L’ex attaccante francese Christophe Dugarry è tornato a parlare della sua esperienza al Milan, e lo ha fatto con parole cariche di emozione e nostalgia. In una lunga intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, l’ex campione del mondo ha ripercorso i suoi mesi in rossonero, definendoli tra i più intensi della sua carriera.
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“È stato un anno bellissimo, anche se molto competitivo”, ha raccontato. “Giocavo in una squadra piena di fuoriclasse: c’erano Baggio, Savicevic, Weah, Simone… ma nonostante la concorrenza, Sacchi mi faceva giocare. Avevo la fiducia del mister e stavo crescendo”. Eppure, la scelta di lasciare il club al termine della stagione avrebbe segnato in modo profondo il suo percorso professionale: “Avrei dovuto restare, soprattutto perché Capello – che sarebbe tornato l’anno successivo – contava su di me. Lasciare il Milan è il più grande rimpianto della mia carriera. Il calcio italiano e la sua mentalità erano molto più vicini al mio modo di essere”, ha ammesso con sincerità.
Il flop a Barcellona e le incomprensioni con Van Gaal
Dugarry ha poi parlato del suo trasferimento al Barcellona, che si rivelò tutt’altro che felice: “Van Gaal mi aveva detto che mi avrebbe affiancato a Ronaldo, il brasiliano. Invece finii per giocare da regista, completamente fuori ruolo. Una delusione enorme”.
Lo scontro con Sebastiano Rossi e la tensione nello spogliatoio
Tra i momenti meno edificanti della sua avventura milanista, Dugarry ha ricordato anche un litigio acceso con Sebastiano Rossi: “Una questione di campo. Ero giovane, volevo dimostrare il mio valore, ma avrei dovuto gestire meglio la situazione. L’atmosfera era tesa, i risultati non arrivavano e i nervi erano a fior di pelle. Comunque niente a confronto con le vere risse vissute negli spogliatoi del Bordeaux”.

Una squadra da sogno: i compagni che lo hanno segnato
Quando gli viene chiesto chi lo abbia impressionato di più, Dugarry non ha dubbi: “Baggio era fenomenale. Ma erano eccezionali anche Boban, Baresi, Albertini, Savicevic. Con Maldini e Costacurta avevo una grande intesa. Al Milan imparavo qualcosa ogni giorno. Era una squadra galattica”.
Parole che raccontano non solo il rimpianto di una scelta sbagliata, ma anche l’incanto vissuto in una delle squadre più leggendarie della storia del calcio.
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