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AMARCORD – Milan-Torino: quando i rossoneri giocarono a tennis!

milan torino

“Buongiorno mamma, non preparare a pranzo per me, mangio un panino fuori dallo Stadio”. Si aprì così quella classica domenica di una famiglia italiana, dove non ci si può riunire tutti davanti a una tavola. Il richiamo del rito pagano del Dio Pallone è troppo più forte, ed io alle partite del mio Milan a San Siro – qualsiasi sia l’avversario o la competizione – non so proprio rinunciare.

Il 6 ottobre 2002 il Milan gioca contro il Torino alle ore 15.00, una domenica con un piacevole sole autunnale. Seleziono gli abiti da stadio d’ordinanza, ovviamente solo quelli che hanno portato fortuna le volte precedenti. Prendo la mia Punto direzione Stadio, dove tra poco i miei eroi con la maglia rossonera correranno per il campo. Di eroi leggendari quel Milan ne aveva parecchi, dopo una campagna acquisti che portò a Milanello campionissimi del calibro di Seedorf, Rivaldo e Nesta, oltre a gregari di lusso come Simic e Tomasson.

La stagione era partita col piglio giusto: tre vittorie e un pareggio in campionato. Ma soprattutto tre vittorie su tre in Champions, figlie di un nuovo modulo trovato per esigenze di rosa e di infortuni da Mister Carlo Ancelotti, L’Albero di Natale. Un modulo tutto possesso palla, qualità e verticalizzazioni per un unico finalizzatore super Pippo Inzaghi, 10 gol in 6 partite il suo score senza contare i 2 dei preliminari contro lo Slovan Liberec.

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Un’ora al fischio dell’arbitro Trefoloni, e il Milanologo in versione solitaria si sta dirigendo verso lo Stadio. Imbocca lo svincolo autostradale di Viale Certosa, tra poco comincerà a intravedere San Siro in lontananza, emozionandosi come sempre. Sul più bello, però, a circa 5 chilometri dall’arrivo, la macchina comincia a singhiozzare. Dapprima piano poi sempre più insistentemente fino a spegnersi definitivamente. Vani i tentativi di rianimarla. La cinghia di distribuzione mi aveva abbandonato, ma la mia preoccupazione non è la macchina, ma che tra poco inizia il mio Milan. 

Una persona normale avrebbe chiamato il soccorso stradale per farsi aiutare, ma i tempi d’attesa volevano dire perdere il match, non esserci non era contemplato nel vocabolario del Milanologo. Decido di spingere a mano l’auto con l’aiuto di un caritatevole passante, lasciando la vettura in uno spiazzo. Mancano solo 25 minuti al fischio d’inizio.

Corri, Ale. Corri! Come il più celebre Forrest Gump, iniziai una corsa contro il tempo di 4 chilometri e mezzo ed arrivai finalmente allo Stadio con la partita iniziata da 2 minuti.

Albero di Natale confermato: Serginho, Rui Costa e Inzaghi gli interpreti più offensivi, sorretto da un centrocampo con il solo Gattuso a fare legna, mentre a Pirlo e Seedorf il compito di nascondere la palla agli avversari. In effetti la palla i granata la videro pochino: Pirlo su rigore al 21° sblocca il risultato; Inzaghi e Serginho lo rendono rotondo già alla fine della prima frazione. Il secondo tempo è pura accademia, ma non si era fatto conto sulla fame bulimica di gol di SuperPippo che ne piazza altri due, che aggiunti all’autorete di Fattori fanno sei. Gioco partita incontro Milan 6 Torino 0 come a Wimbledon.

Tornai a casa in treno ringalluzzito per lo splendido spettacolo che il mio Milan mi aveva offerto. E la macchina? La mia Punto venne caricata da un Carroattrezzi del Comune di Milano perchè lasciata in sosta vietata. Quella partita costò al Milanologo tra Meccanico, Multa, Carroattrezzi e Deposito circa 1.500 euro quasi un abbonamento in Tribuna Rossa dei tempi. Chissenefrega il mio Milan aveva vinto 6 0. 

Domani mi accontenterei anche di un brutto e striminzito uno a zero, altro che alberi di Natale, 3 5 2 e pedalare. Come cambiano i tempi… Una cosa però è certa quel Milan Torino del 2002 non me lo scorderò mai.

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