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L’ex tecnico del Milan bacchetta Leao: “Con me non giocherebbe”

Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, alla vigilia del big match della nona giornata del campionato di Serie A tra Milan e Juventus, Arrigo Sacchi ha analizzato la sfida tra l’attuale capolista e gli uomini di Massimiliano Allegri. L’ex tecnico rossonero, inoltre, non ha perso occasione per bacchettare anche Rafael Leao. Queste le sue dichiarazioni:

Su Milan-Juventus:

“Il Milan è più forte, molto nella partita dipenderà dal Milan. Se è un collettivo, deve giocare da collettivo: in quel caso metterà in difficoltà la Juventus, perché sappiamo già che la Juventus non riuscirà a giocare da collettivo. Difenderà con 10-11 giocatori e farà ripartenze, bene come sa. Ci sono delle regole. In fase difensiva, una squadra che resta in 25-30 metri fa molta meno fatica. Quando il Milan ha la palla, dovrebbe fare meno lanci possibile per non allungarsi”.

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Su Pioli:

«Pioli è uscito dal tatticismo del suo passato, ora per me ha un dovere: non confondere i giocatori. Continui a dare un gioco, a cercare il palleggio corto. La Juventus aspetta un tuo errore per ripartire e vuole sfruttare angoli e punizioni: è una squadra concreta come quelle di Allegri. Se il Milan fa come lei e gioca sulle individualità, può perdere. Non dimentichiamo che la Juve ha speso più di tutti per gli acquisti, ha una squadra forte. Poi saranno importanti le marcature preventive… e avere un giocatore-frangiflutti che eviti di subire 7-8 contropiede come contro l’Inter”.

Sui giocatori preferiti di questo Milan:

“Mi piace molto Reijnders, è molto bravo, è completo, legge la partita, si muove molto. Il Milan quest’anno ha buoni giocatori: anche Loftus-Cheek, finché è stato disponibile, è stato poderoso, ha forza”.

Su Pulisic:

“Pulisic non si muove male. Se è intelligente come dicono, perfetto. Il calcio sarà sempre più un gioco collettivo di intelligenza”.

Su Leao:

Leao Sacchi
Leao

“Con me non giocherebbe. Prima di prendere un giocatore guardavo molto la persona. E se non nasci con un certo temperamento, è difficile acquisirlo. Leao avrebbe tanto, tantissimo, e credo sia assolutamente un bravo ragazzo. Nel calcio però si gioca in undici, tutti devono correre e avere una posizione sul campo. Da noi correvano tutti. Una volta mi chiamò Allodi: “Arrigo, vedo che fai correre Virdis. Allora sei bravo bravo bravo”.

Ancora su Pioli:

“Pioli è un ragazzo d’oro. È cresciuto molto per me, è riuscito a portare una squadra italiana a giocare un calcio offensivo come collettivo. Succede raramente. Quando lavoravo nell’azienda di mio padre, mandavo scarpe in Germania e loro mi dicevano “pizza, mafia, catenaccio”. Mi sono detto “il catenaccio almeno lo voglio togliere” e con il Milan ci sono riuscito, anche se come nazione proviamo sempre a cavarcela con la furbizia”.

Sul caso scommesse:

“È un dispiacere per me, mi dispiace anche perché nei miei anni con le nazionali giovanili ho conosciuto qualcuno dei protagonisti. Mi viene in mente un episodio. Al Parma, a metà anni Ottanta, lasciai due giocatori che erano con me da anni perché parlavano solo di soldi. La mente umana può pensare intensamente solo a una cosa alla volta e non possono essere i soldi”.

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