EDITORIALE PRIMA PAGINA

5 cose che farei se Stefano Pioli allenasse la Nazionale

Siamo tornati, e Stefano Pioli in Nazionale sarebbe sesso, droga e rock and roll.

Forse non vi libererete mai di noi, i suoi seguaci. Perché ritorneremo sempre, fino alla fine, fino all’ultimo giorno. Ogni volta, eternamente con l’ultima parola, è una promessa.

Sì, è vero, essere educandi di Stefano Pioli non è stato facile di questi tempi. Si sta come d’inverno sugli alberi le foglie, per così dire, tutti uniti e abbracciati, invischiati insieme, nella speranza che il nostro organismo vitale preferito possa ottenere il rispetto che merita dai media e dalla gente comune. E, poi, si resta ad attendere un qualche segnale: crediamo ormai che tifare il nostro beniamino non sia più una mera questione di fede, è – infatti – anche qualcosa di politico. È un’azione, ça va sans dire, che si implica nella morale e nell’etica.

Ebbene, siete capitati dentro un articolo imbarazzantemente pro-Pioli, e non intendo smuovermi da qui: di seguito, queste sono 5 cose che farei se Stefano Pioli diventasse ct della Nazionale.

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1) Andrei a dire a tutti che, sì, io sono una vedova di Stefano Pioli

 

Finalmente. Da quanto tempo ho aspettato, da segregato, insieme a tutte le altre vedove.

Sembra sempre che si debba contenere una certa vergogna nell’ammetterlo: siamo fan di Pioli. È diventato un po’ come quando, tanti anni fa, in mezzo ai grandi intellettuali, ti trovavi a dire “guarda che io ho votato per la monarchia, a quel referendum”.

Ma, io sì, rimpiango l’allenatore che era nel Milan. E, dico, non ci dovrebbe essere nulla di male a credere in Stefano Pioli. Anche perché lui è un uomo buono, è così umano, ed è uno che crede nel popolo e nel sinedrio. Lui ascolta, si mette in dubbio e in comunicazione con quel che esiste intorno: e purtroppo non riuscirete mai a capirlo, ma Stefano Pioli è proprio il Marco Aurelio moderno, cacchio.

È Kafka se mai fosse stato felice, Stefano Pioli.

È quello che molti Papi hanno sognato per tutta la vita di diventare, Stefano Pioli. Senza esagerare, eh.

2) Potrei alzarmi dal letto la mattina

Era un segreto… ma, è vero, tante volte non ce l’ho fatta.

La sofferenza era troppa.

3) Potrei essere convinto di avere l’allenatore giusto per la Nazionale

Gli allenamenti di squadra sono pochi, e l’ultima cosa che serve è un tecnico che resta fermo sulle proprie idee. Per capirci, un allenatore che crede che si possa giocare soltanto in un modo, con un certo tipo di interpreti. E che, sotto contro la Norvegia, teme di stravolgere un modulo (possibile ci sia stato timore di aggiungere un attaccante in più?). Opinione mia, almeno.

D’altra parte, invece, Stefano Pioli ha sempre voluto dimostrare di saper essere un allenatore capace di reinventarsi. Di trovare nuove soluzioni e movimenti e, soprattutto, convinto di utilizzare i migliori interpreti a sua disposizione. Se qualche partita non è andata come sperato, non è mai stato perché Pioli ha chiesto a un attaccante di giocare come se fosse Giroud, oppure ad un esterno di giocare come Leao.

Pioli non è un dogmatico, bensì crede che si possa giocare a calcio in modi diversi. Infatti, si è sempre sforzato tanto sul concetto degli aggiustamenti perché, sotto le sue regole, è importante cercare che tutti siano complementari l’uno per l’altro. E, anche se – ad esempio – sicuramente, qualche volta gli è stata rimproverata la troppa fiducia verso i giocatori dei suoi primi cicli, questo non sarebbe un problema, almeno per ora.

Piuttosto, siamo sicuri che Pioli saprebbe essere elastico nei meccanismi di gioco, rispetto a chi è in campo. E che, ad esempio, troverebbe il modo di far giocare calciatori che a Spalletti risultavano fuori ruolo. Al massimo, come si ragiona, i dilemmi sarebbero rispetto alle caratteristiche e all’equilibrio degli interpreti in campo. I dubbi potrebbero essere – crediamo noi – rispetto ai compiti che i calciatori hanno in campo, ma non mai per una questione di mattonelle occupate sul prato.

Insomma, Pioli è uno che sa cambiare idea, e l’allenatore dell’Italia serve così. Sì, proprio come Marco Aurelio, per capirci.

4) Tornare ai “Pioli is on fire”

Non ce la faccio. Troppi ricordi.

L’Italia. La musica di “Feed from desire”. E quell’atmosfera lì, dopo una vittoria – magari – contro l’Albania. Avevo giurato di non piangere, scusate.

5) Scontro verbale-dialettico contro il gruppo delle vedove di Spalletti

Non c’era nemmeno bisogno di dirlo. Mi sembrava naturale, voglio dire.

Vai con “vedove di Pioli contro vedove di Spalletti”.

 

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