Sin da bambino ho sempre atteso con trepidazione e curiosità il sorteggio dei calendari per cerchiare in rosso tre partite con date da memorizzare obbligatoriamente per sentirne la tensione all’avvicinamento. Queste partite erano i derby, le sfide con la Juventus e la prima partita casalinga del nostro amato Milan. Il cerchio rosso più grosso, ovviamente, era quello dello scontro con gli “odiati” cugini, che per me non è mai stata una partita, ma “la” partita.
Dal vivo il mio score personale con i nerazzurri non era il massimo: due pareggi e una sconfitta, con la casella vittorie ancora fermo sullo zero. Ma sentivo che quella sarebbe stata la volta buona per sfatare quel fastidioso tabù. In casa gioca l’Inter, i pochi tagliandi a disposizione della Curva Sud, praticamente andati a ruba in poche ore. Rimangono disponibili qualche posto costosissimo di Tribuna Rossa, che un Milanologo diciottenne con poche lire in tasca non poteva certo permettersi. Che si fa? Non posso mancare all’evento con il cerchio rosso più grande sul calendario.
Il giorno cerchiato è arrivato. È il 23 ottobre 1999, 7° giornata. L’Inter guidata da Lippi e della coppia da sogni Vieri-Ronaldo è seconda in classifica a +3 sul Milan Campione d’Italia in carica della stellina nascente Shevchenko. Sono ancora senza il prezioso tagliando, ma devo esserci a tutti i costi. Sento che oggi si vince.
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Proviamo un tentativo estremo: acquistiamo a basso costo dei biglietti “palesemente” fasulli e tentiamo la fortuna. Ai tempi si poteva rischiare: non c’erano tornelli né controlli elettronici (non fatelo oggi perché venite beccati e segnalati in tempo zero). Ore 18 si aprono i cancelli, ci facciamo piccoli piccoli e ci ammassiamo con la Curva per non dare nell’occhio, e per magia non so come ma siamo dentro. Io, la mia fidanzata dei tempi interista e il mio compagno di avventure da stadio…Nerazzurri a noi.
Passiamo alla cronaca. Zaccheroni a sorpresa lascia fuori Boban e Shevchenko e l’Inter ne approfitta partendo a razzo. Il Fenomeno sembra in una di quelle serate in cui è impossibile prenderlo. E quando lo prendi sei in ritardo e commetti fallo, come fa Sala in area. Calcio di rigore. Batte Ronaldo: gol 1 a 0 per loro. Tutto lo stadio inneggia al centravanti brasiliano “Oh ,il fenomeno.. il fenomeno… ce l’abbiamo noi sono affari tuoi”. Non ci credo, sto perdendo l’ennesimo derby. La fidanzata per pudore non ha esultato. Anzi, vedendomi visibilmente scosso dallo svantaggio, mi dice: “Dai che adesso la pareggiamo…”.

Nei derby servono giocatori navigati e d’esperienza e Fabian Ayala lo era. Provoca Ronaldo con qualche falletto a palla lontana. Il brasiliano risponde con una leggera gomitata, che fa volare l’argentino degno del miglior attore cinematografico e inducendo al rosso l’arbitro Borriello: sarà la svolta della partita. Zac ripara ai suoi errori di formazione: dentro Sheva e Zorro Boban. Bastano solo 4 minuti al “Bambi di Kiev” per siglare il gol del pareggio. Il primo di una lunga serie di gol nella stracittadina milanese, che lo porterà ad essere il miglior marcatore dei derby di Milano di tutti i tempi. “Il Fenomeno lascialo la qui c’è Sheva”.
Anche Ayala si fa espellere per fallo da ultimo uomo su Vieri. Un pareggio sembra poter andare bene ad entrambe le squadre, ma non a me io voglio vincere il mio primo derby. Per fortuna del mio stesso parere al suo ultimo derby in maglia rossonera, George “Re Leone” Weah al novantesimo con uno stacco di testa dei suoi fredda Peruzzi per un insperato due a uno finale. Chi non salta è nerazzurro è! Anche domenica sera un risultato a nostro favore sembra insperato, vista la situazione. Ma bisogna crederci fino all’ultimo come fece quel Milan con la zuccata di Weah e come fece il Milanologo per esserci all’appuntamento con la sua prima vittoria in un derby. Perché una vittoria contro l’Inter per il Milan è come la prima volta, e la prima volta non si scorda mai!
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