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	<title>EDITORIALE Archivi | AllMilan.it</title>
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	<description>Il cuore pulsante del Milan</description>
	<lastBuildDate>Fri, 03 Jul 2026 13:54:58 +0000</lastBuildDate>
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	<title>EDITORIALE Archivi | AllMilan.it</title>
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		<title>Tonali-Donnarumma, il Milan e il peso dei sentimenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gestione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2026 13:54:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[PRIMA PAGINA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La partenza di ieri mattina da Linate di Sandro Tonali verso Londra ha inevitabilmente riacceso ricordi e discussioni che, nel mondo Milan, non si sono mai davvero spenti. Per molti tifosi rossoneri, infatti, il suo addio continua a rappresentare qualcosa di più di una semplice cessione di mercato. Tonali incarnava perfettamente l’idea del Milan moderno: [&#8230;]</p>
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<p>La partenza di ieri mattina da Linate di <strong>Sandro Tonali</strong> verso Londra ha inevitabilmente riacceso ricordi e discussioni che, nel mondo Milan, non si sono mai davvero spenti. Per molti tifosi rossoneri, infatti, il suo addio continua a rappresentare qualcosa di più di una semplice cessione di mercato. Tonali incarnava perfettamente l’idea del <strong>Milan moderno</strong>: giovane, italiano, tifoso del club e già leader in campo. Per questo motivo, rivederlo ancora lontano da Milano continua a lasciare una sensazione particolare in gran parte dell’ambiente rossonero.</p>



<p class="has-text-align-center"><strong><a href="https://www.allmilan.it/ritorno-al-milan-le-parole-di-tonali-prima-di-partire-per-londra/">LEGGI ANCHE &#8211; Ritorno al Milan? Le parole di Tonali prima di partire per Londra</a></strong></p>



<p>Con il Milan, Tonali era riuscito a creare un legame raro. Le <strong>dichiarazioni d’amore verso il club</strong>, il tifo mai nascosto fin da bambino e l’atteggiamento mostrato dentro e fuori dal campo avevano alimentato la storia perfetta del tifoso diventato protagonista con la maglia rossonera. Ecco perché molti hanno vissuto la sua cessione al Newcastle, nonostante l’enorme plusvalenza garantita al club, come una ferita difficile da accettare. Per tanti tifosi sembrava destinato a diventare una delle<br>bandiere del nuovo Milan.</p>



<p>Ed è qui che il paragone con <strong>Gigio Donnarumma</strong> torna inevitabilmente d’attualità. Anche lui cresciuto nel Milan, anche lui simbolo della squadra per anni, ma percepito in modo completamente diverso dopo l’addio. Donnarumma è stato <strong>accusato di aver </strong><em><strong>“tradito”</strong> </em>il club per aver lasciato i rossoneri a parametro zero e scelto subito il Paris Saint-Germain, entrando immediatamente in un progetto di altissimo livello economico e sportivo. Una decisione che gran parte del tifo milanista non ha mai realmente digerito.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="943" height="520" src="https://www.allmilan.it/wp-content/uploads/2023/06/f6b9542f-400e-4ba2-b6ee-92360d814d4a.jpg" alt="Tonali" class="wp-image-27109" style="width:499px;height:auto" srcset="https://www.allmilan.it/wp-content/uploads/2023/06/f6b9542f-400e-4ba2-b6ee-92360d814d4a.jpg 943w, https://www.allmilan.it/wp-content/uploads/2023/06/f6b9542f-400e-4ba2-b6ee-92360d814d4a-300x165.jpg 300w, https://www.allmilan.it/wp-content/uploads/2023/06/f6b9542f-400e-4ba2-b6ee-92360d814d4a-768x423.jpg 768w" sizes="(max-width: 943px) 100vw, 943px" /><figcaption class="wp-element-caption">Tonali</figcaption></figure>



<p>Eppure, il contrasto resta curioso. <strong>Donnarumma</strong> ha lasciato il Milan per <strong>giocare stabilmente ai massimi livelli europei</strong>, lottando ogni stagione per Champions League e grandi trofei internazionali. <strong>Tonali</strong>, invece, ha accettato un <strong>progetto economicamente ricchissimo</strong> ma ancora <strong>lontano dal prestigio storico del Milan</strong>. Nonostante questo, Donnarumma continua a essere visto da molti come il simbolo del tradimento, mentre Tonali viene ancora accolto con affetto e nostalgia dal<br>popolo rossonero.</p>



<p>Forse è proprio questo uno degli aspetti più emotivi del calcio moderno. I tifosi non si legano soltanto ai risultati, ma soprattutto alle sensazioni che alcuni giocatori riescono a trasmettere. Tonali dava l’impressione di vivere il Milan come qualcosa di profondamente suo, quasi familiare. Donnarumma, al contrario, è diventato agli occhi di molti il simbolo di un calcio sempre più legato alle ambizioni personali e alle opportunità. <strong>Due storie diverse</strong>, due addii vissuti in modo opposto, ma con una sola certezza: ancora oggi i loro <strong>nomi continuano a dividere il cuore del mondo rossonero</strong>.</p>



<p class="has-text-align-right">Giorgia Cabiati</p>



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		<title>Milan, stanotte abbiamo capito che non siete neanche americani</title>
		<link>https://www.allmilan.it/stanotte-americani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Damiano Fallerini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 17:47:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[PRIMA PAGINA]]></category>
		<category><![CDATA[acmilan]]></category>
		<category><![CDATA[editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[milan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Stanotte abbiamo capito che la dirigenza del Milan non può neanche definirsi americana. A New York c&#8217;è la notte di chi balla sui semafori, delle bandiere e del traffico, e il quartiere di Manhattan non è mai stato così vivace prima d&#8217;ora. Anche il sindaco partecipa alla festa, e persino stars quali Timothee Chalamet, Adam [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Stanotte abbiamo capito che la dirigenza del Milan non può neanche definirsi americana.</strong></p>



<p>A <strong>New York </strong>c&#8217;è la notte di chi balla sui semafori, delle bandiere e del traffico, e il quartiere di Manhattan non è mai stato così vivace prima d&#8217;ora. Anche il sindaco partecipa alla festa, e persino <em>stars</em> quali Timothee Chalamet, Adam Sandler e Jay Z restano sparse nella folla, e se ne stanno a piangere per strada.</p>



<p>&#8211; Concret jungle where dreams are made of, there&#8217;s nothin&#8217; you can&#8217;t do, out of New York, &#8211; è ovunque, risuona il ritornello di &#8220;<strong>Empire State of Mind</strong>&#8221; di Alicia Keys. Lo stanno <strong>ballando</strong> <strong>tutti</strong>: celebrities, americani di terza generazione, è pieno di bambini, qualche turista che viene da molto lontano.</p>



<p><em>Ma cosa potrà mai accadere a rendere INVIVIBILE la Grande Mela?</em></p>



<p>Dopotutto, <strong>New York</strong> <strong>ha la corazza durissima e la testa piena</strong>, ed è una città costruita sul sangue e sulla violenza, <strong>poi</strong> <strong>diventata metropoli</strong>. È abituata ai subbugli, ma pienoni del genere non si vedevano dai tempi delle zuffe tra europei o dai Five Points. Quelle di &#8220;Gangs of New York&#8221;.</p>



<p><a href="https://www.allmilan.it/ibrahimovic-su-ancelotti-la-differenza-tra-un-allenatore-e-un-manager-e-questa/">LEGGI ANCHE – Ibrahimovic su Ancelotti: “La differenza tra un allenatore e un manager è questa”</a></p>



<p>Semplicemente, nella notte italiana &#8211; è già storia &#8211; <strong>i New York Knicks hanno vinto il loro terzo titolo NBA</strong>. Così raggiungono il primato nella stagione del campionato di basket americano, a <strong>ben cinquantatré anni</strong> dall&#8217;ultima volta. Un&#8217;attesa urgente per<strong> intere generazioni</strong>, per nonni e padri e nipoti, arrivata nel luogo che più ne aveva bisogno su tutta la superficie degli Stati Uniti d&#8217;America. <strong>E quindi gli americani piangono di gioia da ieri sera.</strong></p>



<p>Ma perché sanno che ci hanno <strong>creduto</strong>, durante tutto questo tempo, e in questi oltre cinquant&#8217;anni ci sono sempre stati.</p>



<p>Perché spesso le cose andavano male. E loro sono restati, comunque, i migliori tifosi d&#8217;America. </p>



<p>Allora, per noi europei deve restare evidente che, dall&#8217;altra parte dell&#8217;oceano, il <strong>modello americano </strong>dei New York Knicks, come accade nello sport, avrebbe potuto anche non finire così. Avrebbe potuto fallire ancora. Ma poi resta altrettanto evidente che gli americani abbiano seguito un percorso davvero chiaro, poiché hanno praticamente costruito questo team nel giro di <strong>soli TRE anni.</strong></p>



<p><em>Ci ha pensato anche il presidente James Dolan.</em> <strong>La progettualità della dirigenza Knicks</strong> &#8211; e la facciamo breve e troppo semplice &#8211; ha quindi visto in Brunson il ruolo di leader offensivo, in Towns una seconda minaccia offensiva, in Hart un potere operaio di corsa e sacrificio per il campo, in Anunoby un tradizionale specialista per &#8220;difesa e tiro da tre&#8221;, e in Bridges un elemento versatile nonché capace di fare un po&#8217; tutte queste cose, insieme. In mezzo ai titolari, poi, tanti altri discorsi fondamentali, e dei panchinari importanti.</p>



<p>Perciò, la progettazione degli americani ha sempre avuto a cuore i &#8220;<strong>ruoli</strong>&#8220;, e non soltanto quelli tattici. <strong>Infatti, la priorità dev&#8217;essere sempre alle gerarchie e alle responsabilità, ai compiti di ognuno che gioca.</strong> Perché in campo non sarebbe dovuto mancare niente, e quindi i protagonisti dovevano incastrarsi a perfezione.</p>



<p>Alla fine, i Knicks hanno vinto anche perché &#8211; insieme &#8211; non hanno mostrato punti deboli, come era stato studiato dalla progettazione sportiva. Hanno rappresentato un esempio piuttosto <strong>universale</strong>, anche nella costruzione dello staff: coerenza, unità, completezza di idee, e soprattutto <strong>complementarità.</strong></p>



<p>Perché ognuno deve completare chi è vicino, nello sport, per eliminare i difetti.</p>



<p>Forse questo non è il modello degli americani, <strong>ma è il buon modello &#8211; più in generale &#8211; dello sport.</strong> Ovvero, anche il modello dei New York Knicks.</p>



<p>Allo stesso tempo, poi, il Milan degli americani continua a prendere e acquistare in base ad altri criteri: le dirigenze da formare da capo hanno personalità contrastanti, diversissime, ognuna di una opinione diversa, con filosofie che non possono mai essere unitarie. Alla fine, <strong>il Milan lavora per frammentazione anche sul campo</strong>: non ci sono leader o giocatori più responsabilizzati &#8211; come era qualche anno fa -, è tutto confuso e non ci sono gerarchie. È questo lo specchio di una società <strong>dove ogni giocatore è sempre meno responsabilizzato, nel Milan.</strong></p>



<p><em>Ma in fondo basta che, quando tutto va male, <strong>la dirigenza di Cardinale dica di pensare all&#8217;americana, quando invece sta soltanto pensando male</strong>. Poi sorridere e annuire</em>, <em>come sempre.</em></p>



<p></p>
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		<title>Milan ucciso dall&#8217;incompetenza: peggio di così solo la retrocessione</title>
		<link>https://www.allmilan.it/milan-ucciso-incompetenza-retrocessione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Camillo Facchino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2026 08:10:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[PRIMA PAGINA]]></category>
		<category><![CDATA[Cardinale]]></category>
		<category><![CDATA[editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[milan]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È trascorso ormai più di mezzo secolo da quando Riccardo Cocciante urlava al mondo un ritornello destinato a entrare nella storia della musica italiana. Da quel lontano 1974, il Milan ha attraversato stagioni gloriose e periodi bui, arrivando più volte a incarnare quel celebre refrain: &#8220;Povero Diavolo, che pena mi fai&#8221;. Eppure, nonostante gli alti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>È trascorso ormai più di mezzo secolo da quando Riccardo Cocciante urlava al mondo un ritornello destinato a entrare nella storia della musica italiana. Da quel lontano 1974, il Milan ha attraversato stagioni gloriose e periodi bui, arrivando più volte a incarnare quel celebre refrain: <em>&#8220;<strong>Povero Diavolo, che pena mi fai&#8221;</strong></em>. Eppure, nonostante gli alti e bassi che fanno parte della storia di ogni grande club, nessuno avrebbe immaginato di ritrovarsi davanti a uno specchio capace di restituire un&#8217;immagine tanto desolante, privata di qualsiasi bellezza e, soprattutto, di qualsiasi anima. <strong>“Bella senz’anima”</strong>, appunto…</p>



<p>Quel giorno ha una data precisa: <strong>25 maggio 2026</strong>. Esattamente ventuno anni dopo Istanbul, ca va sans dire.. Attraverso un comunicato firmato dalla proprietà <strong>RedBird Capital Partners, e non dall&#8217;AC Milan</strong>, viene annunciato il licenziamento con effetto immediato dell&#8217;intera area dirigenziale e sportiva del club.</p>



<p><em>&#8220;Con effetto immediato, si conclude il percorso in AC Milan dell&#8217;Amministratore Delegato Giorgio Furlani, del Direttore Sportivo Igli Tare, dell&#8217;Head Coach Massimiliano Allegri e del Direttore Tecnico Geoffrey Moncada&#8230; per fallimento inequivocabile&#8221;.</em></p>



<p>Poco dopo le 18 di lunedì, a meno di ventiquattro ore dall&#8217;umiliante sconfitta interna contro il Cagliari costata l&#8217;accesso alla Champions League, <strong>il quarto piano di Casa Milan si svuota completamente</strong>. Eppure, nonostante i dirigenti epurati non avessero mai conquistato la fiducia del popolo rossonero, il buon senso aveva portato molti tifosi a pensare che dietro una scelta tanto drastica esistesse già un progetto chiaro, meditato e pronto a essere formalizzato.</p>



<p>Illusione durata pochissimo. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Uno spettacolo per pochi intimi: per dirsi cosa? </h2>



<p>Se mai ce ne fosse stato bisogno, <strong>sono cadute definitivamente le maschere</strong>. Più che manager e dirigenti, sono emersi i <strong>volti di improvvisati saltimbanchi</strong>, accompagnati da una <strong>presunzione direttamente proporzionale all&#8217;assenza di competenza dimostrata</strong>.</p>



<p>Si parte dalla famosa <em>&#8220;chiacchierata&#8221;</em> organizzata per una ristretta cerchia di giornalisti nell&#8217;opulenta cornice del Four Seasons Hotel. Nessun contraddittorio, nessuna domanda scomoda. Solo un lungo monologo nel quale si è parlato di tutto tranne che del Milan. L&#8217;<strong><em>Avenger Yankee</em></strong> è tornato a pontificare su come riformare il calcio italiano. Come se il problema del movimento fosse attendere le lezioni di chi, nel frattempo, ha contribuito a <strong>trascinare il Milan</strong> in ripetute <strong>stagioni fallimentari</strong>, a livello sportivo e gestionale.</p>



<p>Sui rossoneri, poche frasi di circostanza e persino un surreale elenco di <em><strong>&#8220;buoni&#8221;</strong></em> e <strong><em>&#8220;cattivi&#8221;</em></strong> <strong>della stagione</strong>. Tutto rigorosamente senza contraddittorio. Una vera masterclass di comunicazione. E la riforma del calcio italiano? <em>&#8220;Grazie, Gerry, ma abbiamo già saltato tre Mondiali. Come se avessimo accettato&#8221;.</em></p>



<p>Poi è iniziato<strong> il valzer dell&#8217;improvvisazione</strong>: viaggi, videocall, incontri, casting. Nessun problema se si cerca un allenatore senza aver prima individuato un direttore sportivo o un responsabile dell&#8217;area tecnica al quale affidare la costruzione del progetto. Del resto, quale sarebbe il ruolo di queste figure se gli vengono imposti uomini e scelte? In confronto, un <em>manichino da boutique</em> avrebbe una funzione più attiva.</p>



<p>Nel frattempo <strong>Rangnick ha chiesto carta bianca</strong>, suscitando stupore generale. <strong>Iraola e Xavi hanno già risposto con un elegante <em>&#8220;No, grazie&#8221;</em></strong>. E nel giro di appena quattro giorni <strong>il nuovo Milan è riuscito addirittura a sdoppiarsi</strong>. Ancora la <strong>fastidiosa e dannosa pluralità di anime</strong>.</p>



<p>Da una parte la <strong>corrente tedesca</strong>, con Ralf Rangnick e uno tra Jaissle e Glasner in panchina, sponsorizzata da Massimo Calvelli. Dall&#8217;altra Zlatan Ibrahimovic che spinge per il <strong>tandem ispanico</strong> composto da Mauricio Pochettino allenatore e Ramon Planes direttore sportivo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi comanda al Milan? <strong>Club senza guida e senza direzione</strong></h2>



<p>Ricapitolando. Il  <strong>trio americano, italiano e svedese,</strong> perfetto per una barzelletta, se non fosse che il suo operato sta facendo piangere milioni di tifosi, è riuscito nell&#8217;impresa di:</p>



<p><strong>A) mantenere vive le correnti interne</strong> che hanno avvelenato il club negli ultimi anni. Nonostante proprio queste fossero state indicate come una delle ragioni principali dell&#8217;azzeramento del management;</p>



<p><strong>B)</strong> <strong>farsi respingere da due allenatori</strong> che hanno preferito il Bayer Leverkusen o addirittura la temporanea disoccupazione alla panchina del Milan;</p>



<p><strong>C)</strong> individuare per la rifondazione <strong>figure che andrebbero liberate con indennizzi</strong> milionari dai rispettivi club sauditi (Jaissle e Planes). <strong>Oppure attendere fino a luglio</strong>, dopo il Mondiale, per diventare disponibili (Rangnick e Pochettino);</p>



<p><strong>D)</strong> dover fare i conti con una delle tre teste del presunto cerbero rossonero, <strong>Ibrahimovic</strong>, impossibilitato a frequentare Milanello fino a metà luglio perché <strong>impegnato negli Stati Uniti </strong>come commentatore televisivo;</p>



<p><strong>E)</strong> accorgersi soltanto in corsa che, per chiudere il bilancio di giugno, l<strong>&#8216;assenza di un amministratore delegato </strong>ha imposto il ricorso a deleghe straordinarie. Nel frattempo il progetto è passato dal <em>&#8220;no&#8221;</em> di Calvelli come AD, al cercare un italiano, poi uno straniero, poi nessuno, fino alle indiscrezioni che riportano proprio Calvelli nuovamente in corsa per quel ruolo;</p>



<p><strong>F)</strong> trasformare il <strong>progetto Milan Futuro</strong>, nato appena due anni fa tra entusiasmo e grandi aspettative, in un <strong>fallimento totale</strong>: retrocessione in Serie D e stagione anonima tra i dilettanti. E l&#8217;architetto di questo disastro, <strong>Jovan Kirovski</strong>, invece di pagare per i risultati ottenuti, sarebbe <strong>addirittura destinato a un rinnovo di contratto</strong> e a un ruolo più vicino alla prima squadra.</p>



<p>A rendere ancora <strong>più drammatico il quadro</strong> c&#8217;è la <strong>fuga ormai incolmabile dei rivali cittadini</strong>, oggi imprendibili sotto ogni aspetto: gestionale, progettuale e sportivo.</p>



<p>E allora viene spontaneo chiedersi: <strong>cosa potrebbe esserci di peggio?</strong></p>



<p>Intanto venerdì prossimo sarà <strong>sorteggiato il calendario della Serie A 2026-27</strong>. Una domanda, però, resta senza risposta: <strong>chi rappresenterà il Milan in quella sede?</strong></p>



<p>Perché oggi, guardando ciò che resta del club, torna inevitabilmente alla mente quel vecchio ritornello: <em><strong>&#8220;Povero Diavolo, che pena mi fai&#8230;&#8221;</strong></em></p>



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		<title>È stato preso per ottenere risultati: è inevitabile che il giudizio su Allegri si baserà su Milan-Cagliari</title>
		<link>https://www.allmilan.it/milan-cagliari-allegri-editoriale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Greco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 12:10:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[PRIMA PAGINA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È possibile giudicare una stagione sulla base di una singola partita? Sembra follia, ma mai come nel caso del Milan questa è la verità. Dopo l&#8217;ottavo posto dell&#8217;anno scorso, la dirigenza ha fatto una scelta ben precisa: Massimiliano Allegri, l&#8217;allenatore che più di tutti garantisse il raggiungimento degli obiettivi. Non si è voluto prendere un [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>È possibile giudicare una stagione sulla base di una singola partita? Sembra follia, ma mai come nel caso del Milan <strong>questa è la verità</strong>. Dopo l&#8217;ottavo posto dell&#8217;anno scorso, la dirigenza ha fatto una scelta ben precisa: Massimiliano Allegri, l&#8217;allenatore che più di tutti garantisse il raggiungimento degli obiettivi. Non si è voluto prendere un allenatore giovane o uno che costruisse un gioco particolarmente apprezzabile. Si è voluto badare al sodo, scegliendo <strong>l&#8217;affidabile Max</strong>. Dunque per valutare la stagione di Allegri, <strong>il peso dei risultati</strong> è ancora più influente ed inevitabilmente si baserà sull&#8217;esito dell&#8217;ultima giornata.</p>



<p class="has-text-align-center"><a href="https://www.allmilan.it/cardinale-investitori-milan/">LEGGI ANCHE: La posizione di Cardinale sull’ingresso di altri investitori nel Milan</a></p>



<p>Chiudere con 73 punti e il terzo posto in classifica vorrebbe dire portare a casa una stagione da 6/6,5, in cui il Milan ha comunque ottenuto un <strong>discreto quantitativo di punti</strong>, lottando per 30 partite circa con l&#8217;Inter per lo scudetto. E <strong>30 partite non possono essere un caso</strong>, vuol dire aver fatto l&#8217;80% del campionato quasi sul ritmo dei nerazzurri.</p>



<p>Tuttavia questo discorso perderebbe ogni valore <strong>se il Milan contro il Cagliari dovesse clamorosamente sprofondare</strong> e perdere la qualificazione alla massima competizione europea dell&#8217;anno prossimo. Uno scenario davvero beffardo e probabilmente anche ingiusto per una squadra che, dalla 4ª alla 35ª giornata ha sempre occupato uno dei primi tre posti della classifica. Tre giorni e tutto sarà chiaro, nel frattempo la squadra ha imboccato <strong>l&#8217;unica strada percorribile in queste situazioni: quella dell&#8217;unità</strong>. L&#8217;idea del ritiro è stata proposta e condivisa da tutto il gruppo, che non vuole lasciare nulla al caso e userà il ritiro probabilmente anche per aiutare a isolarsi da tutto il &#8220;rumore&#8221; che circonda il Milan.</p>



<p>Dopodiché sarà davvero <strong>il tempo dei giudizi e dei possibili cambiamenti</strong>. E come sempre servirà tanto equilibrio e raziocinio per capire come migliorare ciò che di positivo si è visto quest&#8217;anno.</p>



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<p>L'articolo <a href="https://www.allmilan.it/milan-cagliari-allegri-editoriale/">È stato preso per ottenere risultati: è inevitabile che il giudizio su Allegri si baserà su Milan-Cagliari</a> proviene da <a href="https://www.allmilan.it">AllMilan.it</a>.</p>
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		<title>Cardinale, non hai commesso errori: è il modello che non funziona! Il Milan va affidato a chi sa cos&#8217;è il Milan</title>
		<link>https://www.allmilan.it/cardinale-non-hai-commesso-errori-e-il-modello-che-non-funziona-il-milan-va-affidato-a-chi-sa-cos-e-il-milan/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Raffaele]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 16:01:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[PRIMA PAGINA]]></category>
		<category><![CDATA[acmilan]]></category>
		<category><![CDATA[allmilan]]></category>
		<category><![CDATA[Cardinale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel periodo più buio e delicato della storia del Milan, torna a parlare dopo un lungo periodo d&#8217;assenza il proprietario del club Gerry Cardinale. Il patron di RedBird ha tentato di ricompattare un ambiente che si è sfaldato come un vasetto d&#8217;argilla con delle dichiarazioni contradditorie, provocando l&#8217;effetto opposto sperato sulla piazza. Insomma, non una [&#8230;]</p>
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<p>Nel periodo più buio e delicato della storia del <strong>Milan</strong>, torna a parlare dopo un lungo periodo d&#8217;assenza il proprietario del club <strong>Gerry Cardinale</strong>. Il patron di RedBird ha  tentato di ricompattare un ambiente che si è sfaldato come un vasetto d&#8217;argilla con delle dichiarazioni contradditorie, provocando l&#8217;effetto opposto sperato sulla piazza. Insomma, non una delle mosse migliori. Ma andiamo ad analizzare una piccola parte di quanto detto: </p>



<p><a href="https://www.allmilan.it/moretto-arrivano-novita-sul-fronte-tare-milan-i-dettagli/">LEGGI ANCHE &#8211; Moretto, arrivano novità sul fronte Tare-Milan: i dettagli</a></p>



<p><em>&#8220;<strong>Esiste una narrativa secondo cui io penserei solo ai soldi e non a vincere</strong>. <strong>È assurdo</strong>. Negli ultimi tre anni <strong>da quando ho acquisito il Milan, abbiamo speso più di qualsiasi altra squadra di A sul mercato</strong>. Non aver conquistato lo<strong> scudetto è una delusione</strong>. E se non entriamo nelle prime quattro sarà un fallimento. Per me, vincere una priorità. Sempre. <strong>Commettere errori? Certo che ne ho commessi</strong>&#8220;.</em></p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" width="1024" height="686" src="https://www.allmilan.it/wp-content/uploads/2026/03/02-scaled-e1773013244885-1024x686.jpg" alt="" class="wp-image-104931" style="width:488px;height:auto" srcset="https://www.allmilan.it/wp-content/uploads/2026/03/02-scaled-e1773013244885-1024x686.jpg 1024w, https://www.allmilan.it/wp-content/uploads/2026/03/02-scaled-e1773013244885-300x201.jpg 300w, https://www.allmilan.it/wp-content/uploads/2026/03/02-scaled-e1773013244885-768x514.jpg 768w, https://www.allmilan.it/wp-content/uploads/2026/03/02-scaled-e1773013244885.jpg 1440w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Partiamo da qui, dal calciomercato. Il Milan è figlio di un altro mercato fallimentare, non solo perché il denaro non è stato reinvestito al meglio ma perché l&#8217;intento non è stato quello di costruire una <strong>squadra vincente</strong>, da scudetto, ma che potesse raggiungere il quarto posto con tranquillità. Dopo un girone d&#8217;andata oltre le aspettative, Allegri ha chiesto<strong> due innesti</strong> per continuare a competere che<strong> non sono arrivati</strong>, le ambizioni conclamate <strong>sono crollate</strong> e il campo ha mostrato tutte le <strong>fragilità </strong>di un <strong>Milan mal supportato</strong>. Sul mercato i rossoneri hanno incassato <strong>175 mln</strong>, reinvestendone <strong>170 circa</strong>, ciò significa che <strong>l&#8217;investimento da parte della proprietà</strong> è stato pari a 0. Dunque appare azzardato definire il Diavolo come il club che ha investito e speso di più in Serie A. </p>



<p><strong>Caro Cardinale</strong>, <strong>non si tratta di errori</strong>, ma di <strong>modello fallimentare</strong>. Per vincere e ambire a competere <strong>servono investimenti seri e mirati</strong>. Nessun club italiano può permettersi di spendere e spandere ma pensare ogni anno di stravolgere tutto è deleterio. Si vuole continuare su questa strada ? <strong>Si affidi il Milan a chi ha il Milan nel cuore e a chi sa cosa serve per crescere</strong>. Un Presidente che riconosce i propri errori <strong>richiamerebbe su due piedi Paolo Maldini</strong> con un biglietto di scuse ma sappiamo che per diverse ragioni è pura <strong>utopia</strong>. </p>



<p><strong>Da chi ripartirei? Adriano Galliani</strong>. Un uomo di calcio, che ha già vinto, che ha peso politico e soprattutto che ha l&#8217;autorità per far rispettare ad ognuno il suo ruolo senza alcuna intromissione. <strong>Galliani saprebbe gestire l&#8217;assenza di un Presidente</strong> <strong>che spesso fa rima con una lotta interna di potere</strong>. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.allmilan.it/wp-content/uploads/2023/07/Galliani-1024x576.jpeg" alt="" class="wp-image-27911" style="width:493px;height:auto" srcset="https://www.allmilan.it/wp-content/uploads/2023/07/Galliani-1024x576.jpeg 1024w, https://www.allmilan.it/wp-content/uploads/2023/07/Galliani-300x169.jpeg 300w, https://www.allmilan.it/wp-content/uploads/2023/07/Galliani-768x432.jpeg 768w, https://www.allmilan.it/wp-content/uploads/2023/07/Galliani.jpeg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Questa volta<strong> la rivoluzione dovrà essere totale</strong>, altrimenti <strong>si cambierà nuovamente per non cambiare niente</strong>. </p>



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<p></p>
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		<title>L&#8217;Immortale!</title>
		<link>https://www.allmilan.it/immortale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Camillo Facchino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 18:16:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[PRIMA PAGINA]]></category>
		<category><![CDATA[editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[milan]]></category>
		<category><![CDATA[moncada]]></category>
		<category><![CDATA[prima pagina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi è l’Immortale? Ci viene in aiuto la Treccani che lo definisce, in riferimento agli dèi pagani, “colui che non è mortale, che non è soggetto alla morte”. In pratica, qualcuno che non condivide con gli altri esseri umani il limite del viaggio terreno, il concetto di alfa e omega. Spesso, però, l’immortalità è anche [&#8230;]</p>
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<p><strong>Chi è l’Immortale?</strong> Ci viene in aiuto la Treccani che lo definisce, in riferimento agli dèi pagani, <em>“colui che non è mortale, che non è soggetto alla morte”. </em>In pratica, qualcuno che non condivide con gli altri esseri umani il limite del viaggio terreno, il concetto di alfa e omega. Spesso, però, <strong>l’immortalità è anche una convinzione autoindotta</strong>: una forma di autoregolazione che nasce dalle dinamiche relazionali, dagli eventi professionali alimentati dalle proprie azioni e dai propri pensieri.</p>



<p>Edward Young, poeta e drammaturgo inglese vissuto tra Seicento e Settecento, espresse un pensiero antesignano di quel concetto di immortalità oggi attribuibile a un dirigente rossonero: <em><strong>“Ogni uomo crede che tutti gli uomini siano mortali, tranne lui”.</strong></em></p>



<p>Dal 2018 a oggi <strong>Geoffrey Moncada</strong> ha visto avvicendarsi proprietari, dirigenti apicali, allenatori e calciatori, attraversando indenne continue rivoluzioni societarie. Mai oggetto, mai bersaglio di contestazioni da parte del popolo milanista. E allora viene spontaneo chiedersi: <strong>come potrebbe Moncada non fare propria la massima di Edward Young?</strong> <strong>Come potrebbe l’<em>enfant prodige </em>dello scouting francese non sentirsi addosso il privilegio dell’immortalità?</strong></p>



<p>Classe 1986, a soli 26 anni inizia la carriera da capo match analyst del Monaco. Dopo appena due stagioni, nel 2015, diventa capo osservatore del club monegasco, conquistando notorietà per aver individuato, a soli 12 anni, tra le fila del Bondy, un ragazzino di nome <strong>Kylian Mbappé.</strong></p>



<p class="has-text-align-center"><strong><a href="https://www.allmilan.it/petizione-contro-furlani-superate-le-50-mila-firme-cresce-la-protesta-dei-tifosi-del-milan/">LEGGI QUI &#8211; LA PROTESTA CONTINUA: LE ULTIME</a></strong></p>



<p>Da lì la nomea di <strong><em>“fenomeno” </em>dello scouting</strong> fa rapidamente il giro d’Europa. Il nuovo Milan targato Elliott lo strappa al Principato dopo sette anni, portandolo a Casa Milan il 5 dicembre 2018. <strong>Colpisce subito il suo metodo di lavoro:</strong> approccio innovativo, database sterminati di giovani talenti scovati in provincia e valorizzati fino a generare importanti plusvalenze.</p>



<p>Il nuovo corso rossonero, fondato sulla sostenibilità economica e sulla valorizzazione dei giovani, non poteva lasciarsi sfuggire un profilo del genere. Per quattro stagioni <strong>Moncada guida l’area scouting</strong>, considerata vitale dagli americani. Il suo modus operandi, unito a capacità relazionali particolarmente apprezzate, lo rende un <strong>interlocutore gradito soprattutto</strong> ai protagonisti dell’era RedBird: <strong>Cardinale e Furlani su tutti.</strong></p>



<p>Nel <strong>giugno 2023 arriva così la promozione a Direttore Tecnico.</strong> Sarà un vizio tutto francese, ma come <em>Napoleone</em> nel 1804, tre anni fa Moncada sembra essersi idealmente auto-incoronato, avvolgendosi in una speciale porpora immortale. Oppure, volendo usare un riferimento più <em>pop</em>, è diventato l’alter ego calcistico di Ciro Di Marzio in Gomorra. <strong>Appunto: l’Immortale.</strong></p>



<p>Torniamo allora alle sue <strong>tre stagioni da Direttore Tecnico.</strong></p>



<p>Nelle sue mansioni rientra la <strong>supervisione della linea progettuale tecnica affidata ai direttori sportivi</strong>, prima D’Ottavio, oggi Tare, passando nel mezzo per la figura ibrida rappresentata da Ibrahimovic nella stagione 2024/25, <strong>dei quali è responsabile e supervisore. </strong>Come se nelle sue mani convivessero potere legislativo ed esecutivo applicati al calcio. <strong>Ideatore, garante e responsabile della macchina sportiva rossonera.</strong></p>



<p><strong>Eppure, in tutte le narrazioni rivoluzionarie che ogni anno travolgono il Milan, dov’è il suo nome?</strong></p>



<p>Alla fine della stagione <strong>2023/24</strong>, la prima senza Maldini, Massara e Gazidis, il capro espiatorio dei mancati risultati sportivi fu Stefano Pioli, ormai considerato a fine ciclo, insieme all’assenza di una figura-bandiera come Maldini capace di trasmettere milanismo allo spogliatoio. La stagione si chiuse con la Curva Sud vuota e con lo striscione <strong><em>“Il rumore del silenzio”</em> del 5 maggio 2024.</strong> Un epilogo che non rimase isolato. La coreografia umana <strong><em>“Go Home”</em> del 24 maggio 2025 </strong>accompagnò una giornata di protesta che vide migliaia di tifosi radunarsi prima a Casa Milan e poi dirigersi in corteo verso San Siro al grido di: <em><strong>“Ibra, Furlani, Scaroni, vogliamo le dimissioni. Non servono più spiegazioni: voi dovete andarvene”.</strong></em></p>



<p><strong>Manca qualcuno nominativo in questo coro? </strong>Certo che sì.</p>



<p>E il lavoro da Direttore Tecnico prosegue indisturbato anche in questa stagione, culminata domenica scorsa, <strong>10 maggio 2026</strong>, con la terza contestazione consecutiva della Curva Sud e con il settore nuovamente vuoto. Stavolta il bersaglio è stato l’amministratore delegato Giorgio Furlani: <strong><em>“G.F. Out”.</em></strong></p>



<p>Ciò che lascia basiti è <strong>come Moncada riesca sistematicamente a rimanere fuori da qualsiasi forma di narrazione critica.</strong></p>



<p>In tre anni da Direttore Tecnico ha avallato quasi cento operazioni di mercato tra entrate e uscite. Da interlocutore credibile sul piano tecnico e strategico, ha salutato Elliott e accolto RedBird; ha condiviso progetti con Gazidis e oggi con Furlani.</p>



<p>Ha collaborato e/o scelto cinque figure dirigenziali dell’area sportiva, Maldini, Massara, D’Ottavio, Ibrahimovic e Tare, e quattro allenatori: Pioli, Fonseca, Conceicao e Allegri. E non è finita qui. All’orizzonte si intravede già la possibilità di un sesto dirigente e di un quinto allenatore. Alcuni arrivano perfino a mettere in discussione lo stesso Giorgio Furlani.</p>



<p><strong>Lui no. Lui è sempre lì.</strong></p>



<p>Innominato. Intoccabile. Illimitato. Ingiudicato&#8230; <strong>Immortale!</strong></p>



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		<title>Inserire moneta e salvate il Milan</title>
		<link>https://www.allmilan.it/inserire-moneta-e-salvate-il-milan/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni D'Elia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2026 09:10:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[PRIMA PAGINA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sconfitta contro l&#8217;Atalanta è soltanto l&#8217;ultima fotografia di un Milan fragile, irriconoscibile. Una squadra che si è totalmente smarrita inspiegabilmente. A San Siro è andata in scena una serata che racconta tanto, forse tutto, sul momento che stanno vivendo i rossoneri. La contestazione a Giorgio Furlani, i fischi alla squadra, la Curva Sud che [&#8230;]</p>
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<p>La sconfitta contro l&#8217;Atalanta è soltanto <strong>l&#8217;ultima fotografia di un Milan fragile</strong>, irriconoscibile. Una squadra che si è totalmente smarrita inspiegabilmente.</p>



<p>A San Siro è andata in scena una serata che racconta tanto, forse tutto, sul momento che stanno vivendo i rossoneri. La <strong>contestazione a Giorgio Furlani, i fischi alla squadra</strong>, la Curva Sud che lascia lo stadio al terzo gol dell&#8217;Atalanta. Scene che fanno male al cuore per chi ha il rossonero che scorre prepotentemente nelle vene.</p>



<p>Ma ci tengo ad analizzare questo momento tragico, calcisticamente parlando, con lucidità. È un Milan che <strong>ha perso soprattutto l&#8217;unità</strong>, che era stata la vera forza nel girone d&#8217;andata.</p>



<p class="has-text-align-center"><a href="https://www.allmilan.it/adani-senza-filtri-squadra-che-dovrebbe-scucirsi-lo-stemma-dal-petto/">LEGGI ANCHE: Adani senza filtri: “Squadra che dovrebbe scucirsi lo stemma che ha sulla maglia!”</a></p>



<p>Ognuno appare concentrato sul proprio futuro più che sul bene collettivo. Una società senza certezze, un allenatore in bilico, giocatori simbolo come Leao ormai distante dall’ambiente e consapevole che il rapporto con i tifosi appare irricucibile.</p>



<p>Un discorso simile si può fare per Pulisic. L&#8217; americano, infatti, non trova la via del gol addirittura dallo scorso dicembre e, negli ultimi mesi, il suo atteggiamento non è apparso sempre impeccabile. Prima gli screzi proprio con Leao, poi il presunto risentimento al gluteo emerso poco prima dell’ultima partita: episodi che hanno inevitabilmente alimentato dubbi e polemiche attorno al suo momento.<br>La sensazione è quella di <strong>un giocatore con la testa già proiettata verso il Mondiale</strong>, lontano parente del Pulisic brillante e decisivo che i tifosi rossoneri avevano imparato ad apprezzare in passato.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="575" src="https://www.allmilan.it/wp-content/uploads/2025/09/pulisic-francesco-1-1024x575.jpeg" alt="" class="wp-image-91575" style="aspect-ratio:1.7809439002671417;width:483px;height:auto" srcset="https://www.allmilan.it/wp-content/uploads/2025/09/pulisic-francesco-1-1024x575.jpeg 1024w, https://www.allmilan.it/wp-content/uploads/2025/09/pulisic-francesco-1-300x169.jpeg 300w, https://www.allmilan.it/wp-content/uploads/2025/09/pulisic-francesco-1-768x432.jpeg 768w, https://www.allmilan.it/wp-content/uploads/2025/09/pulisic-francesco-1-1536x863.jpeg 1536w, https://www.allmilan.it/wp-content/uploads/2025/09/pulisic-francesco-1.jpeg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
</div>


<p>Davanti si segna col contagocce, dietro si concede troppo. Le responsabilità sono di tutti, compreso l&#8217;allenatore, che nelle ultime settimane ha lasciato per strada troppi punti. Addirittura una sola vittoria nelle ultime 6 gare, numeri raccapriccianti.</p>



<p>Ma certe crepe partono inevitabilmente dall’alto. Parte sempre e tutto dal manico. Perché se una qualificazione Champions che sembrava blindata è diventata improvvisamente un rischio concreto, allora significa che dentro questo club qualcosa si è rotto profondamente. E oggi la verità è una sola: questa non è più una squadra da &#8220;Milan&#8221;.</p>



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		<title>Da “Milano siamo noi” all’ennesima primavera rossonera di rabbia e frustrazione. Sorge un sospetto</title>
		<link>https://www.allmilan.it/milano-siamo-noi-ennesima-primavera-rossonera-di-rabbia-frustrazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Camillo Facchino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 14:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[PRIMA PAGINA]]></category>
		<category><![CDATA[acmilan]]></category>
		<category><![CDATA[allmilan.it]]></category>
		<category><![CDATA[editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[milan]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.allmilan.it/?p=109341</guid>

					<description><![CDATA[<p>Non è la prima volta che la Milano rossonera vive la sua primavera osservando, tra rabbia e malinconia, i festeggiamenti dell’altra sponda calcistica della città.Una frustrazione amplificata da numeri che, anno dopo anno, si fanno sempre più impietosi. “Milano siamo noi”: un refrain conteso e inflazionato nel repertorio delle due curve, oserei dire, quasi logoro. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Non è la prima volta che la Milano rossonera vive la sua primavera osservando, tra rabbia e malinconia, i festeggiamenti dell’altra sponda calcistica della città.<br>Una frustrazione amplificata da numeri che, anno dopo anno, si fanno sempre più impietosi.</p>



<p><em>“<strong>Milano siamo noi</strong>”:</em> un <em>refrain</em> conteso e inflazionato nel repertorio delle due curve, oserei dire, quasi logoro. Eppure, negli ultimi vent’anni, sembra tristemente destinato ad essere depositato alla SIAE neroazzurra.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il sorpasso in vent’anni: dai numeri al campo</strong></h2>



<p>Al termine della stagione <strong>2004/05 l&#8217;albo d&#8217;oro </strong>parlava chiaro: <strong>17 scudetti Milan contro i 13 dei cugini. </strong>Dominio corredato da un paio di euroderby vinti, Champions e trofei varie. Insomma un divario incontrastato che, come spesso si diceva in quegli anni, non sarebbe bastata una nuova vita per colmarlo. Infatti non è servito attendere nuove ere geologiche. Sono bastati venti anni.</p>



<p>Nel frattempo, le invasioni rossonere in Piazza Duomo si sono contate sulle dita di una mano (appena due), mentre i <em>“cugini” </em>hanno festeggiato otto volte. Con un pizzico di autoironia, si potrebbe dire che <strong><em>“il tempo passa quando ci si diverte”</em>.</strong></p>



<p class="has-text-align-center"><strong><a href="https://www.allmilan.it/bilancio-2026-possibile-chiusura-in-passivo-ripercussioni-sul-mercato/">LEGGI ANCHE &#8211; Bilancio 2026, possibile chiusura in passivo: le ripercussioni sul mercato</a></strong></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dall’illusione al crollo: una stagione simbolo</strong></h2>



<p>Battute (non richieste) a parte. Il livello di scoramento che nelle ultime ore sta montando tra i tifosi, tocca vette mai esplorate nemmeno dopo la seconda stella consegnata al termine dell&#8217;ennesimo derby perso o la sconfitta nella doppia stracittadina europea. Si è commesso l&#8217;errore di pensare che si fosse prossimi ad un cambio di rotta. Forse l&#8217;arrivo di un campione come Modric, Rabiot, il rinnovo di Maignan.</p>



<p>I primi quattro mesi di stagione da vertice, avevano fatto si che il tifoso milanista si distogliesse dallo sgradevole realismo in ragione di quella dolcezza che solo l&#8217;illusione sa regalare. Non è un caso che <strong><em>&#8220;l&#8217;illusione è il primo di tutti i piaceri&#8221;</em>. </strong>E a quel piacere ci si era fatta la bocca dimenticando i deliri estivi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Mercato e strategia: il corto respiro del progetto</strong></h2>



<p><strong>Casa Milan e Milanello sono apparsi negli ultimi anni come un hotel a cinque stelle con porte girevoli sempre in movimento. </strong>Entrate e uscite continue, senza una direzione chiara. Con un’aggravante evidente, quella di una gestione frammentata, a doppio binario, segnale di un passato che non ha insegnato abbastanza. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Una rosa corta nei numeri e discutibile nella qualità che in prospettiva necessiterebbe di un ribaltamento importante. L&#8217;ennesimo!</p>



<p><strong>La gestione RedBird, capeggiata da Gerry Cardinale e Giorgio Furlani,</strong> ha costruito squadre capaci di accumulare distacchi dal vertice fino a 20 punti, seguendo strategie di mercato rigidamente ancorate a parametri economici. A dimostrazione di un <strong>progetto sportivo ben lontano dalla sola di idea di poter essere competitivo.</strong></p>



<p>Via calciatori importanti al giusto prezzo, rimpiazzati da tutti coloro che rientravano nella regola dei 25 milioni per cartellino. <strong>E me lo chiamano progetto&#8230;</strong> </p>



<p>A garanzia, prima un <strong>gruppo di lavoro</strong> capeggiato dall&#8217;<strong><em>enfant prodige</em> dello scouting</strong>. Successivamente una auto investita divinità pagana che contava di riscrivere il <em><strong>Libro della Genesi nel Vecchio testamento Rossonero</strong>.</em></p>



<p>Fa seguito un <strong>DS a furor di popolo</strong>. Incontrato, poi congelato in attesa di risposte da altri profili forse considerati più idonei al duo di cui sopra. Infine accolto a Casa Milan con lo stesso piacere che si prova nell&#8217;improvvisata, a tarda sera, di un ex compagno di scuola che bussa alla porta senza preavviso. E mentre il quadro si compone, resta sullo sfondo anche la figura del presidente <strong>Paolo Scaroni</strong>, meritevole di una successiva analisi più approfondita.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Da club guida a inseguitore: cosa resta del Milan?</strong></h2>



<p>Il Milan non è stato grande solo per i risultati, ma per la sua struttura. Un club capace di dettare linee guida, dentro e fuori dal campo. Strategia e comunicazione leader in Europa. Grandi giocatori e successi conseguenza di un&#8217;organizzazione societaria che dava sicurezza a tutto l&#8217;ambiente, anche e soprattutto dopo stagioni difficili e senza trofei in bacheca. <strong>A capo un progetto di futuro che vedeva la vittoria come unica ragione per un&#8217;esistenza sportiva appagante.</strong></p>



<p><strong>Oggi invece si soffoca l&#8217;ambizione </strong>già dall&#8217;estate ponendosi come traguardo soddisfacente una qualificazione in Champions che mortifica la storia di questo club per due motivi. Il primo è espresso qualche riga sopra. Il secondo è in stretta relazione con la cifra tecnica dei vari progetti partoriti da Casa Milan nelle ultime stagioni. <strong>Andare in Champions, a quale prezzo? Con quale ruolo? Quale ambizione?</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il sospetto: un ridimensionamento calcolato?</strong></h2>



<p>Prende forma un dubbio sempre più concreto. <strong>E se un piazzamento fuori dalle prime posizioni fosse funzionale al sistema? </strong>Comincio a sospettare che un ottavo posto ogni paio di stagioni, possa essere manna dal cielo per la gestione a stelle e strisce. Così facendo si possono giustificare cessioni eccellenti (bisogna fare cassa senza introiti Champions), soffocando per l&#8217;anno successivo le aspettative di vittoria parlando, dal primo giorno del ritiro, di qualificazione alla massima competizione europea come unico traguardo stagionale plausibile.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Chi sbaglia paga. Ma davvero?</strong></h2>



<p>La storia di questi ultimi quattro anni RedBird ci ha abituati ad un modus operandi. <strong>La gestione Cardinale ha lanciato un messaggio chiaro: chi sbaglia paga. </strong>Pertanto risulta difficile immaginare che nello sport possa esistere gente che giochi solo per partecipare (o guadagnare) mentre vincere o perdere siano la stessa cosa. <strong>Cardinale stesso ha insegnato che nell&#8217;azienda Milan, chi non porta risultati (quali?) è fuori.</strong> Sono andati via Gazidis, Maldini, Boban, Massara, Pioli, Fonseca, Conceicao, oltre che decine di calciatori perché il loro operato è stato ritenuto fallimentare o perlomeno non consono alla storia di questo club.</p>



<p>Allora mi chiedo, <strong>cosa hanno ancora da dare quei due o tre dirigenti sopravvissuti alla diaspora rossonera di questi anni? </strong>Sarebbe opportuno riconsiderare la posizione dei vari Furlani, Moncada, Ibra, Scaroni, unici punti di continuità con questi tre anni di rivoluzioni</p>



<p>Sono gradite risposte visto che al momento, oltre alle imbarazzanti e centellinate frasi di circostanza, da Casa Milan echeggia costante un silenzio fastidioso.</p>



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		<title>Cercasi risposte. Cardinale e i suoi uomini diano una spiegazione. Basta scudetti del bilancio</title>
		<link>https://www.allmilan.it/cardinale-scudetto-bilancio-editoriale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni D'Elia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 14:20:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[PRIMA PAGINA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è una verità scomoda che aleggia da tempo sopra il Milan, e non è certo emersa all’improvviso. Era lì, visibile a chiunque volesse guardarla davvero. Ma il tifo, si sa, è anche un atto d’amore: e l’amore, spesso, porta a chiudere gli occhi, a spostare i problemi sotto il letto, dentro un armadio, in qualsiasi [&#8230;]</p>
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<p>C’è una verità scomoda che aleggia da tempo sopra il Milan, e non è certo emersa all’improvviso. Era lì, visibile a chiunque volesse guardarla davvero. Ma il tifo, si sa, è anche un atto d’amore: e l’amore, spesso, porta a chiudere gli occhi, a spostare i problemi sotto il letto, dentro un armadio, in qualsiasi angolo lontano dalla realtà.</p>



<p>Eppure,<strong> i problemi del Milan non sono nuovi</strong>. Si trascinano da anni, con nomi diversi ma radici identiche. L’ultima estate aveva portato con sé <strong>una ventata di entusiasmo</strong>, alimentata dall’arrivo di Massimiliano Allegri. Ma più che entusiasmo si trattava semplicemente di un leggero spiraglio di sole in un fitto inverno milanese.</p>



<p class="has-text-align-center"><a href="https://www.allmilan.it/milan-fischi-indirizzati-a-leao-anche-al-mapei-cresce-la-tensione-con-i-tifosi/">LEGGI ANCHE: Milan, fischi indirizzati a Leão anche al Mapei: cresce la tensione con i tifosi?</a></p>



<p>E le cose inizialmente sembravano anche andare per il verso giusto. Una squadra che ha <strong>overperformato nel girone d&#8217;andata</strong> e una mentalità &#8211; almeno da parte dell&#8217;allenatore &#8211; che sembrava essere tornata quella di qualche anno prima, quando per intenderci in tribuna sedeva ancora il Milan in persona. Paolo Maldini.</p>



<p>Ma pian piano quell&#8217;entusiasmo si è sgretolato. Quando sono arrivati i momenti decisivi, quando il sogno scudetto ha iniziato a incrinarsi, <strong>sono emersi tutti i limiti di una rosa incompleta</strong>, di richieste tecniche rimaste inascoltate e scelte di mercato senza logica che non hanno alzato il livello della rosa.</p>



<p>Allora è troppo facile prendersela ogni anno con qualcuno di diverso. Prima era colpa di Pioli, poi di Fonseca, successivamente della rosa, poi di Conceicao, oggi di Allegri. No, non è cosi. <strong>Parte sempre e tutto dal manico</strong>.</p>



<p>Capisco, da giornalista e da osservatore attento del mondo AC Milan, quanto oggi<strong> sia fondamentale trovare un equilibrio tra sostenibilità economica e ambizione sportiva</strong>. In una realtà grande e gloriosa come quella rossonera, <strong>le due cose dovrebbero viaggiare insieme</strong>: vincere e mantenere i conti in ordine non sono obiettivi in contraddizione, ma parti dello stesso percorso.</p>



<p>Il problema, però, è che negli ultimi anni questo equilibrio si è spezzato. La sensazione, sempre più evidente, è che <strong>a Milanello si sia scelto di privilegiare una sola direzione: quella del bilancio</strong>. Una scelta incomprensibile per una squadra che ha viziato il mondo intero.</p>



<p>Allora Cardinale e i suoi uomini diano una risposta a tutta questa gente. Diano una spiegazione a chi ieri in piena festa scudetto nerazzurra, si trovava sui bus in tutta Italia di ritorno da Reggio Emilia. E se non si è in grado di cambiare questo trend: <strong>LIBERATE IL MILAN</strong>.</p>



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		<title>L&#8217;Italia è pronta per una partita come PSG-Bayern? Fonseca l&#8217;anno scorso ci ha provato. E vi lascio una domanda&#8230;</title>
		<link>https://www.allmilan.it/psg-bayern-fonseca-milan/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Greco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 15:30:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[PRIMA PAGINA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Servono gli ultimi dieci scontri diretti tra Milan e Juve per mettere insieme nove reti segnate, a PSG e Bayern Monaco ieri sera sono bastati 51&#8242;, visto che tutti i gol sono arrivati tra il 17&#8242; e il 68&#8242;. La partita di ieri rappresenta forse il manifesto perfetto di cosa stia diventando il calcio europeo, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.allmilan.it/psg-bayern-fonseca-milan/">L&#8217;Italia è pronta per una partita come PSG-Bayern? Fonseca l&#8217;anno scorso ci ha provato. E vi lascio una domanda&#8230;</a> proviene da <a href="https://www.allmilan.it">AllMilan.it</a>.</p>
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<p>Servono gli ultimi dieci scontri diretti tra Milan e Juve per mettere insieme <strong>nove reti</strong> segnate, <strong>a PSG e Bayern Monaco ieri sera sono bastati 51&#8242;</strong>, visto che tutti i gol sono arrivati tra il 17&#8242; e il 68&#8242;.</p>



<p>La partita di ieri rappresenta forse il manifesto perfetto di cosa stia diventando il calcio europeo, soprattutto quando scendono in campo squadre come PSG, Bayern, Real Madrid, City e Barcellona. Forse <strong>sono proprio queste cinque formazioni ad incarnare alla perfezione questo nuovo modo di fare calcio</strong> basato su uno contro uno anche in fase difensiva, tantissimi giocatori portati sulla trequarti avversaria e poco tatticismo. Il 5-4 di ieri, il 4-3 tra Barcellona e Inter dell&#8217;anno scorso, il 4-3 tra City e Real del 2022 sono solo alcuni esempi di sfide che stanno diventando sempre più frequenti quando ad affrontarsi sono queste compagini.</p>



<p class="has-text-align-center"><a href="https://www.allmilan.it/occasione-da-non-sprecare-ora-serve-dimostrare-il-proprio-valore/">LEGGI ANCHE: Occasione da non sprecare: ora serve dimostrare il proprio valore</a></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il caso Fonseca</h2>



<p>Ma la domanda che mi sorge spontanea a questo punto è una: <strong>in Italia siamo pronti per questo tipo di calcio?</strong> Perché non mi sembra un&#8217;eresia dire che <strong>Paulo Fonseca</strong> ad inizio stagione dell&#8217;anno scorso <strong>avesse provato a dare al Milan un gioco molto europeo</strong>, spregiudicato e incentrato sugli uno contro uno. E i risultati si sono visti sin dalle prime partite del campionato scorso: due gol subiti contro Torino, Parma e Lazio e la costante sensazione di poter sempre essere vulnerabili. Ma allo stesso tempo <strong>nelle prime sei giornate dell&#8217;anno passato il Milan aveva segnato la bellezza di 14 gol</strong> (pensate che nelle 15 partite del girone di ritorno di quest&#8217;anno, le reti segnate dal Diavolo sono 16, giusto per rendere l&#8217;idea), portando a casa anche vittorie per 4-0 o 3-0 contro Venezia e Lecce, e vincendo con ampio merito il derby.</p>



<p>Però alla lunga <strong>quella spregiudicatezza non ha portato i frutti sperati</strong>, con il Milan che ha continuato ad alternare, anche a distanza di pochi giorni, prestazioni incredibili, come il successo per <strong>3-1 a Madrid contro il Real, a passi falsi rumorosi come il 3-3 di Cagliari</strong>. Ricordiamo tutti quale fosse il racconto mediatico di quel Milan: una <strong>squadra priva di equilibrio, fragile mentalmente ed esposta agli attacchi avversari</strong>. Il problema fondamentale della Serie A è uno: che per giocare partite come quelle di ieri <strong>serve la volontà da parte di entrambe le squadre di fare una partita di questo tipo</strong>. Ma in Italia non accadrà mai, perché le &#8220;provinciali&#8221; o le squadre di media classifica sono ben consapevoli di avere molte più chance di far punti chiudendosi a testuggine piuttosto che affrontando a viso aperto squadre più forti di loro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una domanda finale</h2>



<p>E non è un caso che <strong>con l&#8217;arrivo di un allenatore come Allegri</strong>, che fa dell&#8217;equilibrio il proprio punto di forza, <strong>il Milan abbia fatto molto meglio dello scorso anno </strong>(nonostante una rosa complessivamente inferiore). Tutto si riassume con una domanda, di cui lascio a voi la risposta: <strong>al 57&#8242; di ieri sera il PSG era sopra 5-2, aveva quasi ipotecato la qualificazione</strong>; poteva chiudersi un po&#8217; di più in difesa con un blocco un po&#8217; più basso per provare a ripartire in contropiede. Invece non lo ha fatto, continuando a giocare a viso apertissimo e concedendo due gol (di cui uno subito con la difesa a dir poco aperta).</p>



<p>Se foste stati dei tifosi parigini, <strong>avreste accolto questi due gol con rilassatezza &#8220;perché fa parte del nostro stile di gioco&#8221;, oppure avreste detto &#8220;certo che potevamo difendere con più attenzione</strong>&#8220;? Se la vostra risposta corrisponde alla prima opzione, allora siete davvero pronti per il calcio europeo di ieri.</p>



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