Intervistato da La Gazzetta dello Sport, l’ex attaccante rossonero Luciano Chiarugi ha ripercorso alcuni dei momenti più intensi della sua carriera, dal difficile periodo alla Fiorentina fino alla rinascita con il Milan guidato da Nereo Rocco.
Il difficile rapporto con Liedholm e la depressione
Chiarugi ha raccontato del complicato rapporto con Nils Liedholm ai tempi della Fiorentina:
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“Che rapporto avevo con Liedholm? In realtà non ne abbiamo mai avuto uno. Non mi parlava e quando lo faceva mi dava del lei. Mi sentivo rinchiuso in schemi e dettami tattici”.
Una situazione che ebbe ripercussioni anche sul piano personale.
“Ai miei tempi non si parlava di depressione, ma io ero depresso e non mi vergogno a dirlo. Avevo perso dieci chili, non mangiavo. Non giocavo, ero triste e stressato”.
A fine stagione arrivò il confronto con l’allenatore e la decisione di lasciare la Fiorentina.
L’incontro con Rocco e la rinascita al Milan
La svolta arrivò grazie a Nereo Rocco, storico tecnico rossonero.
“Ancora oggi mi emoziono a raccontarlo. Lo incontrai a Coverciano, mi tremava la voce. Mi guardò e disse: ‘È tutto qui quello che abbiamo comprato?’. Ero magrissimo”.
Il tecnico lo rassicurò subito e si prese cura di lui.
“Mi affidò ai cuochi. In pochi mesi tornai in forma e volavo”.
Su Chiarugi c’era anche l’interesse dell’Inter, ma la scelta fu chiara.
“Fu un vero derby di mercato. Avevo dato la parola a Fraizzoli, ma poi il Milan mi convinse. Volevo essere allenato da Rocco. Il Paròn mi disse che al Milan avrei trovato una famiglia, e non potrò mai ringraziarlo abbastanza”.
Il gol nella Coppa delle Coppe 1973
Uno dei momenti più iconici della carriera di Chiarugi resta la finale di Finale della Coppa delle Coppe 1973, vinta dal Milan grazie a un suo gol contro il Leeds United.
“Che partita! Eravamo distrutti, fu una battaglia. Il Leeds aveva in attacco Joe Jordan, lo chiamavano ‘lo squalo’”.
Il gol decisivo arrivò su punizione.
“Prima di battere andai da Gianni Rivera e gli chiesi di lasciarmela. ‘Me la sento’, gli dissi. Lui me la fece battere”.
Un episodio che i due ricordano ancora oggi.
“Quando ci sentiamo mi dice sempre: ‘Ti avrei lasciato solo quella, ti è andata bene’”.
Rivera, il simbolo del Milan
Chiarugi ha poi speso parole importanti per Gianni Rivera, simbolo del Milan di quegli anni.
“Rivera era il Milan. Ci rappresentava in tutto e per tutto”.
Ricordando anche i contrasti con l’allenatore Gustavo Giagnoni.
“Non lo vedeva e lo lasciò fuori quattro o cinque volte. Giravano tante storie, come quella che la squadra fosse contro Rivera. Tutto inventato”.
Il ritorno da titolare del “Golden Boy” attirò grande attenzione mediatica.

“Quando Gianni tornò in campo, Milanello fu invasa dai giornalisti. Era un campione anche per rispetto e umiltà. Non capisco come si potesse pensare di metterlo in panchina”.
Per Chiarugi resta uno dei più grandi con cui abbia mai giocato.
“È il più forte con cui abbia giocato, insieme a Luigi Riva”.
Il ricordo amaro della Fatal Verona
Tra i ricordi più dolorosi c’è invece la celebre Fatal Verona, la partita che costò al Milan lo scudetto.
“A distanza di tanti anni non riesco ancora a spiegarmelo. Ogni giorno penso che vorrei rigiocarla”.
Il Milan arrivò a quella sfida dopo una stagione logorante.
“Avevamo appena vinto Coppa Italia e Coppa delle Coppe. Sarebbe stato il nostro Triplete. Il Bentegodi era pieno di milanisti”.
Ma le energie erano finite.
“Venivamo da una finale massacrante con il Leeds e arrivammo stanchi. Ma quella partita aveva qualcosa di sovrannaturale”.
Il post partita fu segnato da silenzio e amarezza.
“Ricordo la rabbia di Rocco e il nostro silenzio. Un silenzio che urlava vendetta”.
Nonostante la delusione, il gruppo rimase unito.
“Non abbiamo mai litigato. Abbiamo sofferto insieme. Anche in quel momento siamo stati una squadra”.
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