Il calcio è fatto di tante opinioni, basate su preferenze personali sul tipo di gioco che si apprezza, sopratutto se si parla di Allegri.
Ai giorni nostri con gli attuali mezzi di comunicazione chiunque ha la possibilità di esporre la propria visione su ogni tipo di argomento. Opinioni spesso basate su visioni soggettive, spesso discordanti, ma che rende diversa la visione su allenatori o giocati.
Ci sono stati giocatori che hanno unito ogni tifoso, per l’eleganza e la raffinatezza con cui giocavano, per gli allenatori funziona allo stesso modo. Le loro figure spesso rappresentano un modo di pensare che contrappone due tipi di visione. Il bel gioco spesso pericoloso, il gioco dal basso tanto blasonato e odiato allo stesso tempo. Poiché in molte occasioni puoi rischiare di prendere gol più che evitabili.
Poi ci sono quegli allenatori che vedono guardano solo al risultato. L’unico obiettivo importante, che va al si sopra di come si raggiunge, bello o brutto, non fa differenza, l’efficacia è l’unica cosa che conta. In Italia abbiamo davanti a noi molti esempi di queste due sfere ideologiche. I giochisti o i risultatisi, chi guarda il percorso e la qualità del gioco e chi solo al risultato finale.
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Pochi mesi fa abbiamo assistito al dibattito acceso tra le idee di Allegri e quelle di Fabregas, due squadre opposte per idee e pensiero. Chi vuole dominare il gioco con il possesso e chi vuole ottenere il la vittoria in modo sporco ed efficace in pochi passaggi, come accaduto in un Como Milan.
A parlare di questa dinamica e gioco delle parti è stato il giornalista Paolo De Paola a Sportitalia ad attaccare il “risultatista” Massimiliano Allegri:
“Se dovessi rinascere rinascerei Allegri, perché vedo che dovunque va ha una sorta di benedizione.
Sono quattro anni che Allegri non fa niente, alla Juventus ha fatto un disastro, e per tutto questo periodo lui è stato sempre accompagnato da giustificazioni, e adesso lo sento al Milan.
Adesso mi risulta che c’è un certo di interventismo da parte di Furlani che smania per farsi notare, ma tutte le decisioni sono state prese di comune accordo tra Tare, l’allenatore e Furlani. Poi sarò smentito dai fatti? Vedremo”.
Si può sicuramente avere un opinione in merito sul come giocano le squadre allenate da Allegri, ma non su ciò che porta in ogni società in cui è stato. Dando solidità e grande mentalità anche in società spesso in enorme difficoltà, come successo alla Juventus e all’attuale Milan.
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