Cala il sipario sulla stagione 24-25, che vede nel Milan una delle più grandi delusioni dell’intero campionato. Ottavo posto finale, fuori dalle coppe europee per la prima volta dopo nove stagioni e trentaduesimi di Coppa Italia da disputare a metà Agosto. Risultati sportivi decisamente al di sotto degli standard degli ultimi anni, considerando che il Diavolo nella stagione 23-24 è arrivato secondo in classifica. Inoltre, la sanguinosa uscita dalla Champions League per mano del Feyenoord e la sconfitta in finale di Coppa Italia contro il Bologna, sanciscono la definitiva insufficienza dell’annata sportiva rossonera.
Il Club di Via Aldo Rossi per risalire la china e preparare un progetto sportivo migliore del precedente, ha scelto di inserire una figura “tradizionale” all’interno del proprio organigramma societario. Difatti la scelta è ricaduta su Igli Tare come nuovo direttore sportivo del Milan. Tra speranza per il futuro e delusione per il presente, una figura che incarna queste due caratteristiche, ma che ha lasciato un ottimo ricordo nelle menti del popolo rossonero è quella di Alexandre Pato.
Il talento brasiliano si è raccontato ai taccuini de La Gazzetta dello Sport, ricordando alcuni passaggi della sua carriera in maglia Milan.

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Sull’arrivo al Milan: “Avevo altre offerte, ma giocavo tanto alla Playstation e i campioni che sceglievo facevano quasi tutti parte del Milan. Era come entrare nella Playstation. Braida venne a trovarmi in Brasile, Ancelotti mi studiò dal vivo in Canada al Mondiale Under 20. Decisi in fretta“.
Sull’amore per il Milan: “A Gennaio esordii contro il Napoli: aspettavo tanto quel momento, lo aspettavano i tifosi. Segnai subito e l’urlo di San Siro lo porto ancora dentro di me. Mi manca San Siro, mi manca il Milan. Darei tutto per indossare ancora quella maglia: mi basterebbero sei mesi per restituire l’amore che ho sempre sentito e per aiutare il club”.
Sul ricordo più bello in rossonero: “Il momento più bello è stata la doppietta nel derby-scudetto del 2011. Quell’anno segnai 14 gol in 25 partite, con Ibra e Robinho mi trovavo benissimo. La sfida con l’Inter a pochi turni dalla fine era decisiva e, a proposito dell’urlo di San Siro, dopo i miei due gol lo stadio esplose“.
