Per chi sente la campana che fa din din din, oltre al Milan c’è stato Sonny Liston all’orario di quel suo KO.
Sonny, pugile afroamericano che prima degli incontri mangiava hot dog, alette di pollo e patatine fritte, beveva lattine di Coca Cola ed in generale se la spassava tra ragazzacce cattivissime, sicari ed un bel po’ di mafiosi e gangster. In mezzo agli incontri di pugilato è stato anche incarcerato per 19 volte Sonny, e poi aveva serie tendenze con l’alcol, e non sapeva leggere. Era un totale analfabeta.
I razzisti della stampa lo definivano “un gorilla con le mani grosse come due banane”, ma a questo aggiungevano che nessun gancio sinistro degli anni ’60 colpisse così forte. Comunque, un giorno gli andò male.
Il 25 febbraio 1964 Liston, da campione, uscì sconfitto dall’incontro contro un giovane e più rapido Cassius Clay. E lui, Clay, per la prima volta con il titolo tra le mani, andava in giro da tutti a dire “I’m the Greatest.”
Nonostante appena quattro sconfitte (e due contro Ali/Clay) in carriera, Liston il titolo non lo vide più, neppure da lontano. E va bene che lui era un tipaccio, ma ha trovato una fine davvero terribile, di quelle che non si è meritato mai nessuno.
Succede che nel 1970 (a 38 anni) nella sua villa di Las Vegas, il povero cadavere di Sonny Liston è stato ritrovato in stato di decomposizione una settimana dopo. Dalle ricostruzioni effettuate succede che lui, Liston, sarebbe stato costretto da qualche uomo di mafia, o comunque qualcuno che lo minacciasse con una pistola probabilmente. Così, con una revolver puntata, è stato obbligato ad iniettarsi droghe di tutti i tipi con una siringa. E Liston aveva la fobia delle siringhe. Poi sopraggiunse l’arresto cardiaco, mortale naturalmente.
Ora, davvero prego di non essere inopportuno a tirare fuori una storiaccia simile, davvero. Però anche il Milan, da gennaio, se la passa in una situazione che quantomeno incomincia in una maniera simile.
La solita storia del campione in carica, con il titolo, che cade con i guanti, che sente il suono della campanella.
E Liston aveva i suoi difetti, un po’ come il Milan, e la gente cominciava a farci veramente caso soltanto dopo una sconfitta. E il Milan quando perde ha dei difetti in rosa, ma quando vinceva, mesi fa, aveva gli stessi difetti. Non è cambiato nulla. Semmai vinceva, nonostante quei difetti.
Sonny Liston, beh, non era uno capace di frenarsi – non che meritasse mai qualcosa di simile a quella fine terribile – né era capace di imparare errore dopo errore, e per la verità (ma questo è un altro discorso) non poteva nemmeno battersela con Muhammad Ali, il più grande.
Liston, poverino, non sapeva assorbire dalle sconfitte, non lo aveva nel DNA, al massimo combatteva più aggressivo la volta dopo. Invece qui ci sono differenze evidenti: imvece il Milan, fin qui, aveva sempre ottenuto il meglio da ogni batosta, qualcosa di genetico.
Pioli ed i suoi Ragazzi sono sempre riusciti ad “imparare”, ecco la parola giusta. E non penso sia così facile disimparare ad imparare, e tutto insieme. Non so se mi spiego.
Voglio dire però: forse al momento è troppo chiedersi “si riprenderà il Milan contro il Sassuolo?” Cioè, perché io vorrei davvero avere una soluzione per questo Milan allo sbaraglio, ma prima c’è da fare un passo indietro, netto, nelle nostre domande.
Intanto, molto più generalmente, partirei dal chiedermi: “Ma tornerà il Milan, tornerà presto?”
Ed ecco, io non so dirvi quanto presto, facciamo abbastanza presto, ma io credo di sì. Credo proprio di sì, e non penso che il Milan sia sparito di colpo, per l’eternità o quasi, come successe a Liston sul ring. Sarebbe qualcosa d’impensabile, e non vi chiedo di pensarla come me, questa è appena una mia opinione, e molto superficiale.
Che poi, dico sempre: ora sentiamo din din din, il suono che fa la campanella di quando vai al tappeto. Ma quando c’erano al tappeto gli altri, mi chiedo, ma lo sapevamo che suonava comunque questa campanella, o no?
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