Manca sempre meno alla ripresa del campionato. Alla squadra e ai sostenitori del Diavolo spetterà una settimana a dir poco complessa. Il derby è alle porte e la voglia di riscatto è alta. I rossoneri sono da 6 gare consecutive che non vedono i 3 punti e la voglia di regalare ai propri tifosi una vittoria non manca. Tommaso Turci, giornalista di Dazn, ha espresso la sua opinione, in esclusiva ai microfoni di AllMilan.it, toccando numerosi temi tra cui l’impegnativa settimana che occuperà l’agenda del club.
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Capello nella giornata di ieri ha rilasciato un’intervista nella quale ha dichiarato che difficilmente Fonseca mangerà il panettone. Come valuti le sue parole? È sbagliato mettere alla gogna il portoghese dopo 3 match oppure allenando un club come il Milan i risultati dovrebbero già essere evidenti?
“Ho la sensazione che quando Fonseca è arrivato al Milan pensasse di trovare un ambiente più compatto e di non dover essere un gestore di profili, ma un allenatore. Pensava di trovare atteggiamenti di un certo tipo. L’episodio del cooling break di Hernandez e Leao fa capire come non ci sia quell’amalgama giusta e quel rispetto necessario nei confronti del gruppo da parte di questi due giocatori. È vero che si tratta di un episodio, si può sbagliare e fare un passo indietro, però il rispetto nei confronti degli altri e dell’allenatore è la cosa più importante. Delegittimare il ruolo del tecnico attraverso questi atteggiamenti non aiuta Fonseca. Penso però che nel calcio si vada ad estremizzare ed esasperare determinati concetti. È mancato lo spirito. Quindi se il Milan dovesse ritrovare quella serenità nell’allenarsi, nel lavorare bene, per Fonseca la stagione potrebbe cambiare”.
Cosa non sta funzionando nel meccanismo della squadra? I rossoneri non riescono a carburare e la prima vittoria in campionato ancora non è arrivata. La settimana del derby, con il Liverpool in Champions, può sbloccare il Diavolo o si renderà fatale visti gli ultimi 6 risultati?
“Credo che in questo momento il Milan debba provare ad essere più squadra. Bisogna mettere da parte gli individualismi e bisogna ragionare di collettivo. Bisogna costruire un gruppo forte e avere la voglia, la fame e lo spirito di uscire da questa situazione. Il momento è complicato però siamo ancora a inizio stagione e si possono mettere a posto le cose. Vincere una partita importante, oltre a quella di sabato sera contro il Venezia, in Champions League, potrebbe dare una sterzata alla stagione. Fonseca sta avendo un po’ di difficoltà in questo senso e devono essere i giocatori e la società ad aiutarlo con gli atteggiamenti giusti. È una stagione che può essere rimessa a posto, bisogna però volerlo tutti insieme”.

I rossoneri hanno un problema di leadership. I pilastri della rosa, e leader della squadra, dovrebbero essere Theo e Leao, ma il campo sembra mostrare altro. Attualmente, anche in base a come vivi il bordocampo, chi ti dà maggiormente la sensazione di poter ricoprire tale ruolo?
“È difficile oggi trovare un leader emotivo in questo gruppo. I 20/30 minuti di Morata contro il Torino mi hanno fatto capire che, con i suoi atteggiamenti, la voglia di stare in campo, la sua cattiveria agonistica, è lui il degno sostituto di Giroud. La maglia del Milan gli sta addosso benissimo per quello che deve essere lo spirito di questa squadra. Ci vogliono giocatori con un determinato carattere, ed energia anche in mezzo al campo. Questo sta un po’ mancando.
Abbiamo visto in nazionale un giocatore meraviglioso: Sandro Tonali. Incarnava nella maniera migliore quelli che sono i sentimenti dei tifosi, lo spirito del milanismo. Andare a vincere un contrasto, attaccare lo spazio quando c’era da andare a chiudere l’azione. Questo sta mancando. I giocatori che oggi sentono il peso della maglia del Milan si fanno fatica a trovare. Gente che non accetta la sconfitta è importante che ci sia all’interno della squadra. Per me sta mancando questa determinazione e questo spirito di appartenenza. In futuro penso che potrà esserlo Pavlovic, lo sarà Morata, ma c’è bisogno di fare uno step di crescita anche sotto questo aspetto”.
Fofana è il grande nome dell’estate. Un giocatore del suo calibro mancava dall’addio di Kessie. Può essere il tassello per fare quel salto di qualità tanto desiderato o il solo suo arrivo non può considerarsi sufficiente? Considerando il grave infortunio di Bennacer, saresti intervenuto diversamente sul mercato acquistando un ulteriore centrocampista come uno svincolato Rabiot?
“Per me Fofana è un profilo di alto livello. In Francia è considerato, per quello dimostrato, un centrocampista semi top: sa fare bene le due fasi, chiude le azioni, è bravo nella pressione senza il possesso palla. È un giocatore che copre tanto campo, c’era bisogno di un calciatore con le sue caratteristiche. Sarà importante per lui inserirsi velocemente in questo contesto. Con Pavlovic il Milan ha trovato un difensore molto forte e che sta aiutando un reparto in difficoltà, per quanto riguarda Fofana bisognerà aspettare un pochino e vedere come si ambienterà in questo campionato, in una realtà nuova. Mi piace molto come acquisto.
Se il Milan dovesse acquistare anche Rabiot sarebbe un colpaccio. Le partite sono tante e con l’infortunio di Bennacer le valutazioni andranno fatte. Con una rosa più profonda puoi avere più garanzie. Il Milan ora deve lavorare giornata dopo giornata senza guardare troppo al futuro perché la situazione attuale porta a pensare che il risultato sia la cosa più importante”.

Il settore giovanile del Milan promette un futuro roseo. Visti i numerosi talenti presenti, come ad esempio Torriani, quali giocatori ritieni più preparati a salire in prima squadra?
“Sicuramente Vos è il giocatore che il Milan ha preso per dargli un futuro in prima squadra. Con la Serie C non c’entra. Ha un passo diverso, tecnicamente forte, tempi di gioco. Secondo me il Milan lo ha preso per farlo diventare un giocatore da prima squadra. Mi piace moltissimo. Tutti quanti aspettiamo ovviamente Camarda, ma ci sarà spazio e tempo per vederlo quando crescerà fisicamente. La fisicità nel suo ruolo è determinante, andare a contrasto con giocatore sviluppati fisicamente non è come ‘volare’ sulla fascia e fare l’1vs1. Per questo ci vorrà un po’ di tempo. Parliamo comunque di un crack, un giocatore che prima o poi arriverà perché ha delle qualità che sono innate. Un talento su cui sta lavorando quotidianamente”.
Perché gli allenatori sulla panchina del Milan non tengono in considerazione un cambio modulo? Il 4-2-3-1 sembra non calzare perfettamente alla squadra, provare a mutarsi giocando a tre a centrocampo può considerarsi un’opzione?
“Non si parla tanto di modulo ma di sistema di gioco. L’interpretazione è diversa rispetto la passata stagione nonostante le pedine vengano messe giù alla stessa maniera. È corretto voler cambiare qualcosa a centrocampo per coprire più zone di campo. Un mediano, che potrebbe essere Reijnders, con due mezz’ali che si vanno ad inserire, danno supporto all’attacco e fanno le due fasi, potrebbe essere una soluzione che gli dà più garanzie, soprattutto in un momento di difficoltà. Solitamente i bravi allenatori mettono giù la squadra sulla base delle caratteristiche dei giocatori che hanno.
Si opera sul mercato perché si vuole dare un’ossatura con quelle che sono le proprie idee e la propria filosofia. È importante far sì che i giocatori rendano al meglio. Penso a Pioli la passata stagione che faceva giocare Leao molto alto, con compiti poco difensivi, perché sapeva che se aveva spazio e puntava all’1vs1 poteva fare la differenza. Fonseca invece gli ha chiesto una pressione di un altro tipo, che non è arrivata, portandolo alla panchina contro la Lazio”.
Hai un aneddoto particolare o un ricordo piacevole a bordocampo che ti lega ai colori rossoneri?
“Uno dei ricordi più entusiasmanti della mia carriera a bordocampo è stato il gol di Tonali in Lazio-Milan l’anno dello Scudetto. È sempre un piacere ricordare quella stagione del Milan perché era una squadra che giocava un bel calcio. Un altro è il gol in rovesciata di Ibrahimovic, in Udinese-Milan, con lo stadio vuoto in pieno COVID. Stiamo parlando di un giocatore a fine carriera che fa un gesto tecnico che non ha nessun senso rispetto l’anagrafe. Ho ancora negli occhi quei gol bellissimi”.
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