Un silenzio assordante e poi un boato: “Tutti a casa alé”.
Con questo coro, la Curva Sud ha lasciato il proprio posto al 15° minuto di Milan-Monza, dando vita a una delle proteste più forti e simboliche degli ultimi anni. Lo avevano preannunciato, ed è accaduto. Il messaggio era rivolto a tutto San Siro, anche se non tutti lo hanno raccolto.
Siamo partiti dalla fine, ma la protesta è iniziata nel pomeriggio. Una giornata segnata da tensione, rabbia e passione. Infatti, tutto è cominciato a metà pomeriggio. Davanti a Casa Milan, sede del club, i tifosi si sono radunati con striscioni e cori diretti contro la dirigenza. Tutti sotto accusa, nessuno escluso. Da Scaroni e Cardinale, a Moncada, Furlani e Ibra. L’obiettivo era chiaro: chiamare la proprietà e la dirigenza alle loro responsabilità dopo una stagione fallimentare sotto ogni punto di vista.
Come anticipato, il momento più forte è arrivato allo stadio. Prima i cori, poi una coreografia umana a formare la scritta GO HOME. Poi, mentre la partita tra Milan e Monza iniziava a prendere forma, il secondo anello blu – cuore pulsante della Curva Sud – si è svuotato improvvisamente.
Dopo un primo tempo deludente, l’ennesimo del campionato, chiuso sullo 0-0 contro un Monza ultimo in Serie A, San Siro ha accompagnato la squadra negli spogliatoi con dei fischi assordanti. Un concerto stonato che difficilmente uscirà dalle teste della società presente in tribuna. Mentre c’è chi festeggia la vittoria dello Scudetto, c’è chi lotta per riappropriarsi di un’identità che sembra essersi perduta. Nel frattempo, prima della gara, qualcuno ha preso la parola, Furlani, condividendo la rabbia del popolo rossonero. Verità o parole di circostanza? Serve una risposta concreta.
