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Una città, due bandiere e un’unica passione: il derby

Per un tifoso di Milan e Inter la vita non può che essere scandita da una traiettoria temporale che va da derby e derby. “Si vegni senza paura, num ve songaremm la man. Tucc el mond a l’è paes e semm d’accord ma Milan, l’è on gran Milan”. Nel 1934 Giovanni D’Anzi, giovane compositore milanese, compose un inno simbolo di una città dominata dalla sua Madonnina d’oro che da sempre guarda e protegge tutti dall’alto.

In “Oh mia bela Madunina” si identificano tutti. Siano loro nativi della città viscontea o tutti coloro accolti negli anni dalla stessa. Lo dice la stessa canzone. “Venite senza paura, vi tenderemo la mano”. Poi quella frase vessillo di appartenenza fiera: “Siamo d’accordo, tutto il mondo è paese ma Milano è la grande Milano”.

E nel calcio ancora di più “Milan l’è on gran Milan”. Il derby rossonerazzurro non è mai stato circoscrivibile a sole due domeniche all’anno. Nessun riferimento ad altri derby in altrattante competizione oltre al campionato. In città il derby non è un momento, una partita, un appuntamento da calendario. Il derby è uno stato d’animo, un’emozione, è vita quotidiana. Che sia in famiglia, a lavoro o a scuola. Ovunque è un continuo rivendicare una supremazia a suon di sfottò, ironie o aneddoti da tirar fuori quando ci si sente alle corde.

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Evergreen indissolubili e intramontabili sono il 6-0 dell’undici maggio 2001 o l’euro derby di semifinale 2003 con conseguente Champions alzata in faccia ai rivali di entrambe le squadre milanesi. In questo caso possiamo parlare di un 2 a 0 del Milan? Macchè. Rispondono i cugini interisti con il “mai stati in serie B” e il 5-1 dell’ultima sfida con annessi 5 derby vinti nel 2023. E mentre gli interisti tentano il “sorpasso” con la vendetta europea dello scorso maggio, pensano alla finale persa di Istanbul e preferiscono giocarsi la solita carta del triplete. “Pareggio” Milan che avviene subito dopo citando il netto vantaggio, 7 a 3, di Champions alzate al cielo.

Tutto questo ciarlare finché il quotidiano non invita i protagonisti ad occuparsi di cose pi importanti. Pur riconoscendo che il calcio è sicuramente l’argomento più importante tra le cose meno importanti.

Il derby è sangue che scorre nelle vene; è Hatley che sovrasta Collovati, Sheva che batte Toldo, il polpaccio di Abbiati e la “girata” di Giroud. Il derby è dualismo come quello dei fratelli Baresi. Da una metà campo Franco e dall’altra Beppe. È Rivera contro Mazzola, è la storia della dinastia Maldini prima con Cesare a fronteggiare Suarez, dopo Paolo contro Zanetti. Il derby è la libera e personale interpretazione di giusto e sbagliato, del giorno e la notte. Del bene e del male.

Non potete perdervi la lettura di “CENTO DERBY SUI NAVIGLI” tratto dall’omonimo libro di Davide Grassi, dove potrete rivivere aneddoti, frammenti di storia attraverso i quali tornare ad emozionarvi. Proprio una bandiera rossonera che di derby se ne intende, Filippo Galli, nella sua prefazioni al libro ci introduce a quell’evento che per tutti i tifosi rossonerazzurri, è emozione pura:

“Il derby tra Milan e Inter è un’occasione per ripercorrere la storia del calcio, ma anche della città di Milano, che negli anni è cambiata insieme alle squadre che la rappresentano. Per me, che sono stato protagonista della stracittadina in diverse occasioni, è un tuffo nel passato alla riscoperta di emozioni vissute qualche anno fa sul campo”.

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