Il Cagliari mette ancora i bastoni tra le ruote alla stagione del Milan. I rossoneri non trovano i 3 punti dopo la vittoria della Supercoppa italiana ed escono da San Siro con un punteggio di 1-1 che sa di sconfitta. La squadra di Conceicao crea parecchio ma pecca di precisione e trova soprattutto davanti a se un grandissimo Caprile che si rende protagonista di ben 10 parate nell’arco del match. L’allenatore portoghese è stato intervistato nel post partita ai microfoni di Sky Sport, queste le sue parole:
Si aspettava qualcosa di più? Si vedeva che provava a stimolarli più mentalmente che fisicamente
“Sì, è vero. Mi aspettavo molto di più a tutti i livelli. Sono 13 anni che faccio l’allenatore, se paragono la qualità di questo gruppo a quello che abbiamo fatto è stato il primo tempo più debole da quando alleno. Ci è mancato ritmo, qualità, loro sono stati tutti davanti alla porta. Noi dovevamo trovare riferimenti, profondità e non siamo stati così bravi e intelligenti su questo piano. Abbiamo sbagliato qualche occasione, loro hanno sprecato un po’ tempo. Tutti parliamo di spettacolo, l’Italia, queste cose qua. Capisco se la strategia dell’avversario è perdere tempo, ma l’arbitro deve dare più recupero: la stanchezza della Supercoppa e questo modo di fare dell’avversario non sono una scusa, queste cose le dico perché le sento”.
È un problema più tattico, tecnico o mentale?
“Un po’ di tutto. Un po’ mentale, un po’ fisico, dobbiamo fare tanto lavoro per migliorare. Ci sono dei periodi nella partita che non mi sono piaciuti per niente. Dobbiamo uscire da questa situazione, un pareggio è perdere due punti, sono arrabbiato perché se avessimo fatto tutto quello che avevamo preparato ci sarebbe stato… Dobbiamo migliorare e lavorare”.
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Non ho mai visto gli esterni larghi
“È giusto, ci è mancata ampiezza, e quando avevamo questa larghezza eravamo troppo fermi, sembrava che stessimo filmando la partita. Leao contro due o tre ha bisogno di supporto e movimenti diversi, lui e Pulisic dall’altra parte, i terzini anche. C’è tanto da lavorare, hai visto bene, è proprio così. È uno dei problemi, non solo quello”.
Gli attaccanti del Milan sono troppo generosi e poco egoisti sotto porta?
“La sensazione è che loro sono altruisti. Questo va bene, mi piace un giocatore così. Ma ci sono momenti in cui devono essere più semplici, sembra che devono fare il tocco magico, ma il calcio è semplice. Davanti alla porta devi essere egoista, l’esterno deve andare uno contro uno con l’avversario. Cerchiamo cose difficili a volte e a me non piace, il calcio è semplice”.
Ha trovato un gruppo che aveva bisogno di regole e disciplina?
“È il mio modo di fare da tanti anni, non è che arrivo qua e devo farlo per forza. Per me sono cose semplici: orari, allenamento, essere coinvolti nel lavoro giorno per giorno. Se sono qua a metà stagione è perché qualcosa non andava: dobbiamo prenderci tutte le responsabilità. Se saremo rigorosi ed esigenti fuori dal campo allora lo saremo anche in partita”.
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