Il calcio in certi casi va ben oltre i colori delle rispettive squadre, come è accaduto quel 31 marzo che ha deluso tutta Italia.
Ebbene si signore e signori, quello a cui stimo assistendo fra meno di 48 ore non è solo il terzo mondiale consecutivo in cui non ci sarà l’Italia, ma un vero e proprio schiaffo che ci riporta alla realtà.
Le due amichevoli della nazionale maggiore, under 21, portata da un allenatore fuori dagli schemi, come ha dimostrato in tutta la sua carriera, Silvio Baldini, è solo un promemoria sui costanti errori che sono stati fatti in questi 12 anni.
Senza contare gli altri 4 anni di attesa nella speranza di non saltare il quarto mondiale consecutivo. Che non solo porterebbe la grande ironia sul tricolore, ma anche le più che giustificate critiche.
Le due partite con Lussemburgo e Grecia hanno messo in faccia a tutti gli italiani che di giovani con talento ce ne sono, con la testa sulle spalle. Non come molti altri non più tanto ragazzi, che non hanno mostrato le loro qualità con la maglia azzurra, non dandogli giustizia.
Come accaduto prima con Svezia (10.7 milioni di abitanti), Macedonia del Nord (1.8 milioni di abitanti) e dulcis in fundo la Bosnia Erzegovina (3.1 milioni di abitanti). Numeri nettamente inferiori in paragone a quelli dell’Italia. Stato che conta 58.9 milioni di abitanti, che stanno perdendo la passione per il calcio, sopratutto per la nazionale azzurra.
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Eppure eccoci qua a parlare dei soliti problemi che colpiscono l’Italia “senza talento” tanto millantata dai media nazionali. Ripetuti come l’Ave Maria a qualsiasi vincitore dei quattro mondiali che hanno ancora voglia di commentare le disfatte dell’attuale nazionale.
Il sistema calcio italiano questa volta avrà la possibilità di redimersi e cercare di riportare il talento in prima fila. Non basandosi solo sui nomi o su chi riesce ad apparire meglio.
Il commento su una dinamica che macchia tremendamente il calcio moderna alla Gazzetta dello Sport, è dell’ex leggenda del Milan, che insieme a Riva ha scritto meravigliosi capitoli della storia della nazionale italiana, Gianni Rivera:
“Hanno invaso il calcio, pensano prima di tutto a migliorare le loro tasche. So di molte famiglie che hanno rinunciato a far proseguire i loro figli perché non avevano i soldi per pagare gli agenti”.
“Quei bambini magari oggi sarebbero in Nazionale. La mia non è una crociata contro la figura del procuratore, che considero comunque una delle cause dei problemi che mettono in crisi il sistema calcistico”.
“Faccio riflessioni precise. C’è la svalutazione del talento, gli agenti hanno un potere eccessivo e i giovani sono pesantemente penalizzati. Qualcuno deve dare una mano, io sono pronto”.
“Ma non la mano de dios di Maradona, come 40 anni fa proprio all’Azteca… Bisogna cambiare a livello istituzionale”
L’Italia dopo che ha salutato Gravina come dice Rivera ha l’obbligo morale di riprendere in mano certe dinamiche che hanno colpito il calcio per troppo tempo. Ridare finalmente voce al talento, che deve parlare solo ed esclusivamente grazie alle capacità dei ragazzi.
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