EDITORIALE PRIMA PAGINA

Milan, non è stata una serata qualunque. Ora continuità e mercato. Il populismo del Governo stacca la spina al calcio

La serata vissuta ieri a San Siro dal Milan, ha tutti i crismi di un evento che potrà essere ricordate in futuro. Chiaramente non mi riferisco al 4-1 sul Cagliari con conseguente passaggio ai quarti di finale di Coppa Italia. I tifosi rossoneri hanno assistito al debutto di un manipolo di ragazzotti classe 2004 e 2005 che sembrano avere le stigmate dei calciatori non solo futuribili ma pronti già nel presente. Álex Jiménez, Jan-Carlo Simić, Chaka Traorè (autore del gol del momentaneo 3-0) e Kevin Zeroli per qualità, mentalità, atteggiamento e personalità hanno illuminato una serata sulla quale aleggiava pesantemente il pessimismo di tutti.

In pochi, alla conferma della formazione titolare, avrebbero scommesso un centesimo su una prestazione di assoluto livello tecnico e agonistico. Vanno fatti i complimenti a Pioli per il coraggio. Alla società per aver fatto fronte comune facendo trapelare già nel pomeriggio di ieri che le scelte della serata erano state condivise con tutto il board dirigenziale.

Per anticipare i denigratori militanti va detto che il Cagliari di Ranieri non ha mostrato una qualità nettamente inferiore ad Udinese, Lecce, Salernitana e lo stesso Sassuolo. Quindi va detto: bravi tutti. In attesa dell’avversario dei quarti e della trasferta in campionato di Empoli con conseguente continuità ad oggi inesistente, è ora di rinforzare la rosa a disposizione di Stefano Pioli.

Il mercato del Milan

In questo mese di gennaio il Milan avrà bisogno di intervenire pesantemente sul mercato. C’è un intero reparto di difesa fuori per i lunghi infortuni di Kalulu, Thiaw, Tomori e le condizioni altalenanti di Kjaer. Lo stesso Moncada ha confermato nell’immediato pre partita contro il Cagliari: “Abbiamo bisogno di difensori visti gli infortuni ma dobbiamo valutare tutte le opportunità. Non posso fare nomi. Dobbiamo lavorare in segreto, valutare ogni situazione e capire chi possiamo prendere”. 

Nelle prossime 48 ore ritornerà agli ordini di Stefano Pioli, Matteo Gabbia. Caldissima la pista del talentuoso e duttile Filippo Terraciano del Verona. Ma il mercato in difesa continuerà con un altro centrale. Il nome in orbita rossonera nelle ultime ore è quello del ventiquattrenne francese Lillian Brassier del Brest. Ma l’operazione Terraciano e soprattutto le parole di Moncada lasciano aperte le porte delle sorprese.

Per il Milan sarà l’unico reparto ad essere rinforzato? Difficile dirlo. La possibile partenza di Krunic ormai separato in casa, non esclude la possibilità di cogliere qualche occasione. Più complicata la pista che porta all’attaccante. L’intenzione di affiancare a Giroud e Jovic un altro profilo c’è ma i nomi di Guirassy e Dia, per motivi diversi, non sembrano essere fattibili o reali. Ma visto questo Jovic, è così necessario?

La politica “ammazza” il calcio

Sembrava ormai aver fatto storia il Medioevo del calcio italiano sotto la legislatura del Ministro Vincenzo Spadafora. L’attuale Governo, pur rivendicando un liberismo politico e attenzione allo sviluppo dei vari settori industriali dell’intero Paese, ha deciso di voltare le spalle al mondo del calcio. Lo stop al Decreto Crescita, equivale alla decisione di porre fine ad un settore che stava iniziando faticosamente a dare segni di vita.

La motivazione ufficiale porta la firma del Vice Presidente del Consiglio e Ministro dei Trasporti, Matteo Salvini.

L’obiettivo del governo è aiutare il calcio italiano anche e soprattutto valorizzando i vivai. Per questo motivo, la Lega ha ritenuto di stoppare la norma che consente ai calciatori stranieri di pagare meno tasse. Sono convinto che sia una scelta di equità e buonsenso. Il Decreto crescita ha permesso ai club di acquistare atleti dall’estero con lo sconto. Un aiuto straordinario, durato anni, che doveva essere l’occasione per rilanciare i nostri campionati. Rendendoli più competitivi e attraenti. Così non è stato, e mi sorprende la reazione dei club. Sembra che il problema della nostra serie A sia la mancanza di una sorta di reddito di cittadinanza per i giocatori comprati oltre confine“.

Il caro Ministro ha sfoggiato un talento populista da “pallone d’oro” oltre ad una mancanza totale di conoscenza dell’argomento. In quattro anni le italiane in Europa hanno raggiunto 5 finali (2 Inter, 2 Roma, 1 Fiorentina), tre solo nell’ultima stagione. A questo aggiungiamo la semifinale di Champions raggiunta dal Milan e quella sfiorata all’ultimo secondo dall’Atalanta. Il Decreto Crescita ha permesso di impreziosire il nostro campionato con campioni e allenatori di caratura internazionale con annesso incremento dei ricavi. Pertanto si ignora che questa scelta scellerata produrrà minore competitività delle squadre, con conseguente riduzione dei ricavi, minore indotto e dunque anche minor gettito per l’erario. 

Dopodichè il picco più alto di populismo è stato raggiunto nel giustificare la scelta in funzione di vivaio. Qualcuno spieghi a lor signori che un inevitabile crollo dei ricavi comporterà minori risorse per i club da investire sui vivai. A quando una legge del Governo che permetta alle società di calcio di poter investire sugli stadi di proprietà, vera fonte economica per ambire all’auto sostenibilità, senza imbattersi in un ginepraio di cavilli burocratici demotivanti e inibenti?

In attesa di una risposta, si auspica che qualora la realtà ci metterà difronte alla bassa competitività europea, nessun tifoso ma soprattutto nessun Ministro tifoso sfoghi sui social la sua frustrazione rivendicando quell’identità storica ormai anacronistica. A buon intenditor…

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