornalino della curva, abbonamenti rivenduti a prezzi raddoppiati, servizio di sicurezza anti venditori abusivi. Ma non finisce qui, controllo sui parcheggi e creste sulle trasferte, tutte “attività” che facevano finire nelle tasche dei capi 5-6 mila euro al mese, a testa. Il guadagno ottenuto da un singolo match poteva arrivare a 10 mila euro.

Con la finale di Champions League nel 2023, ai capi ultrà sono entrati 90 mila euro a testa e un biglietto per assistere al big match contro il Manchester City veniva rivenduto a 800/900 euro, “Un ricarico della madonna”, così definito da Beretta. Il fattore a mettere al muro l’intera società? La conoscenza. Tutti sapevano la verità, dalla società al responsabile dei rapporti con i tifosi.

COM’È ENTRATO BELLOCCO NEL GIRO ULTRÀ?

Beretta nel corso dell’interrogatorio, come si legge nelle colonne del quotidiano, ha spiegato com’è nato il suo rapporto con Bellocco: “Marco Ferdico mi disse ‘È meglio che lo teniamo con noi così, quando si presenta qualche famiglia (mafiosa) se ne occupa lui’. Bellocco ci aveva visto lungo, voleva entrare con noi, così iniziai ad agevolarlo per venire a Milano. Gli trovai una casa a Pioltello e gli davo 2 mila euro al mese, ma non eravamo ancora a un livello di macinamento di lavoro, di merchandising e guadagno forte”.

Beretta ha successivamente continuato: “Quando questi soldi sono iniziati ad entrare e io ho smesso di darglieli e lui si è molto incazzato. Ferdico fece assumere Bellocco alla cooperativa del Puma. Non è il vero nome, l’ho sempre chiamata così. Fa parte dei Viking. Era però un’assunzione fittizia. I soldi glieli davo io, non il Puma. Gli ho pure comprato una casa tramite un’agenzia amica”.