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Milan, vedi Napoli e poi … Alibi finiti, fuori le “palle”

Non sarà facile per nessuno mettersi alle spalle l’emozione della quindici giorni in compagnia delle Nazionali. Scherzi a parte. Il Milan è alla vigilia del periodo più delicato degli ultimi due anni. Il capoluogo campano è la chiave per provare ad aprire la finestra verso il sole. Difficile appellarsi e sperare in altri tentativi. Il limite è sottile per una posta in palio delicata.

Alle 20.45 di domenica, lo Stadio Maradona deve essere palcoscenico di uno spettacolo che va oltre il calcio. Napoli e Milan, per storia, passione, sono i migliori attori protagonisti per giocarsi un futuro degno delle più grandi squadre. La squadra di Spalletti veleggia verso il suo terzo scudetto della storia dopo un campionato favoloso. Difronte il Milan, campione in carica, ma che presenta le porporate vesti ridotte in stracci da un distacco siderale dai partenopei.

Il catino infuocato di Fuorigrotta è la migliore occasione possibile per non abdicare nel peggiore dei modi, non permettere al treno Champions di allontanarsi ulteriormente e non ultimo, non alimentare quelle convinzioni europee che già hanno il profumo dello scontato sotto il Vesuvio. Il riferimento è chiaro. A Napoli hanno svestito i panni storici del popolo scaramantico esultando per l’accoppiamento Champions contro il Milan. Mentre i più audaci hanno già preso ferie e organizzato viaggi destinazione Istanbul per il primo week end di giugno.

Per troppi mesi ci siamo aggrappati ad argomenti che hanno tutto il sapore degli alibi come infortuni, errori arbitrali ma il percepito è che questo Milan ha smarrito la sua identità. Ora i bonus sono terminati. Sono due anni che il vero top player del Milan di Stefano Pioli è il collettivo, il gioco di squadra. Squadra corta, attenta, veloce, verticale. Caratteristiche che, salvo in rarissimi casi, non si sono più viste da un po’ di settimane. Gli ottavi contro il Tottenham, il primo tempo di Monza e il match contro l’Atalanta, aveva illuso ad un ritorno al “passato”. E invece le indecorose prestazione contro Fiorentina, Salernitana e Udinese hanno azzerato le possibilità future di errore.

Lungi da me entrare in questioni tecniche ma la difesa a tre è stata un’estemporanea illusione. Da Napoli a Napoli, ci giochiamo tutto. Presente, futuro e sogno. Le solite defezioni, questa volta ereditate dalle nazionali, non possono e non devono far si che il futuro venga scritto prima ancora di scendere in campo. Saranno settimane dove le “palle” di ogni componente della rosa, farà la differenza. Ci avete fatto caso che dopo il sorteggio e l’eco dell’esultanza di Castel Volturno, hanno rilasciato dichiarazioni ai vari microfoni solo figure, calciatori e addetti ai lavori, in chiave Napoli? Chiaramente tralasciando lo scontato match di campionato, l’argomento più gettonato è stato il doppio incontro di Champions. Tutto correlato con una buona dose di scaramanzia e frasi fatte che nascondono a fatica l’impazienza di accedere alla prima semifinale della storia. E magari sognando l’impresa epica.

Tanto è risaputo che Kvaratskhelia è più forte di Leao, Lobotka e Anguissa sono di un’altra categoria rispetto a Tonali e Bennacer. E Giroud, per quel poco che gli rimane da giocare, deve studiare sui video di Osimhen. I ritornelli sono questi, giusto? E allora che si giochino queste settimane anteponendo l’orgoglio alla tattica, gli attributi alle promesse di circostanza.

Domenica non bisognerà accontentarsi ma bisognerà partire e puntare sull’identità di sempre. Servirà molto di più. Questa squadra ci ha dimostrato che se messa all’angolo, ha sempre trovato il guizzo per uscirne. Adesso è giunto il momento di farlo.

È la speranza di un popolo, quello rossonero, che non ha intenzione di “vedere Napoli e poi morire” ma “vedere Napoli e …” continuare a sognare.

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