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La sfida più difficile per Conceiçao non è dentro il campo

Conceicao

Chissà che idea si era fatto Sergio Conceiçao del Milan nel momento in cui aveva deciso di accettare il progetto rossonero. Partiamo da un aspetto fondamentale e che non può essere ignorato all’inizio di un qualsiasi tipo di analisi. Il Milan è una squadra molto forte, con una rosa di livello assoluto e una condizione economica positiva. Questi sono dati di fatto certificati sia dai picchi di risultati avuti dal Milan in questa stagione (oltre al rendimento generale delle ultime annate), sia dalla situazione oggettivamente positiva del bilancio rossonero. Allora sorge spontanea una domanda: come mai è così difficile essere l’allenatore del Milan?

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Pioli nel 2024 aveva ormai un rapporto burrascoso con i tifosi, nonostante il successo del 2022. Con Fonseca l’amore non è mai sbocciato, mentre Conceiçao si sta ambientando in queste settimane, anche se il primo impatto sembra positivo. Tuttavia credo che il tecnico portoghese stia vivendo sulla propria pelle alcune esperienze che possono far intuire cosa non funziona all’interno dell’ambiente. Partiamo dalla metodologia di comunicazione della dirigenza. Questo aspetto era già stato molto criticato sotto la gestione Fonseca, con il tecnico portoghese completamente abbandonato nelle ultime partite da un punto di vista mediatico, fino ad arrivare al tragicomico punto di mandarlo in conferenza stampa praticamente da esonerato.

Tutti vorrebbero una dirigenza un po’ più presente davanti alle telecamere, come faceva Maldini alternandosi a volte con Massara, giusto per rendere l’idea. In fin dei conti i rossoneri possono contare su tre volti noti come Ibra, Furlani e Moncada, gli ultimi due però si sono palesati in pubblico solo dopo il successo in Supercoppa, non una mossa molto coraggiosa. Conceiçao ha già voluto mettere in chiaro la sua opinione sulle interviste prepartita, dichiarando che vorrebbe che se ne occupasse la società. Vediamo se questo appello passerà inosservato oppure no.

La dirigenza rossonera mentre festeggia il successo in Supercoppa

Poi c’è l’aspetto dei tifosi. Forse è un caso, o forse no, ma l’unica partita che Conceiçao non ha vinto con il Milan è anche l’unica che si è giocata a San Siro. Non mi sorprenderei se più di un calciatore fosse rimasto colpito dal fatto che la curva abbia cominciato ad intonare cori contro la proprietà dopo cinque minuti dal fischio d’inizio della prima gara in cui si celebrava il successo in Supercoppa. Guardando il quadro complessivo è evidente che a San Siro tiri un clima strano, tra contestazioni ad una squadra che è indietro in campionato, critiche ad una dirigenza che sembra commettere errori su errori ed una proprietà che sta collaborando (giustamente) affinché l’illegalità non faccia più parte del tifo organizzato; un fatto che è ben noto a tutti ma che concretamente non viene mai realmente combattuto.

Infine c’è il mercato. Il tecnico portoghese non ne ha mai parlato pubblicamente, però alcune mosse lasciano un po’ perplessi, come il fatto di non aver cercato, sin dai mesi scorsi, un mediano in grado di far riposare Fofana e Reijjnders. Inoltre stamattina il Corriere della Sera ha riportato che ci sarebbe stato un duro confronto ieri tra Sergio e la dirigenza. La dirigenza reputava l’offerta della Juve per Tomori piuttosto allettante. 5 milioni per il prestito con obbligo di riscatto a 25. Ma l’ex Porto si sarebbe infuriato davanti alla prospettiva di perdere un elemento importante della squadra. Oltre a rinforzare la principale rivale per la corsa al quarto posto.

Insomma, ci sono tante piccole divergenze e problematiche da affrontare. In mezzo a tutto ciò c’è un allenatore che si è calato sin dal primo giorno con l’indole del condottiero. E con la volontà di portare il Milan fuori da queste acque piuttosto agitate.

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