Manca ormai una sola gara per concludere quella che, senza mezzi termini, può essere definita una stagione fallimentare per il Milan. La sentenza è arrivata in modo definitivo con la sconfitta subita ieri sera contro la Roma di Claudio Ranieri: il prossimo anno i rossoneri non parteciperanno a nessuna competizione europea. Un’annata fallimentare sotto ogni aspetto, contrassegnata da numerosi episodi che hanno contribuito a questo epilogo. Andiamo con ordine.
COOLING BREAK DI LAZIO-MILAN
Questo è stato, senza dubbio, l’inizio della fine. Un episodio che ha lasciato un segno negativo già nelle prime battute della stagione rossonera. La scena che ha fatto discutere per settimane vede protagonisti Rafa Leao e Theo Hernandez, ripresi a effettuare il cooling break lontani dal resto della squadra, sul lato opposto rispetto alle panchine. Nonostante i richiami dei compagni, i due sono rimasti in disparte. Un’immagine che ha trasmesso fin da subito l’idea di uno spogliatoio tutt’altro che unito.
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I RIGORI DI FIRENZE
Un altro momento emblematico della disunione interna è rappresentato dalla discussa gestione dei due rigori nella trasferta di Firenze. Come noto, il rigorista designato è Christian Pulisic, ma in quell’occasione la gerarchia è stata completamente ignorata. Il primo rigore è stato calciato, e fallito, da Theo Hernandez, che si è impossessato del pallone sottraendolo al compagno. Ancora più controverso il secondo episodio: dalle immagini si nota chiaramente come Fikayo Tomori tolga la sfera a Pulisic per consegnarla all’amico Tammy Abraham, che poi sbaglierà anch’egli il tiro dagli undici metri. Due episodi che hanno evidenziato, ancora una volta, una mancanza di coesione e rispetto delle regole interne.
L’ESONERO DI FONSECA
A rendere ancora più amaro il racconto della stagione rossonera è il modo in cui si è consumato l’esonero di Paulo Fonseca, avvenuto appena sei mesi dopo l’inizio del campionato. L’allenatore, scelto con cura dalla dirigenza, è stato sollevato dall’incarico in maniera a dir poco irrispettosa: al termine della partita è stato mandato davanti ai microfoni a rispondere a domande, anche sul suo futuro, completamente all’oscuro di ciò che stava per accadere. Poco dopo quell’intervista, la notizia dell’esonero è diventata ufficiale. Un trattamento ingiusto, che ha messo in luce l’isolamento vissuto dal tecnico durante tutta la sua esperienza al Milan.
LA SCONFITTA CON DINAMO ZAGABRIA E FEYENOORD
Se si pensa all’eliminazione dalla Champions League, viene subito in mente l’espulsione di Theo Hernandez contro il Feyenoord: un episodio determinante che ha compromesso una partita che i rossoneri stavano controllando. Ma a ben vedere, la responsabilità di quella uscita prematura non ricade solo su di lui. Nella gara d’andata, infatti, un grave errore di Mike Maignan aveva già compromesso il risultato, rendendo ancora più difficile la qualificazione.
Andando ancora più indietro nel tempo, anche la sconfitta contro la Dinamo Zagabria ha avuto un peso specifico importante. Un errore difensivo di Matteo Gabbia ha regalato il vantaggio agli avversari, seguito dall’espulsione di Yunus Musah che ha lasciato il Milan in dieci uomini. Due episodi che, oltre a incidere sul risultato, hanno segnato profondamente l’aspetto psicologico della squadra.
BOLOGNA, LAZIO, TORINO
Tre sfide che avrebbero potuto rilanciare la corsa del Milan verso il quarto posto, e che invece hanno sancito l’addio definitivo alle speranze di qualificazione in Champions League. Bologna, Lazio e Torino: tre appuntamenti fondamentali, tutti falliti. Occasioni buttate che hanno contribuito a rendere ancora più amara la parabola discendente della squadra.
FINALE DI COPPA ITALIA
Tra gli episodi più significativi di questa stagione disastrosa non può mancare la finale di Coppa Italia persa contro il Bologna. Una gara nella quale il Milan non è mai davvero sceso in campo, con episodi arbitrali discutibili come la gomitata di Beukema su Gabbia, rimasta impunita, mentre in altre occasioni, come nella partita con la Roma, un gesto simile ha portato all’espulsione di Santiago Gimenez. Tuttavia, al di là delle decisioni arbitrali, è mancata completamente la voglia di lottare per conquistare l’ultimo treno europeo. Un atteggiamento inaccettabile.
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