Per il tifoso milanista San Siro è specificatamente il terzo grado di giudizio. Una sorta di Cassazione della passione rossonera. Nella storia recente la “Scala del calcio” è stata il power bank di un Milan figlio illegittimo, vista la sua storia, della banter era durata otto lunghissimi anni. Non facevano grandi differenze vittorie, pareggi o sconfitte. L’amore incondizionato che trasudava da quelle quasi secolari gradinate, ha coinvolto ed emozionato tutti.
Assistere a San Siro ad una partita del Milan è sempre stato uno spettacolo nello spettacolo. Cori, bandiere, monumentali coreografie a cullare i sogni di grandi e piccini. Dallo scorso 5 maggio la casa rossonera ha alzato bandiera bianca. È più corretto dire che si è spogliato di qualsiasi bandiera o vessillo.
“Signori la pazienza è finita! Il Milan non è un prodotto su cui speculare e Milano non è una piazza che si accontenta di partecipare. Il Milan ha alle spalle un popolo che per storia e tradizione è abituato a essere nel gotha del calcio mondiale”. Così recitava parte del comunicato della Curva Sud che apertamente annunciava la protesta silenziosa nelle due partite casalinghe contro Genoa e Cagliari. Un tristissimo silenzio accompagnato dall’unico striscione: “Il rumore del silenzio”.
Ed è stato un rumore assordante contro una società e dirigenza chiamate a dimostrare di essere all’altezza del patrimonio storico che gli è stato affidato. I prossimi mesi saranno la cartina di tornasole per comprendere se e quanta reale ambizione sportiva scorre nelle vene degli uffici di via Aldo Rossi. Nell’attesa il focus è alle prossime due settimane. Le ultime due sfide a Torino e Salernitana sono un qualcosa molto più vicino alle amichevoli che altro. Tanto vale dare un senso e congedarci da questa stagione omaggiando due pilastri della storia recente di questo Milan: Stefano Pioli e Olivier Giroud.
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Arrivato nell’estate del 2021 tra scetticismi e ironie, vista l’età, il campione francese è entrato nel cuore dei tifosi rossoneri per il suo carisma e la sua eleganza. Ha sfidato e sfatato la maledizione della maglia numero “9” e in 130 partite con il rossonero sul petto ha realizzato 48 gol e 19 assist. La girata nel derby, la doppietta contro il Sassuolo e la coppa dello scudetto alzata al cielo sono tra le istantanee più belle da conservare ad eterna memoria. D’altronde non si può lasciar calpestare il manto di gioco di San Siro per l’ultima volta senza regalargli l’ultimo, caloroso “grazie”.
Effettivamente è stato un profilo controverso. Non aveva ancora varcato la soglia di Milanello e già sulla sua testa capeggiava la scritta “OUT”. Sempre sotto esame da sembrare ad un certo punto fuori dai giochi. Eppure ha iniziato a farsi amare dai suoi giocatori e da tutto l’ambiente milanista fino ad essere “On fire”. Stefano Pioli, che piaccia o no, con i suoi errori e forse anche con i suoi limiti, è stato e rimarrà una colonna della storia recente del Milan.
Ha raccolto il Milan che per otto anni ha vissuto di stenti sportivi, ubicato nella periferia più greve della provincia calcistica. Gli hanno affidato delle promesse potenziali, alcuni dei quali bollate come irrecuperabili e li ha fatti diventare calciatori ambiti dai top club europei. La permanenza stabile in Champions ora appare un traguardo scontato ma nei precedenti lunghissimi otto anni così scontato non lo è mai stato. Il suo percorso non è stato così banale. Da gennaio 2020, quando tutti lo etichettavano già ex, fino ad oggi ha disputato 171 partite in serie A ottenendo 354 punti complessivi. Il suo Milan, per punti fatti in campionato, è secondo solo all’Inter (379). Ha ben staccato alle sue spalle Napoli (335), Juventus (328), Atalanta (313), Lazio (306) e Roma (283).
Gli hanno smontato e rimontato a loro piacimento la squadra, ha vissuto due cambi di proprietà, due amministratori delegati, andirivieni di dirigenti eppure il suo Milan ha portato a casa uno scudetto, due secondi posti e una semifinale di Champions. Certo, i sei derby consecutivi persi restano una macchia indelebile ma chiunque arrivi al suo posto raccoglierà un’eredità importante. Migliorarsi non sarà assolutamente facile.
Per questo l’auspicio è che San Siro alzi i decibel e renda il giusto e meritato omaggio a Stefano Pioli e Olivier Giroud, uomini e professionisti che hanno ridato dignità ad un club che per molti, forse troppi anni si era assuefatto alla mediocrità. Merci pour tout Oli. Grazie di tutto Mister.
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