Il noto giornalista di Sky Sport, Peppe Di Stefano, è intervenuto nel consueto appuntamento di ‘A telefono con’, rubrica esclusiva di AllMilan.it ogni martedì su tutte le piattaforme. Tra i temi toccati, non può che esserci la vittoria nel derby della Madonnina e i segreti che hanno contribuito a quel successo. Queste le parole di Peppe Di Stefano:
C’è stato un episodio che ha fatto scattare al Milan, a Fonseca, una scintilla per giocare quella partita che ha giocato domenica sera?
“Sono successi un po’ di episodi. È successo che il giorno dopo la partita, si sono chiusi per un’ora e mezza nello spogliatoio e hanno parlato. C’è stato un confronto chiaro, onesto e schietto tra le parti. La seconda cosa è che Ibra ha cambiato totalmente ritmo ed è stato molto più dirigente di altre volte nella presenza a Milanello. Terza cosa, i giocatori hanno preso di buon grado questo mettersi a disposizione di Fonseca anche nel cambio tattico perché il Milan ha giocato con due punte. Reijnders un po’ più basso come ha detto di saper giocare. C’era una voglia maggiore. Quarta cosa, quella grigliata di venerdì a Milanello voluta da Fonseca. Sembrava impossibile venerdì, nella nostra testa c’era un clima pessimo, invece ha lavorato e ha chiesto alla società di organizzare questa grigliata”.
“C’era un clima diverso. Il Milan – prosegue Di Stefano – ha costruito una vittoria bella non perché ha fatto una partita tipo Milan-Paris Saint-Germain chiusa in difesa, il Milan ha giocato bene a calcio. È stata una vittoria meritata. Se il Milan non avesse vinto, sarebbe stato un risultato evidentemente ingiusto. Non è una vittoria casuale, era quella scintilla che mancava. Le partenze di Fonseca negli anni tra Lille, Shakthar e anche alla Roma non sono mai state semplici, sono state sempre a rilento, però ieri è successo qualcosa. 100 minuti non sono una coincidenza se tu giochi in quel modo, e il Milan ha messo in crisi l’impianto dell’Inter. Quindi bravo Fonseca, con molta umiltà si pone nei nostri confronti anche con noi giornalisti, nei confronti dei tifosi, ed è la sua vittoria. L’abbiamo giustamente e aspramente criticato in queste settimane, e oggi va elogiato”.
“Secondo me, la partita di ieri (domenica ndr.) ha dato benzina. Io ho visto in queste ore postare sui social Theo che non lo faceva da tempo, correre Leao nel secondo tempo perché si accorto che correva l’ultimo dei giocatori in panchina. Ho visto i giocatori entrare, nessuno ha sbagliato neanche un secondo della partita, neanche Loftus-Cheek che era il grande escluso. Ho visto Pavlovic esultare al gol come se avesse fatto gol lui. Per me è cambiata la stagione del Milan. Mi sbaglierò e poi col Lecce, il Milan ritorna nuovamente alla riagressione. Secondo me, il Milan ha intrapreso una strada, io non so se poi è quella giusta, non giusta, ma non poteva essere il Milan vero quello delle prime cinque partite tra campionato e Champions League. Questo è un Milan che può vincere, può perdere, per me ha un’idea di calcio. Ieri è andata molto bene”.
“Il Milan è una squadra molto buona, non so se è forte, fortissima, se può arrivare prima, seconda, terza o quarta. Il campionato va ad andatura lenta e questo ti permette di essere a pari punti dell’Inter, a meno 1 dalla Juve, a meno 2 dal Napoli e meno 3 dal Torino. Nel massimo rispetto, per me Torino, Udinese, Empoli alla lunga un po’ scivoleranno lungo la classifica, quindi devi fare una corsa sempre su Inter, Juventus. Attenzione all’Atalanta perché quest’anno fa molto sul serio. Insomma, è stata trovata la quadra, un equilibrio”, ha dichiarato Di Stefano.
Questa vittoria può non essere figlia della partita perfetta, ma la prosecuzione di un lavoro che inizia a raccogliere i suoi frutti?
“Io penso che il Milan, in allenamento, si allenava così già prima, ma non riusciva a farlo in partita. La partita vera, quella della vita, il Milan l’ha fatta col Paris Saint-Germain. Quella partita, il Milan poteva vincerla, ma anche perderla. Devi fare un gol su rovesciata. Io di quella partita ricordo due grandi occasioni del Milan: il gol di Leao e il gol di Giroud. Ricordo tanta resistenza difensiva. Nella partita di domenica, il Milan ha rischiato di fare 5 o 6 gol, subirne 1 o 2 al massimo. Bravo Maignan in occasione con Thuram”.
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Peppe Di Stefano ci ha tenuto a fare un confronto tra quella che secondo lui è stata la partita perfetta e la vittoria nel derby: “Il Milan ha sofferto molto meno domenica di quella partita e ha vinto con maggior merito la partita di domenica che era ambientalmene complicatissima: giocava in casa dell’Inter; hai fatto solo 5 punti nelle prime quattro di campionato; giochi contro l’Inter che ti ha battuto 6 volte di fila. L’Inter è una delle squadre più forti che ci sono in Europa, sicuramente la più forte in Italia. Era complicatissimo. In più vai lì con una formazione super offensiva, li hai messi in crisi. La partita di domenica, non solo dà certezza al Milan, ma toglie le certezze alle altre squadre, Inter in testa”.
“Adesso il Milan è una seria squadra che può ambire alla zona alta di classifica. Chi segue e tifa il Milan, aveva l’autentica paura che il Milan potesse floppare, arrivare nono, decimo, ottavo, fare come il Napoli. Evidentemente aveva ragione Fonseca, noi non assistiamo agli allenamenti, e gli allenamenti dicevano quello che abbiamo visto in campo. Non mi è sembrato un Milan straordinario, ma un Milan ordinario. Nessuno ha fatto una partita da 10 in pagella, tutti hanno giocato da 7, 7.5. Non ricordo un giocatore che ha fatto una partita più importante di altri. Vuol dire che evidentemente è andato il collettivo. Io ero convinto col Liverpool ci fosse una partita d’orgoglio – ribadisce Di Stefano – e non c’è stata, perché probabilmente cercavano quei meccanismi di campo che hanno trovato ieri e non avevano trovato martedì”.
“Se fosse finita 1-1, avremmo tutti detto che il Milan si è ripreso, c’è un po’ di delusione per il pareggio, ma il tifoso del Milan medio avrebbe firmato per un pareggio prima della partita. All’80’, io e i miei colleghi, dicevamo: ‘Il Milan merita la vittoria’, ma l’ho detto in maniera spontanea, non in maniera maliziosa. Era vero. Il Milan ha sorpreso l’Inter con due punte, il Milan ha sorpreso l’Inter in mezzo al campo, il Milan ha coperto bene le fasce. Attenzione, che l’Inter è una squadra forte: se guardate il gol di Dimarco, c’è Lautaro Martinez che fa dei movimenti straordinari. La, se non c’era Maignan, Thuram faceva gol di sicuro. Quindi molto bene il Milan ieri”, ha detto Di Stefano.
Se il risultato nel derby fosse stato negativo, ci sarebbe stata la reale possibilità che il Milan prendesse una decisione comunque dura e mandasse via Fonseca dopo la partita di domenica?
“Se il Milan avesse perso giocando come ha giocato domenica no, neanche una. Infatti, al 70′, ci siamo guardati con i colleghi e io ho detto: ‘Se anche ora il Milan perde la partita, non cambiano mai’. Come fai a cambiare un allenatore che fa esprimere la squadra in quel tipo di gioco. Se il Milan avesse dal primo minuto fatto male, sì. Se la squadra ha dimostrato che non solo ha vinto, non solo sa giocare bene, ma sa seguire le idee dell’allenatore, perché ieri è stato un Milan diverso rispetto al passato: non so se più bello o meno bello, se più tecnico o più dominante. Domenica è stato un Milan diverso, quindi i giocatori in campo avevano le idee del nuovo allenatore”.
Sull’abbraccio di Morata ed Emerson Royal con Fonseca nell’esultanza del gol di Gabbia, Di Stefano si è espresso così:
“Evidentemente c’era un po’ di tristezza. Quando ci sono i grandi risultati, i problemi passano in secondo piano. Ieri, in un secondo, in quell’abbraccio sono stati cancellati cooling break, errori difensivi, Theo Hernandez in panchina per due partite nelle prime tre, tutto quello che potremmo mettere sul tavolo. Oggi si parla di quanto è stato bello quell’abbraccio finale che evidentemente poi, chiude dei cerchi. Se la squadra avesse voluto per assurdo far fuori l’allenatore, c’erano tante possibilità: parlare con la società, che ha già parlato con i giocatori e i giocatori hanno detto che sono dalla parte del mister. Tu sei Theo Hernandez, tu sei Leao, tu sei Maignan, tu sei Tomori e avevi un classifica brutta, giocavi proprio male prima. Oggi hai riequilibrato tutto”.
Il Milan può e deve ripartire da Gabbia, visto che si denota anche spesso la mancanza di italiani nel team rossonero più che in altre squadre? Può anche la Nazionale azzurra anche cominciare a guardare di più verso Matteo Gabbia?
“Io penso che l’ascesa di Matteo Gabbia sia partita non oggi, ma il 1 gennaio quando è tornato al Milan. Matteo Gabbia è un bravo ragazzo. Matteo Gabbia era un giocatore fino a un anno fa: va al Villarreal probabilmente perché al Milan non c’era spazio. In realtà lui gioca poco lì, fa sette partite, ma probabilmente raccoglie la consapevolezza di essere un calciatore. Torna al Milan e da gennaio è stato il miglior difensore. Siccome Matteo è un bravo ragazzo, non dice mai una parola fuori posto, non ha uno stipendio da 3 milioni di euro, parte dalla panchina, non se la prende con gli allenatori che non lo fanno giocare. Matteo ha avuto una trasformazione fisica, è un giocatore più imponente anche dal punto di vista atletico, e poi sa cos’è il Milan. Non sarà Nesta, non sarà Maldini, ma è un giocatore con la sua identità”.
“Secondo me, Fonseca ruoterà tutto l’anno, non ci sarà una coppia titolare. Secondo me è la cosa migliore perché ieri l’Inter ti ha dimostrato che per fare tre partite in sette giorni, puoi avere tutta la forza mentale che hai, però poi il fisico poi non regge. Il Milan, che ha cambiato tre giocatori dalla scorsa partita dove aveva giocato anche male, ha avuto energie fisiche e mentali per vincerla. Gabbia, secondo me, in questa rosa del Milan, ci sta molto bene. In Nazionale, adesso l’Italia gioca a 3 e non vedo perché non debba esserci spazio per lui. In Italia abbiamo una grande difesa: Bastoni è un giocatore fortissimo; Calafiori è un giocatore fortissimo; Gatti ha dimostrato di essere il capitano della Juve ed è un giocatore fisicamente molto forte. Ci sta benissimo Matteo in questo bouquet di nomi”, ha concluso Di Stefano.
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