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Simon Kjaer torna a parlare del Milan: le parole su Maldini e Ibrahimovic

Kjaer

Simon Kjaer è stato uno dei protagonisti assoluti della rinascita del Milan, culminata con l’ultimo Scudetto nel 2021-22. Il difensore centrale danese era riuscito a ridare solidità difensiva in un Milan che faticava a difendersi. La sua leadership è stata uno dei punti cardine dell’era Pioli. Kjaer ha lasciato il Milan ormai due anni fa. Forse non è un caso che dal suo addio il Milan abbia faticato a ritrovare una figura come la sua, sia dentro che fuori dal campo.

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Intervistato dai microfoni di Milan Vibes, Kjaer ha ricordato i suoi anni in rossonero che gli hanno permesso di conoscere persone di un certo spessore. Da Maldini a Ibrahimovic, passando per tutti i suoi ex compagni che ancora oggi vestono la maglia rossonera. Queste le sue parole sulle persone incontrate nel suo percorso al Milan:

Paolo Maldini come persona è la prima. Con un essere umano devi stare a stretto contatto ogni giorno. Quindi lo sceglierei sempre anche come esempio da portare ad un evento come questo (il Memorial Franco Chignoli, ndr). Ma anche Zlatan Ibrahimovic. A volte non è così simpatico ma come persona, per mentalità e voglia di vincere, non ho mai visto una cosa del genere. Da lui ho imparato tantissimo di quella mentalità. Sono molto contento di averlo conosciuto a 29 anni perché è un animale (ride, ndr). Eriksen è la persona più buona che io abbia mai conosciuto in vita mia invece, abbiamo condiviso tanti anni in nazionale ed ha qualità da top player assoluto

Su cosa può insegnare ai giovani calciatori: “Credo che la cosa che comincia sempre più presto, che è la pressione di vincere, porta una barriera nello sviluppo del talento. Il consiglio è non avere rimpianti: quando vai dentro il campo devi andare a 1000 e non pensare a nulla. Quello che ho vissuto nell’ultima parte della mia carriera è divertimento e gioia al massimo livello: sapevo che io avevo messo tutto in allenamento, quando andavo a San Siro, vincevo o perdevo ma ero a casa sereno perché sapevo che avevo fatto tutta la settimana al massimo, a mille. Ti dà la possibilità di dare soddisfazione nel restare dentro il campo: il mio auspicio è che i ragazzi possano arrivare a questo punto con un percorso, a me è arrivato a 29 anni

Cosa è stato il Milan per Kjaer: Ho fatto otto anni in nazionale come capitano. Anche il mio percorso al Milan era quello di leader della squadra al fianco di Calabria ed altri ragazzi. Io sapevo che avevo bisogno di tutti. Una delle mie forze migliori era la sensazione di poter aiutare tutti a diventare un 5% più bravi, creando un’atmosfera per andare avanti. Sapevo di non poter giocare da solo, avevo bisogno della squadra per vincere, la prima cosa è sempre stata la squadra. Quello importante è creare il gruppo ed arrivare in alto insieme, senza la squadra non siamo nessuno e non possiamo vincere.

Quando sei in uno spogliatoio arrivi in un gruppo e crei un sogno con quel gruppo, è una delle cose più belle di giocare a calcio. Io tifo due squadre: Milan e Danimarca, alle altre voglio bene, sono tifoso del Milan. A 19 anni, quando sono arrivato in Italia, il mio sogno era arrivare al Milan. Poi certo, la nazionale danese, dove ho fatto 15 anni e 8 da capitano, record di presenze, ma ho vissuto il mio sogno anche in rossonero per 4 anni e mezzo. Ora sto vivendo emozioni con il Midtjylland, nella partita contro il Nottingham Forest e quando abbiamo perso il campionato, sento di voler bene anche a loro

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