Rafael Leao, subito a segno in questo 2024 contro il Cagliari in Coppa Italia, ha rilasciato una piacevole intervista a Milan TV. I temi affrontati sono stati molteplici. Il talentuoso esterno portoghese ha affrontato alcune delle tappe del suo percorso di crescita in rossonero, sino ad arrivare ai giorni d’oggi. Queste le sue parole.
Sull’arrivo al Milan: “Non è stato facile, all’inizio non sono riuscito a far vedere quelle che sono le mie caratteristiche. Oggi sono un altro giocatore, più consapevole. So che posso dare tanto alla mia squadra”.
Sulla pressione: “Secondo me non è questione di pressione o responsabilità. Per me è tutta motivazione, sapere cosa i miei compagni si aspettano da me in campo, non dico che è comodo, però mi spinge a fare ancora meglio”.

Sulla fascia da capitano: “Quella settimana era un momento così così. Abbiamo sempre un meeting il giorno della partita, abbiamo visto qualcosa sugli avversari. Poi il mister ha detto che non avevamo ne Theo ne Calabria, e ha detto che Rafa oggi sarà capitano. Io non me l’aspettavo, però avevo la fiducia di tutti, allenatore e compagni. Erano tutti contenti per me. Un orgolgio per me, il Milan mi ha aiutato ad essere un giocatore di livello. Anche senza la fascia di capitano è una gioia giocare con questa maglia. Speriamo di essere capitano più volte (ride ndr)”.
Sul rapporto coi tifosi: “All’inizio nessuno parlava di me, se oggi sono un idolo è anche grazie a loro. Mi hanno messo pressione, ma è stata buona. Ogni partita vedevano che ci poteva essere qualcosa di diverso, mi hanno incoraggiato. Voglio ringraziare tutti i tifosi, senza di loro non sarei questo giocatore”.
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Sull’egoismo: “Non sono un giocatore egoista. L’egoismo non è una cosa brutta, però nel calcio se posso fare gol ma ho un compagno vicino, gliela passo. Anche se ho fatto doppietta e posso segnare il terzo ma c’è il mio compagno davanti porta, gliela passo. In questo momento i numeri fanno la differenza, Mbappe, Messi, Haaland, Ronaldo, sono ad alti livelli. I numeri parlano per loro. Quando mi metterò in testa questa cosa dei numeri per forza arriverò a questo livello”.
Sulla scelta del numero di maglia: “C’era la possibilità di prendere la numero 7, però ce l’ha Adli, 9 Giroud, 11 Pulisic. Ho pensato di prendere la 10, visto che da piccolo la indossavano i giocatori importanti. Seedorf ad esempio, ma in generale quando vedevi una squadra il numero 10 forse era quello che aveva qualcosa di più. Il mio idolo Cristiano Ronaldo indossa la 7, però i numeri 10 sono quelli che hanno qualcosa di più, portano la squadra avanti. Ho pensato che questo era il momento di prendere la numero 10”.
Su primo gol di Simic: “Io sono cresciuto allo Sporting, lui invece viene dalla Primavera, ma è una sensazione incredibile, come se fossi stato io a fare gol. Lui è un ragazzo bravo, ascolta consigli e lavora al 100%. Non tutti hanno l’occasione di fare gol a San Siro alla sua età. Ha qualcosa in più degli altri. Anche i suoi compagni della sua età, come Camarda, devono lavorare e quando hanno l’opportunità di far vedere qualcosa devono sfruttarla al massimo. So che è difficile, ma non devi pesare che ci vogliono 5/6 anni ad arrivare lì. L’importante è essere pronti”.
Sul rapporto con Ibrahimovic: “Quando facevo buone partite non mi diceva niente, mi parlava solo quando facevo brutte partite. Era una pressione buona, quando sai che è una persona che ti parla perchè ti vuole bene non lo prendi in modo negativo. I consigli di Ibra mi hanno aiutato, adesso con il suo ritorno mi aiuterà ancora di più perchè è una persona importante per tutto il Milan”.

Sul primo arrivo di Ibra: “Quando è arrivato noi squadra eravamo un pò con la testa bassa. Lui è arrivato nel momento giusto e ci ha portato la mentalità per vincere. Ogni partita con lui è una finale, quindi secondo me la sua mentalità vincente è un fattore importante”.
Sul rapporto con la musica: “Papà era cantante, mio zio DJ, quindi la musica è sempre stata parte di me. Anche in Francia quando ero da solo la musica era la mia compagnia. Ho provato a cantare durante la quarantena perchè stavamo a casa e facevamo allenamento in videochiamata. Il pomeriggio non avevo nulla da fare quindi ho detto, compro un paio di cose e vediamo cosa succede. Penso sia stato buono per me perchè non sono una persona che parla molto. Ho iniziato a scrivere dei momenti difficili o della mia famiglia. Musica e calcio sono due cose che mi piacciono fare, due modi di esprimersi. Calcio con il sorriso, sfruttare ogni momento con la palla, entrare a San Siro, indossare la maglia del Milan. La musica con le parole che possono motivare gli altri”.
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