Stasera il Milan riprende il suo cammino in campionato dopo le fatiche contro l’Udinese e la pausa forzata del weekend calcistico appena trascorso. San Siro, non a caso dimora del Diavolo, si trasformerà in una bolgia dantesca. Le vicende di questi ultimi giorni, unite al chiacchiericcio, indiscrezioni, speranze dei mesi passati, sembrano mettere difronte il Milan alla resa dei conti di un girone infernale.
Non poteva esserci avversaria migliore guidata dall’allenatore perfetto. Il Milan stasera scende in campo contro la capolista Napoli distanziato di otto punti. Pur con una partita in meno, qualora il risultato finale fosse avverso alla squadra di Paulo Fonseca, al 29 di ottobre si potrebbe dichiarare già “andato” l’obiettivo scudetto. E con esso il sogno seconda stella. E qui il richiamo al sommo poeta Dante vien quasi naturale. Sembra già di percepirlo il pensiero di Antonio Conte all’ingresso in campo. Uno sguardo allo stadio gremito e atteggiamento di colui che forse per un attimo, nei mesi passati, ha sognato di sedersi sulla panchina a destra verso la Curva Sud.
“Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto, vidi e conobbi l’ombra di colui che fece per viltà il gran rifiuto”. Pensa mentre senza rimpianto alcuno ma con orgoglio ferito si dirige verso la panchina ospite. E nel mentre lancia volutamente un’occhiata verso la tribuna autorità. Il Sig. Colombo alle 20.45 non darà solo il fischio d’inizio ad una partita di calcio. Sarà arbitro di un possibile materializzarsi della dantesca, o se volete “Contiana”, legge del contrappasso. È la sera in cui peccato e punizione possono trovare la loro correlazione naturale. Potrebbe essere proprio Antonio Conte a condannare per tutta la stagione il tifoso milanista e soprattutto coloro che detengono la paternità di questa scelta.
Potrebbe compiersi un beffardo quanto doloroso contrappasso. L’unica differenza che, in caso di risultato negativo, i dannati non sarebbero solo i peccatori (i dirigenti che si sono opposti al desiderio di Conte di vestire rossonero). Quelli veramente coinvolti dalla pena sarebbero i tifosi condannati a subire per l’eternità (intesa come tutta la stagione) una pena opposta o che rispecchia le colpe commesse come giusta retribuzione.
Il tifoso milanista questa estate si è sentito tradito da un’ambizione sportiva di un club non allineata alla storia di questa società. Il nome di Antonio Conte era l’unica persona alla quale chiunque avrebbe affidato i propri sogni futuri e la voglia di riscatto contro i cugini doppio stellati nerazzurri. E forse è stato un pensiero che è andato oltre la semplice infatuazione primaverile anche da parte del tecnico salentino. In virtù di questo, forse, Dante collocherebbe il board rossonero nel IX Cerchio dell’Inferno, tra i traditori della Patria il cui contrappasso sarebbe vivere immersi nel ghiaccio perché “in vita ebbero il cuore così duro e freddo, da tradire le persone più care”.
Tra la narrazione e la realtà c’è di mezzo il Milan che arriva incerottato al match. Theo, Gabbia, Reijnders, Abraham sono quattro degli undici titolari presenti al derby che stasera marcheranno visita. A questi aggiungiamoci il quinto, Rafa Leao, possibile panchinaro per la seconda volta consecutiva in campionato. Sembra quasi che il destino lanci segnali dal futuro su cosa attendersi da questo campionato. Sta a Maignan, Morata e compagni scendere in campo con la leggerezza di chi è pronto a sovvertire qualsiasi pronostico. È già successo e non vedo il motivo per il quale non potrebbe accadere ancora.
A traghettare lungo la “natural burella” Paulo Fonseca che vorrebbe spazzar via in 90 minuti tutti gli ultimi mesi. Accogliere i suoi ragazzi intorno a se e dopo aver attraversato l’ennesima bolgia infernale, alzare lo sguardo al cielo di San Siro e come il sommo poeta sospirare: “Salimmo su… e uscimmo a riveder le stelle”.
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