Le nostre sensazioni verso alcuni giocatori vengono influenzate anche dalle voci che accompagnano i 90 minuti, e questo accade anche con il Milan.
A parlare ai nostri microfoni in esclusiva è il giornalista e telecronista di Dazn, Riccardo Mancini:
Fare le telecronache dallo stadio ti aiuta a inquadrare meglio ogni squadra, sei curioso di poterlo fare con il Milan in una delle prossime uscite?
“Sono molto incuriosito dal Milan perché in queste prime due partite abbiamo visto qualche spunto, ma potenzialmente per me Amorim è un allenatore che in Italia può fare molto bene. Lo ricordo in Portogallo, a Manchester. Forse non ha ancora espresso totalmente il suo potenziale però già dai primi segnali secondo me promette bene”.
“Può regalare un calcio che al Milan non vedono da un po’ di tempo, sicuramente non l’hanno visto l’anno scorso. Eh quindi sì eh allo stadio soprattutto poi chiaramente in postazione commento si percepiscono cose che magari in televisione non si vedono”.
Tu hai già visto e commentato il Milan con Pulisic molto centrale nella trequarti e Chukwueze alto sulla destra (Milan – Udinese 1-0), credi che con Amorim entrambi possano risultare dei giocatori chiave nel suo gioco?
“Su Pulisic sfondi una porta aperta. Per me Pulisic quando sta bene ovviamente deve giocare sempre.
Che sia centrale o che parta un po’ più largo, i suoi anni migliori o comunque gli anni in cui lui è esploso al Chelsea io andavo lì e lo commentavo dal vivo e me lo ricordo”.

“Lui giocava trequartista alle spalle di una punta quindi con due trequartisti in un 3-4-2-1 ed era devastante.
Quindi eh ovviamente quel ruolo lo sa fare molto bene È giocatore imprevedibile a patto che però chiaramente stia bene. Credo che la seconda parte di campionato non sia e non debba essere indicativa per quello che è il valore di un giocatore così”.
“Pulisic è un giocatore che secondo me sposta tantissimo gli equilibri in serie A, ha senso del gol che lo ha maturato nel corso degli anni. L’importante secondo me è che stia bene. Per me nella seconda parte dello scorso campionato ha pagato una condizione fisica non ideale, una serenità che evidentemente non c’era e però giocatore che può fare eh ancora delle cose straordinarie”.
“Su Chukwueze mi tengo qualche dubbio però vedendo questo primo approccio e siamo comunque soltanto alla seconda di campionato, può diventare un giocatore funzionale. Io userei questo aggettivo per questo giocatore che si è adattato anche nel corso degli anni a saper fare magari l’esterno a tutta fascia”.
“Perché è uno che si impegna è uno che si sacrifica. Quando serve è uno che ha anche qualche dote interessante. Magari non sarà titolarissimo però può essere un giocatore assolutamente funzionale”.
Qualche mese fa tu definisti il Milan, dopo la partita persa 3-0 sempre contro l’Udinese, senza un vero e proprio piano B. Credi che questo Milan, con le dovute differenze, si possa muovere meglio quando le cose andranno male?
“Il campo l’anno scorso ci ha raccontato che il Milan non aveva quasi mai un piano B. Un’alternativa magari un po’ più offensiva, dei giocatori pronti magari ad assaltare l’avversario quando si stava pareggiando, o si stava perdendo addirittura”.
“Adesso con tutto il rispetto per il lavoro che è stato fatto l’anno scorso però eh obiettivamente il Milan scarseggiava da questo punto di vista. Con Amorin forse le cose possono cambiare. Io credo che lui sia un allenatore molto moderno e la modernità ti porta anche a non fissarti con dei moduli o atteggiamento, ma a proporre calcio in maniera in forme diverse”.
“Specie a seconda di come si sta mettendo la partita, vedremo. Sono si incuriosito da questo Milan, anche perché mi può portare idee fresche. la sensazione che ho avuto in questi mesi sul Milan e che avesse bisogno di un po’ di freschezza, un po’ di cose nuove un po’ di anche modernità”.
“Con Amorim queste cose si possono centrare. Poi è chiaro che ci sono mille variabili per per far sì che che sia un allenatore vincente in Italia”.
Da telecronista ti mancherà commentare un giocatore come Leao? Pensi che sarebbe potuta finire diversamente?
“Secondo me con Leao doveva finire diversamente. Per me è un giocatore forte, ma forse neanche lui ci crede abbastanza o meglio viene distratto da situazioni che non dovrebbero riguardarlo soprattutto se vuole ambire a diventare davvero uno dei giocatori più forti d’Europa”.
“Al Milan ha dimostrato perché qualcosa lo ha dimostrato. Lo scudetto arriva anche grazie a un super Leao perché è giocatore di grande talento. Ora però gli anni passano e il giocatore di talento deve diventare grande giocatore, campione e volendo anche leader e son tutte cose che Leao ancora deve raggiungere”.
“Sì mi mancherà più che altro perché mi ha mi ha spesso fatto urlare. Ho commentato diversi gol di Rafael Leao e ci sono state partite in cui è stato devastante obiettivamente, infatti ne ho parlato in questi termini”.
“Altri in cui è stato un po’ troppo indolente e sinceramente da uno come lui non me l’aspetto ma perché ho imparato a conoscere quelle che sono le sue qualità qual è il suo dna. Lui ha il dna da giocatore forte poi per definirlo forte devi anche essere continuo nel dimostrarle queste qualità e lui non sempre lo è stato”.
“Sicuramente non favorito da alcune dinamiche, perché va detto anche questo. Perché i giocatori non sono macchine e quindi serve che tutto vada nel modo giusto, affinché un giocatore renda. Specie con un carattere del genere però poteva e doveva fare molto di più secondo me per il Milan”.
Dopo queste prime due giornate cosa ne pensi di Musah e di questa totale fiducia di Amorim?
“Su Musah penso quello che ho sempre pensato: che è un giocatore che puoi usare in più ruoli che si ‘sta sgrezzando. É arrivato che forse non era ancora un giocatore completamente pronto per essere un titolare o comunque per per far parte del Milan”.
“Adesso lo vedo molto più concentrato molto più autoritario quando serve giocatore. Ti può davvero coprire la fascia in lungo ed in largo. Che ti può giocare ovviamente in mezzo perché quello è il ruolo principale”.
“Musah è un giocatore con la testa e spesso i giocatori con la testa servono alle squadre e mi sembra molto maturato rispetto ai primi tempi al Milan. Servono anche giocatori di questo tipo, che magari non strappano l’occhio, però che sono giocatori appunto funzionali e molto utili alla alla squadra”.
Questo Milan riuscirà a esser consapevole dei propri mezzi anche contro le grandi, negli scontri diretti?
“Se riuscirà a essere consapevole anche nelle grandi partite sinceramente non lo so, forse è presto per dirlo. C’è un allenatore di mentalità, hanno preso giocatori di mentalità perché Gila dietro Gonçalo Ramos avanti, tanto per fare due nomi sono i giocatori che hanno giocato già ad ottimo livello soprattutto Ramos”.
“Sono pronti a sfide di un certo livello. É chiaro che il lavoro grosso ce l’ha Amorim e starà lui formare anche mentalmente questa squadra. Perché è tutto giusto quando si pensa all’aspetto tattico e all’aspetto tecnico, però poi serve anche dare un certo tipo di mentalità”.
“Amorim può farlo, però mi tengo le prossime giornate per capirlo meglio. Poi i primi test arriveranno, adesso contro Torino e Venezia sono state partite di un Milan non brillantissimo, è fisiologico che sia così, che però ha gestito”.
“Era giusto partire in questo modo, sicuramente due vittorie del genere danno molta fiducia a un ambiente che ne aveva bisogno. A una squadra, ad uno spogliatoio e ad un club che avevano bisogno di questa iniezione e ora vediamo adesso viene il bello per il Milan”.
“Mettersi già comodi con sei punti dopo due partite e vedere come può crescere questa squadra, perché potenzialmente può crescere molto ancora, ha ampi margini di miglioramento è la cosa ideale”.
Ad un mese dalla sua scomparsa, c’è un ricordo che ti lega particolarmente a Franco Baresi?
“Su Franco Baresi ne ho una in particolare di immagine che è quella del mondiale di USA 94′ il mio primo mondiale visto in televisione. Baresi non è stato solo il rigore sbagliato contro il Brasile, ma Franco
ha rappresentato la colonna di quella squadra che da bambino di appena sette anni mi faceva sognare”.
“Ricordo il suo braccio alto, la sua leadership, la capacità di farsi sentire. Erano i miei primi contatti con il mondo del calcio e c’era Franco Baresi. Quelle partite dell’Italia ovviamente le ricordo come se davvero fosse ieri”.
“Una delle mie prime partite viste in televisione fu anche una Supercoppa italiana, un Milan – Sampdoria, insomma c’era sempre lui. Baresi che guidava lui che non faceva passare nulla, quindi ovviamente era un bambino e alcune immagini sono sbiadite però la forza di questo campione quello che ha rappresentato poi lo si capisce anche con il tempo, no?”
“Perché chiaramente da bambino non ti arriva tutto. Però poi ti riguardi indietro e dici sì immagini sbiadite, alcune un po’ più nitide e ti ricordi che che cosa ha rappresentato. Ha rappresentato anche i sogni di un bambino che guardava per la prima volta l’Italia”.
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