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	<title>Camillo Facchino, Autore presso AllMilan.it</title>
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	<description>Il cuore pulsante del Milan</description>
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	<title>Camillo Facchino, Autore presso AllMilan.it</title>
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		<title>Milan ucciso dall&#8217;incompetenza: peggio di così solo la retrocessione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Camillo Facchino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2026 08:10:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È trascorso ormai più di mezzo secolo da quando Riccardo Cocciante urlava al mondo un ritornello destinato a entrare nella storia della musica italiana. Da quel lontano 1974, il Milan ha attraversato stagioni gloriose e periodi bui, arrivando più volte a incarnare quel celebre refrain: &#8220;Povero Diavolo, che pena mi fai&#8221;. Eppure, nonostante gli alti [&#8230;]</p>
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<p>È trascorso ormai più di mezzo secolo da quando Riccardo Cocciante urlava al mondo un ritornello destinato a entrare nella storia della musica italiana. Da quel lontano 1974, il Milan ha attraversato stagioni gloriose e periodi bui, arrivando più volte a incarnare quel celebre refrain: <em>&#8220;<strong>Povero Diavolo, che pena mi fai&#8221;</strong></em>. Eppure, nonostante gli alti e bassi che fanno parte della storia di ogni grande club, nessuno avrebbe immaginato di ritrovarsi davanti a uno specchio capace di restituire un&#8217;immagine tanto desolante, privata di qualsiasi bellezza e, soprattutto, di qualsiasi anima. <strong>“Bella senz’anima”</strong>, appunto…</p>



<p>Quel giorno ha una data precisa: <strong>25 maggio 2026</strong>. Esattamente ventuno anni dopo Istanbul, ca va sans dire.. Attraverso un comunicato firmato dalla proprietà <strong>RedBird Capital Partners, e non dall&#8217;AC Milan</strong>, viene annunciato il licenziamento con effetto immediato dell&#8217;intera area dirigenziale e sportiva del club.</p>



<p><em>&#8220;Con effetto immediato, si conclude il percorso in AC Milan dell&#8217;Amministratore Delegato Giorgio Furlani, del Direttore Sportivo Igli Tare, dell&#8217;Head Coach Massimiliano Allegri e del Direttore Tecnico Geoffrey Moncada&#8230; per fallimento inequivocabile&#8221;.</em></p>



<p>Poco dopo le 18 di lunedì, a meno di ventiquattro ore dall&#8217;umiliante sconfitta interna contro il Cagliari costata l&#8217;accesso alla Champions League, <strong>il quarto piano di Casa Milan si svuota completamente</strong>. Eppure, nonostante i dirigenti epurati non avessero mai conquistato la fiducia del popolo rossonero, il buon senso aveva portato molti tifosi a pensare che dietro una scelta tanto drastica esistesse già un progetto chiaro, meditato e pronto a essere formalizzato.</p>



<p>Illusione durata pochissimo. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Uno spettacolo per pochi intimi: per dirsi cosa? </h2>



<p>Se mai ce ne fosse stato bisogno, <strong>sono cadute definitivamente le maschere</strong>. Più che manager e dirigenti, sono emersi i <strong>volti di improvvisati saltimbanchi</strong>, accompagnati da una <strong>presunzione direttamente proporzionale all&#8217;assenza di competenza dimostrata</strong>.</p>



<p>Si parte dalla famosa <em>&#8220;chiacchierata&#8221;</em> organizzata per una ristretta cerchia di giornalisti nell&#8217;opulenta cornice del Four Seasons Hotel. Nessun contraddittorio, nessuna domanda scomoda. Solo un lungo monologo nel quale si è parlato di tutto tranne che del Milan. L&#8217;<strong><em>Avenger Yankee</em></strong> è tornato a pontificare su come riformare il calcio italiano. Come se il problema del movimento fosse attendere le lezioni di chi, nel frattempo, ha contribuito a <strong>trascinare il Milan</strong> in ripetute <strong>stagioni fallimentari</strong>, a livello sportivo e gestionale.</p>



<p>Sui rossoneri, poche frasi di circostanza e persino un surreale elenco di <em><strong>&#8220;buoni&#8221;</strong></em> e <strong><em>&#8220;cattivi&#8221;</em></strong> <strong>della stagione</strong>. Tutto rigorosamente senza contraddittorio. Una vera masterclass di comunicazione. E la riforma del calcio italiano? <em>&#8220;Grazie, Gerry, ma abbiamo già saltato tre Mondiali. Come se avessimo accettato&#8221;.</em></p>



<p>Poi è iniziato<strong> il valzer dell&#8217;improvvisazione</strong>: viaggi, videocall, incontri, casting. Nessun problema se si cerca un allenatore senza aver prima individuato un direttore sportivo o un responsabile dell&#8217;area tecnica al quale affidare la costruzione del progetto. Del resto, quale sarebbe il ruolo di queste figure se gli vengono imposti uomini e scelte? In confronto, un <em>manichino da boutique</em> avrebbe una funzione più attiva.</p>



<p>Nel frattempo <strong>Rangnick ha chiesto carta bianca</strong>, suscitando stupore generale. <strong>Iraola e Xavi hanno già risposto con un elegante <em>&#8220;No, grazie&#8221;</em></strong>. E nel giro di appena quattro giorni <strong>il nuovo Milan è riuscito addirittura a sdoppiarsi</strong>. Ancora la <strong>fastidiosa e dannosa pluralità di anime</strong>.</p>



<p>Da una parte la <strong>corrente tedesca</strong>, con Ralf Rangnick e uno tra Jaissle e Glasner in panchina, sponsorizzata da Massimo Calvelli. Dall&#8217;altra Zlatan Ibrahimovic che spinge per il <strong>tandem ispanico</strong> composto da Mauricio Pochettino allenatore e Ramon Planes direttore sportivo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi comanda al Milan? <strong>Club senza guida e senza direzione</strong></h2>



<p>Ricapitolando. Il  <strong>trio americano, italiano e svedese,</strong> perfetto per una barzelletta, se non fosse che il suo operato sta facendo piangere milioni di tifosi, è riuscito nell&#8217;impresa di:</p>



<p><strong>A) mantenere vive le correnti interne</strong> che hanno avvelenato il club negli ultimi anni. Nonostante proprio queste fossero state indicate come una delle ragioni principali dell&#8217;azzeramento del management;</p>



<p><strong>B)</strong> <strong>farsi respingere da due allenatori</strong> che hanno preferito il Bayer Leverkusen o addirittura la temporanea disoccupazione alla panchina del Milan;</p>



<p><strong>C)</strong> individuare per la rifondazione <strong>figure che andrebbero liberate con indennizzi</strong> milionari dai rispettivi club sauditi (Jaissle e Planes). <strong>Oppure attendere fino a luglio</strong>, dopo il Mondiale, per diventare disponibili (Rangnick e Pochettino);</p>



<p><strong>D)</strong> dover fare i conti con una delle tre teste del presunto cerbero rossonero, <strong>Ibrahimovic</strong>, impossibilitato a frequentare Milanello fino a metà luglio perché <strong>impegnato negli Stati Uniti </strong>come commentatore televisivo;</p>



<p><strong>E)</strong> accorgersi soltanto in corsa che, per chiudere il bilancio di giugno, l<strong>&#8216;assenza di un amministratore delegato </strong>ha imposto il ricorso a deleghe straordinarie. Nel frattempo il progetto è passato dal <em>&#8220;no&#8221;</em> di Calvelli come AD, al cercare un italiano, poi uno straniero, poi nessuno, fino alle indiscrezioni che riportano proprio Calvelli nuovamente in corsa per quel ruolo;</p>



<p><strong>F)</strong> trasformare il <strong>progetto Milan Futuro</strong>, nato appena due anni fa tra entusiasmo e grandi aspettative, in un <strong>fallimento totale</strong>: retrocessione in Serie D e stagione anonima tra i dilettanti. E l&#8217;architetto di questo disastro, <strong>Jovan Kirovski</strong>, invece di pagare per i risultati ottenuti, sarebbe <strong>addirittura destinato a un rinnovo di contratto</strong> e a un ruolo più vicino alla prima squadra.</p>



<p>A rendere ancora <strong>più drammatico il quadro</strong> c&#8217;è la <strong>fuga ormai incolmabile dei rivali cittadini</strong>, oggi imprendibili sotto ogni aspetto: gestionale, progettuale e sportivo.</p>



<p>E allora viene spontaneo chiedersi: <strong>cosa potrebbe esserci di peggio?</strong></p>



<p>Intanto venerdì prossimo sarà <strong>sorteggiato il calendario della Serie A 2026-27</strong>. Una domanda, però, resta senza risposta: <strong>chi rappresenterà il Milan in quella sede?</strong></p>



<p>Perché oggi, guardando ciò che resta del club, torna inevitabilmente alla mente quel vecchio ritornello: <em><strong>&#8220;Povero Diavolo, che pena mi fai&#8230;&#8221;</strong></em></p>



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		<title>L&#8217;Immortale!</title>
		<link>https://www.allmilan.it/immortale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Camillo Facchino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 18:16:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi è l’Immortale? Ci viene in aiuto la Treccani che lo definisce, in riferimento agli dèi pagani, “colui che non è mortale, che non è soggetto alla morte”. In pratica, qualcuno che non condivide con gli altri esseri umani il limite del viaggio terreno, il concetto di alfa e omega. Spesso, però, l’immortalità è anche [&#8230;]</p>
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<p><strong>Chi è l’Immortale?</strong> Ci viene in aiuto la Treccani che lo definisce, in riferimento agli dèi pagani, <em>“colui che non è mortale, che non è soggetto alla morte”. </em>In pratica, qualcuno che non condivide con gli altri esseri umani il limite del viaggio terreno, il concetto di alfa e omega. Spesso, però, <strong>l’immortalità è anche una convinzione autoindotta</strong>: una forma di autoregolazione che nasce dalle dinamiche relazionali, dagli eventi professionali alimentati dalle proprie azioni e dai propri pensieri.</p>



<p>Edward Young, poeta e drammaturgo inglese vissuto tra Seicento e Settecento, espresse un pensiero antesignano di quel concetto di immortalità oggi attribuibile a un dirigente rossonero: <em><strong>“Ogni uomo crede che tutti gli uomini siano mortali, tranne lui”.</strong></em></p>



<p>Dal 2018 a oggi <strong>Geoffrey Moncada</strong> ha visto avvicendarsi proprietari, dirigenti apicali, allenatori e calciatori, attraversando indenne continue rivoluzioni societarie. Mai oggetto, mai bersaglio di contestazioni da parte del popolo milanista. E allora viene spontaneo chiedersi: <strong>come potrebbe Moncada non fare propria la massima di Edward Young?</strong> <strong>Come potrebbe l’<em>enfant prodige </em>dello scouting francese non sentirsi addosso il privilegio dell’immortalità?</strong></p>



<p>Classe 1986, a soli 26 anni inizia la carriera da capo match analyst del Monaco. Dopo appena due stagioni, nel 2015, diventa capo osservatore del club monegasco, conquistando notorietà per aver individuato, a soli 12 anni, tra le fila del Bondy, un ragazzino di nome <strong>Kylian Mbappé.</strong></p>



<p class="has-text-align-center"><strong><a href="https://www.allmilan.it/petizione-contro-furlani-superate-le-50-mila-firme-cresce-la-protesta-dei-tifosi-del-milan/">LEGGI QUI &#8211; LA PROTESTA CONTINUA: LE ULTIME</a></strong></p>



<p>Da lì la nomea di <strong><em>“fenomeno” </em>dello scouting</strong> fa rapidamente il giro d’Europa. Il nuovo Milan targato Elliott lo strappa al Principato dopo sette anni, portandolo a Casa Milan il 5 dicembre 2018. <strong>Colpisce subito il suo metodo di lavoro:</strong> approccio innovativo, database sterminati di giovani talenti scovati in provincia e valorizzati fino a generare importanti plusvalenze.</p>



<p>Il nuovo corso rossonero, fondato sulla sostenibilità economica e sulla valorizzazione dei giovani, non poteva lasciarsi sfuggire un profilo del genere. Per quattro stagioni <strong>Moncada guida l’area scouting</strong>, considerata vitale dagli americani. Il suo modus operandi, unito a capacità relazionali particolarmente apprezzate, lo rende un <strong>interlocutore gradito soprattutto</strong> ai protagonisti dell’era RedBird: <strong>Cardinale e Furlani su tutti.</strong></p>



<p>Nel <strong>giugno 2023 arriva così la promozione a Direttore Tecnico.</strong> Sarà un vizio tutto francese, ma come <em>Napoleone</em> nel 1804, tre anni fa Moncada sembra essersi idealmente auto-incoronato, avvolgendosi in una speciale porpora immortale. Oppure, volendo usare un riferimento più <em>pop</em>, è diventato l’alter ego calcistico di Ciro Di Marzio in Gomorra. <strong>Appunto: l’Immortale.</strong></p>



<p>Torniamo allora alle sue <strong>tre stagioni da Direttore Tecnico.</strong></p>



<p>Nelle sue mansioni rientra la <strong>supervisione della linea progettuale tecnica affidata ai direttori sportivi</strong>, prima D’Ottavio, oggi Tare, passando nel mezzo per la figura ibrida rappresentata da Ibrahimovic nella stagione 2024/25, <strong>dei quali è responsabile e supervisore. </strong>Come se nelle sue mani convivessero potere legislativo ed esecutivo applicati al calcio. <strong>Ideatore, garante e responsabile della macchina sportiva rossonera.</strong></p>



<p><strong>Eppure, in tutte le narrazioni rivoluzionarie che ogni anno travolgono il Milan, dov’è il suo nome?</strong></p>



<p>Alla fine della stagione <strong>2023/24</strong>, la prima senza Maldini, Massara e Gazidis, il capro espiatorio dei mancati risultati sportivi fu Stefano Pioli, ormai considerato a fine ciclo, insieme all’assenza di una figura-bandiera come Maldini capace di trasmettere milanismo allo spogliatoio. La stagione si chiuse con la Curva Sud vuota e con lo striscione <strong><em>“Il rumore del silenzio”</em> del 5 maggio 2024.</strong> Un epilogo che non rimase isolato. La coreografia umana <strong><em>“Go Home”</em> del 24 maggio 2025 </strong>accompagnò una giornata di protesta che vide migliaia di tifosi radunarsi prima a Casa Milan e poi dirigersi in corteo verso San Siro al grido di: <em><strong>“Ibra, Furlani, Scaroni, vogliamo le dimissioni. Non servono più spiegazioni: voi dovete andarvene”.</strong></em></p>



<p><strong>Manca qualcuno nominativo in questo coro? </strong>Certo che sì.</p>



<p>E il lavoro da Direttore Tecnico prosegue indisturbato anche in questa stagione, culminata domenica scorsa, <strong>10 maggio 2026</strong>, con la terza contestazione consecutiva della Curva Sud e con il settore nuovamente vuoto. Stavolta il bersaglio è stato l’amministratore delegato Giorgio Furlani: <strong><em>“G.F. Out”.</em></strong></p>



<p>Ciò che lascia basiti è <strong>come Moncada riesca sistematicamente a rimanere fuori da qualsiasi forma di narrazione critica.</strong></p>



<p>In tre anni da Direttore Tecnico ha avallato quasi cento operazioni di mercato tra entrate e uscite. Da interlocutore credibile sul piano tecnico e strategico, ha salutato Elliott e accolto RedBird; ha condiviso progetti con Gazidis e oggi con Furlani.</p>



<p>Ha collaborato e/o scelto cinque figure dirigenziali dell’area sportiva, Maldini, Massara, D’Ottavio, Ibrahimovic e Tare, e quattro allenatori: Pioli, Fonseca, Conceicao e Allegri. E non è finita qui. All’orizzonte si intravede già la possibilità di un sesto dirigente e di un quinto allenatore. Alcuni arrivano perfino a mettere in discussione lo stesso Giorgio Furlani.</p>



<p><strong>Lui no. Lui è sempre lì.</strong></p>



<p>Innominato. Intoccabile. Illimitato. Ingiudicato&#8230; <strong>Immortale!</strong></p>



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		<title>Allegri l&#8217;equilibrista: il bene Milan tra Champions, contestazioni, divergenze e futuro</title>
		<link>https://www.allmilan.it/allegri-calma-promesse-milan-champions-contestazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Camillo Facchino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 May 2026 14:19:59 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[acmilan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Chi è all&#8217;interno del Milan deve lavorare per il club che ha una storia da difendere e un DNA glorioso&#8230; L&#8217;importante è che tutti dobbiamo lavorare per il club. Gli obiettivi personali vanno messi da parte, quello collettivo è che il Milan deve tornare a giocare la Champions&#8221;. Basterebbero questi due pensieri per riassumere l&#8217;intera [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>&#8220;Chi è all&#8217;interno del <strong>Milan</strong> deve lavorare per il club che ha <strong>una storia da difendere e un DNA glorioso</strong>&#8230; L&#8217;importante è che tutti dobbiamo lavorare per il club. Gli obiettivi personali vanno messi da parte, quello collettivo è che il Milan deve tornare a giocare la Champions&#8221;</em>. Basterebbero questi due pensieri per riassumere l&#8217;intera conferenza stampa di vigilia di <strong>Massimiliano Allegri</strong> in vista di una sfida decisiva contro l&#8217;Atalanta.</p>



<p>Domani sera a San Siro la posta in palio sarà molto alta. Il Milan, e non solo, si gioca il futuro. Una qualificazione che cambierebbe tutto: programmazione, investimenti, prospettive e credibilità. Allegri conosce perfettamente il peso della sfida e la responsabilità nei confronti di una tifoseria che per mesi si è sentita ripetere un solo ritornello:<strong> <em>“L’obiettivo è tornare in Champions”.</em></strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Allegri &#8220;silenzia&#8221; il rumore</h2>



<p>Da capitano di lungo corso, uomo e professionista che conosce a memoria la psicologia di uno spogliatoio, con la sua <strong>proverbiale capacità comunicativa</strong> ha risposto alle incalzanti domande dei colleghi presenti nella sala stampa di Milanello. Squadra a pezzi nel fisico e nel morale, petizione contro l&#8217;AD Giorgio Furlani, clima infuocato extra campo a causa di un malumore che covava e da questa settimana esploso tra tutti i tifosi. Tutti temi ai quali Allegri non si è sottratto dal confronto. </p>



<p>Lo ha fatto con professionalità e senso di responsabilità, proteggendo squadra e ambiente. Sempre mettendo il Milan davanti a tutto. Può sembrare scontato ma non lo è. Quante volte abbiamo assistito a conferenze stampa trasformate in difesa personale, con allenatori impegnati a costruire un fortino attorno a sé stessi lasciando il resto <em>“fuori”</em>?</p>



<p class="has-text-align-center"><strong><a href="https://www.allmilan.it/live-segui-la-conferenza-stampa-di-allegri-alla-vigilia-di-milan-atalanta/">LEGGI QUI &#8211; Le parole di Allegri in conferenza</a></strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il bene superiore e le velate rassicurazioni </h2>



<p>Allegri sa benissimo che il <em>&#8220;resto fuori&#8221;</em> considera ormai il <strong>Milan un&#8217;entità molto vicina alla mitologia greca. Un Cerbero dalle tre teste</strong>, ognuna rivolta verso direzioni e interessi diversi. Oggi, come tante altre volte, ha lanciato il suo elegante e rispettoso <strong><em>&#8220;avviso ai naviganti&#8221;</em> </strong>su cos&#8217;è il patrimonio Milan. L&#8217;essere <strong>NOI </strong>Allegri lo conosce benissimo: <em>&#8220;Non sono mai stato da solo. Quando abbiamo fatto incontri e riunioni c&#8217;è sempre stato un confronto: abbiamo cercato di far sì che <strong>la squadra potesse ottenere dei risultati e che potesse essere sostenibile</strong>&#8220;</em>.</p>



<p>Immancabile il <strong>binomio risultati &#8211; sostenibilità</strong>, non a caso citato oggi. Sul futuro nessun dubbio. <em>&#8220;Il mio obiettivo è <strong>rimanere al Milan il più a lungo possibile</strong>&#8220;</em>. Pensiero condiviso da tutti? Per questo colpisce tornare ancora una volta alle frasi iniziali.</p>



<p><em>&#8220;L&#8217;importante è che tutti lavorino per il club Milan. Mi hanno insegnato e ho appreso che nel Milan sono passati in tanti ma quello che rimane è sempre il club. Chi è all&#8217;interno del Milan deve lavorare per il club che ha una storia da difendere e un DNA glorioso. Tutti dobbiamo lavorare per il club. <strong>Gli obiettivi personali vanno messi da parte</strong>, quello collettivo è che il Milan deve tornare a giocare la Champions&#8221;.</em> </p>



<p>Sono parole sulle quali costruire insieme il futuro? Oppure, tra qualche settimana, potrebbero essere lette con una forma elegante di commiato? Una sorta di testamento calcistico consegnato a chi avrà il compito e il coraggio di sedersi <em>&#8220;domani&#8221; </em>su questa panchina. In atteso di ciò che sarà, Allegri, parafrasando una famosa <em>hit</em>, oggi ha dato sfoggio di una sua grande qualità<strong><em>&#8220;perché Lui è, Lui è un&#8230; equilibrista&#8221;.</em></strong></p>



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		<title>Da “Milano siamo noi” all’ennesima primavera rossonera di rabbia e frustrazione. Sorge un sospetto</title>
		<link>https://www.allmilan.it/milano-siamo-noi-ennesima-primavera-rossonera-di-rabbia-frustrazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Camillo Facchino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 14:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[PRIMA PAGINA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non è la prima volta che la Milano rossonera vive la sua primavera osservando, tra rabbia e malinconia, i festeggiamenti dell’altra sponda calcistica della città.Una frustrazione amplificata da numeri che, anno dopo anno, si fanno sempre più impietosi. “Milano siamo noi”: un refrain conteso e inflazionato nel repertorio delle due curve, oserei dire, quasi logoro. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.allmilan.it/milano-siamo-noi-ennesima-primavera-rossonera-di-rabbia-frustrazione/">Da “Milano siamo noi” all’ennesima primavera rossonera di rabbia e frustrazione. Sorge un sospetto</a> proviene da <a href="https://www.allmilan.it">AllMilan.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Non è la prima volta che la Milano rossonera vive la sua primavera osservando, tra rabbia e malinconia, i festeggiamenti dell’altra sponda calcistica della città.<br>Una frustrazione amplificata da numeri che, anno dopo anno, si fanno sempre più impietosi.</p>



<p><em>“<strong>Milano siamo noi</strong>”:</em> un <em>refrain</em> conteso e inflazionato nel repertorio delle due curve, oserei dire, quasi logoro. Eppure, negli ultimi vent’anni, sembra tristemente destinato ad essere depositato alla SIAE neroazzurra.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il sorpasso in vent’anni: dai numeri al campo</strong></h2>



<p>Al termine della stagione <strong>2004/05 l&#8217;albo d&#8217;oro </strong>parlava chiaro: <strong>17 scudetti Milan contro i 13 dei cugini. </strong>Dominio corredato da un paio di euroderby vinti, Champions e trofei varie. Insomma un divario incontrastato che, come spesso si diceva in quegli anni, non sarebbe bastata una nuova vita per colmarlo. Infatti non è servito attendere nuove ere geologiche. Sono bastati venti anni.</p>



<p>Nel frattempo, le invasioni rossonere in Piazza Duomo si sono contate sulle dita di una mano (appena due), mentre i <em>“cugini” </em>hanno festeggiato otto volte. Con un pizzico di autoironia, si potrebbe dire che <strong><em>“il tempo passa quando ci si diverte”</em>.</strong></p>



<p class="has-text-align-center"><strong><a href="https://www.allmilan.it/bilancio-2026-possibile-chiusura-in-passivo-ripercussioni-sul-mercato/">LEGGI ANCHE &#8211; Bilancio 2026, possibile chiusura in passivo: le ripercussioni sul mercato</a></strong></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dall’illusione al crollo: una stagione simbolo</strong></h2>



<p>Battute (non richieste) a parte. Il livello di scoramento che nelle ultime ore sta montando tra i tifosi, tocca vette mai esplorate nemmeno dopo la seconda stella consegnata al termine dell&#8217;ennesimo derby perso o la sconfitta nella doppia stracittadina europea. Si è commesso l&#8217;errore di pensare che si fosse prossimi ad un cambio di rotta. Forse l&#8217;arrivo di un campione come Modric, Rabiot, il rinnovo di Maignan.</p>



<p>I primi quattro mesi di stagione da vertice, avevano fatto si che il tifoso milanista si distogliesse dallo sgradevole realismo in ragione di quella dolcezza che solo l&#8217;illusione sa regalare. Non è un caso che <strong><em>&#8220;l&#8217;illusione è il primo di tutti i piaceri&#8221;</em>. </strong>E a quel piacere ci si era fatta la bocca dimenticando i deliri estivi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Mercato e strategia: il corto respiro del progetto</strong></h2>



<p><strong>Casa Milan e Milanello sono apparsi negli ultimi anni come un hotel a cinque stelle con porte girevoli sempre in movimento. </strong>Entrate e uscite continue, senza una direzione chiara. Con un’aggravante evidente, quella di una gestione frammentata, a doppio binario, segnale di un passato che non ha insegnato abbastanza. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Una rosa corta nei numeri e discutibile nella qualità che in prospettiva necessiterebbe di un ribaltamento importante. L&#8217;ennesimo!</p>



<p><strong>La gestione RedBird, capeggiata da Gerry Cardinale e Giorgio Furlani,</strong> ha costruito squadre capaci di accumulare distacchi dal vertice fino a 20 punti, seguendo strategie di mercato rigidamente ancorate a parametri economici. A dimostrazione di un <strong>progetto sportivo ben lontano dalla sola di idea di poter essere competitivo.</strong></p>



<p>Via calciatori importanti al giusto prezzo, rimpiazzati da tutti coloro che rientravano nella regola dei 25 milioni per cartellino. <strong>E me lo chiamano progetto&#8230;</strong> </p>



<p>A garanzia, prima un <strong>gruppo di lavoro</strong> capeggiato dall&#8217;<strong><em>enfant prodige</em> dello scouting</strong>. Successivamente una auto investita divinità pagana che contava di riscrivere il <em><strong>Libro della Genesi nel Vecchio testamento Rossonero</strong>.</em></p>



<p>Fa seguito un <strong>DS a furor di popolo</strong>. Incontrato, poi congelato in attesa di risposte da altri profili forse considerati più idonei al duo di cui sopra. Infine accolto a Casa Milan con lo stesso piacere che si prova nell&#8217;improvvisata, a tarda sera, di un ex compagno di scuola che bussa alla porta senza preavviso. E mentre il quadro si compone, resta sullo sfondo anche la figura del presidente <strong>Paolo Scaroni</strong>, meritevole di una successiva analisi più approfondita.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Da club guida a inseguitore: cosa resta del Milan?</strong></h2>



<p>Il Milan non è stato grande solo per i risultati, ma per la sua struttura. Un club capace di dettare linee guida, dentro e fuori dal campo. Strategia e comunicazione leader in Europa. Grandi giocatori e successi conseguenza di un&#8217;organizzazione societaria che dava sicurezza a tutto l&#8217;ambiente, anche e soprattutto dopo stagioni difficili e senza trofei in bacheca. <strong>A capo un progetto di futuro che vedeva la vittoria come unica ragione per un&#8217;esistenza sportiva appagante.</strong></p>



<p><strong>Oggi invece si soffoca l&#8217;ambizione </strong>già dall&#8217;estate ponendosi come traguardo soddisfacente una qualificazione in Champions che mortifica la storia di questo club per due motivi. Il primo è espresso qualche riga sopra. Il secondo è in stretta relazione con la cifra tecnica dei vari progetti partoriti da Casa Milan nelle ultime stagioni. <strong>Andare in Champions, a quale prezzo? Con quale ruolo? Quale ambizione?</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il sospetto: un ridimensionamento calcolato?</strong></h2>



<p>Prende forma un dubbio sempre più concreto. <strong>E se un piazzamento fuori dalle prime posizioni fosse funzionale al sistema? </strong>Comincio a sospettare che un ottavo posto ogni paio di stagioni, possa essere manna dal cielo per la gestione a stelle e strisce. Così facendo si possono giustificare cessioni eccellenti (bisogna fare cassa senza introiti Champions), soffocando per l&#8217;anno successivo le aspettative di vittoria parlando, dal primo giorno del ritiro, di qualificazione alla massima competizione europea come unico traguardo stagionale plausibile.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Chi sbaglia paga. Ma davvero?</strong></h2>



<p>La storia di questi ultimi quattro anni RedBird ci ha abituati ad un modus operandi. <strong>La gestione Cardinale ha lanciato un messaggio chiaro: chi sbaglia paga. </strong>Pertanto risulta difficile immaginare che nello sport possa esistere gente che giochi solo per partecipare (o guadagnare) mentre vincere o perdere siano la stessa cosa. <strong>Cardinale stesso ha insegnato che nell&#8217;azienda Milan, chi non porta risultati (quali?) è fuori.</strong> Sono andati via Gazidis, Maldini, Boban, Massara, Pioli, Fonseca, Conceicao, oltre che decine di calciatori perché il loro operato è stato ritenuto fallimentare o perlomeno non consono alla storia di questo club.</p>



<p>Allora mi chiedo, <strong>cosa hanno ancora da dare quei due o tre dirigenti sopravvissuti alla diaspora rossonera di questi anni? </strong>Sarebbe opportuno riconsiderare la posizione dei vari Furlani, Moncada, Ibra, Scaroni, unici punti di continuità con questi tre anni di rivoluzioni</p>



<p>Sono gradite risposte visto che al momento, oltre alle imbarazzanti e centellinate frasi di circostanza, da Casa Milan echeggia costante un silenzio fastidioso.</p>



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		<title>Milan, Conte, Dante e la &#8220;legge del contrappasso&#8221;: passato, presente e futuro in novanta minuti</title>
		<link>https://www.allmilan.it/milan-conte-contrappasso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Camillo Facchino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Oct 2024 12:30:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Stasera il Milan riprende il suo cammino in campionato dopo le fatiche contro l&#8217;Udinese e la pausa forzata del weekend calcistico appena trascorso. San Siro, non a caso dimora del Diavolo, si trasformerà in una bolgia dantesca. Le vicende di questi ultimi giorni, unite al chiacchiericcio, indiscrezioni, speranze dei mesi passati, sembrano mettere difronte il [&#8230;]</p>
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<p>Stasera <strong>il Milan riprende il suo cammino</strong> in campionato dopo le fatiche contro l&#8217;Udinese e la pausa forzata del weekend calcistico appena trascorso. <strong>San Siro</strong>, non a caso dimora del Diavolo, si trasformerà in una <strong>bolgia dantesca</strong>. Le vicende di questi ultimi giorni, unite al chiacchiericcio, indiscrezioni, speranze dei mesi passati, sembrano mettere <strong>difronte il Milan alla resa dei conti di un girone infernale.</strong></p>



<p><strong>Non poteva esserci avversaria migliore guidata dall&#8217;allenatore perfetto. </strong>Il Milan stasera scende in campo contro la capolista Napoli distanziato di otto punti. Pur con una partita in meno, qualora il risultato finale fosse avverso alla squadra di Paulo Fonseca, al 29 di ottobre <strong>si potrebbe dichiarare già <em>&#8220;andato&#8221;</em> l&#8217;obiettivo scudetto</strong>. E con esso il sogno seconda stella. E qui il richiamo al sommo poeta Dante vien quasi naturale. Sembra già di percepirlo <strong>il pensiero di Antonio Conte all&#8217;ingresso in campo. </strong>Uno sguardo allo stadio gremito e <strong>atteggiamento di colui che </strong>forse per un attimo, nei mesi passati, <strong>ha sognato di sedersi sulla panchina </strong>a destra verso la Curva Sud. </p>



<p><em><strong>“Poscia ch&#8217;io v&#8217;ebbi alcun riconosciuto, vidi e conobbi l&#8217;ombra di colui che fece per viltà il gran rifiuto”</strong></em>. Pensa mentre senza rimpianto alcuno ma con orgoglio ferito si dirige verso la panchina ospite. E nel mentre lancia volutamente <strong>un&#8217;occhiata verso la tribuna </strong>autorità. Il Sig. Colombo alle 20.45 non darà solo il fischio d&#8217;inizio ad una partita di calcio. Sarà arbitro di un <strong>possibile materializzarsi della dantesca, o se volete <em>&#8220;Contiana&#8221;</em>, legge del contrappasso. </strong>È la sera in cui peccato e punizione possono trovare la loro correlazione naturale. Potrebbe essere proprio <strong>Antonio Conte a condannare</strong> per tutta la stagione <strong>il tifoso milanista</strong> e soprattutto coloro che detengono la paternità di questa scelta.</p>



<p><strong>Potrebbe compiersi</strong> un beffardo quanto doloroso <strong>contrappasso.</strong>&nbsp;L&#8217;unica differenza che, in caso di risultato negativo, <strong>i dannati </strong>non sarebbero solo i peccatori (i dirigenti che si sono opposti al desiderio di Conte di vestire rossonero). Quelli veramente coinvolti dalla pena <strong>sarebbero i tifosi </strong>condannati a subire per l&#8217;eternità (intesa come tutta la stagione) una pena opposta o che rispecchia le colpe commesse come giusta retribuzione.</p>



<p>Il<strong> tifoso milanista questa estate si è sentito tradito</strong> da un&#8217;ambizione sportiva di un club non allineata alla storia di questa società. Il nome di <strong>Antonio Conte</strong> era l&#8217;unica persona alla quale chiunque avrebbe affidato i propri sogni futuri e la voglia di riscatto contro i cugini doppio stellati nerazzurri. E forse è stato un pensiero che è andato oltre la semplice infatuazione primaverile anche da parte del tecnico salentino. In virtù di questo, forse,<strong> Dante collocherebbe il board rossonero nel IX Cerchio dell&#8217;Inferno</strong>, tra i <strong>traditori della Patria</strong> il cui contrappasso sarebbe vivere immersi nel ghiaccio perché <em><strong>&#8220;in vita ebbero il cuore così duro e freddo, da tradire le persone più care&#8221;</strong></em>.</p>



<p>Tra la narrazione e la realtà c&#8217;è di mezzo il Milan che arriva<strong> incerottato al match</strong>. <strong>Theo, Gabbia, Reijnders, Abraham </strong>sono quattro degli undici titolari presenti al derby che stasera <strong>marcheranno visita</strong>. A questi aggiungiamoci il quinto, <strong>Rafa Leao</strong>, possibile panchinaro per la seconda volta consecutiva in campionato. Sembra quasi che il <strong>destino lanci segnali dal futuro</strong> su cosa attendersi da questo campionato. Sta a Maignan, Morata e compagni scendere in campo con la leggerezza di chi è pronto a <strong>sovvertire qualsiasi pronostico</strong>. È già successo e non vedo il motivo per il quale non potrebbe accadere ancora.</p>



<p>A <strong>traghettare lungo la <em>&#8220;natural burella&#8221;</em> Paulo Fonseca</strong> che vorrebbe spazzar via in 90 minuti tutti gli ultimi mesi. Accogliere i suoi ragazzi intorno a se e dopo aver attraversato l&#8217;ennesima bolgia infernale, alzare lo sguardo al cielo di San Siro e come il sommo poeta sospirare: <em><strong>&#8220;Salimmo su&#8230; e uscimmo a riveder le stelle&#8221;.</strong></em></p>



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		<title>Umanità, dedizione e comunicazione. Se al Milan fossero tutti Paulo Fonseca</title>
		<link>https://www.allmilan.it/umanita-dedizione-comunicazione-milan/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Camillo Facchino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Oct 2024 11:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo mesi di tafazzismi, palcoscenici concessi alle Cassandre e di &#8220;io l&#8217;avevo detto&#8221;, il mondo Milan dovrebbe riflettere sul fatto che forse in casa sta ospitando colui che potrebbe rivelarsi una vera risorsa. Classe 1973, nato a Maputo, capitale del Monzambico ma portoghese a tutti gli effetti, Paulo Alexandre Rodrigues Fonseca dal suo sbarco a [&#8230;]</p>
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<p>Dopo mesi di<strong> tafazzismi</strong>, palcoscenici concessi alle <strong>Cassandre </strong>e di <em>&#8220;io l&#8217;avevo detto&#8221;</em>, il <strong>mondo Milan dovrebbe riflettere </strong>sul fatto che forse in casa sta ospitando colui che potrebbe rivelarsi <strong>una vera risorsa. </strong>Classe 1973, nato a Maputo, capitale del Monzambico ma portoghese a tutti gli effetti, <strong>Paulo Alexandre Rodrigues Fonseca</strong> dal suo sbarco a Milano sta instillando cambiamenti.</p>



<p>Sotto gli ombrelloni o sorseggiando fresche bevande dissetanti, nel corso della passata estate il concetto monopolizzante è stato <strong>l&#8217;inconsistenza della scelta del tecnico </strong>ex Roma. Al suo nome sono state incollate un <strong>numero così elevato di etichette </strong>da far invidia all&#8217;iper brandizzato giaccone da Formula Uno. Il Milan sceglie Fonseca perché <strong>è andato al risparmio rispetto</strong> al suo predecessore. Ai dirigenti attuali serviva il classico <strong><em>&#8220;yes man&#8221;</em> </strong>per imporre le proprie scelte. E ancora. <strong>Non ha la personalità </strong>per questo spogliatoio.</p>



<p class="has-text-align-center"><strong><a href="https://www.allmilan.it/ibra-totale-fiducia-in-fonseca-a-gennaio-ecco-dove-si-dovra-intervenire/">LEGGI QUI &#8211; Ibra, totale fiducia in Fonseca: a gennaio ecco dove si dovrà intervenire</a></strong></p>



<p>A completamento della premessa nessuna intenzione di sopire tutte le perplessità a livello di gioco, continuità di risultati. Questa <strong>squadra è un continuo oscillare sulla giostra del rendimento.</strong> Il definitivo cambiamento con conseguente continuità è difficile da pronosticare. Sarà stata la partita contro l&#8217;Udinese? Saranno le prossime sfide delicate contro Bruges questa sera, Bologna e Napoli primo crocevia ad alto rischio della stagione? Per questo lasciamo parlare il campo. </p>



<p>Ciò che sfugge a molti è <strong>la statura del professionista Paulo Fonseca</strong>. È arrivato al Milan non dando peso a nessuna delle etichette tatuategli addosso. Non ha mai fatto figli e figliastri a seconda del suo interlocutore. <strong>Onesto e umanamente diretto con tutti. </strong>Con il senno di poi è forse questo uno dei motivi degli scricchiolii interni. Il <em>&#8220;<strong>non me ne frega un ca&#8230; di chi ho difronte&#8221; </strong></em>detto in conferenza venerdì scorso è forse la <strong>summa di un concetto atto a rafforzare i suoi comportamenti e le sue scelte.</strong></p>



<p>Anche nella <strong>cultura del lavoro</strong> ha giustamente imposto le sue idee senza nessun compromesso con le abitudini consolidate del passato. Si sono rivisti a Milanello per più giorni a settimana le <strong>doppie sedute di allenamento. L&#8217;asticella dell&#8217; intensità si è alzata </strong>senza necessariamente concedere ogni due per tre giorni di riposo. Tutto questo senza lasciarsi andare in alcuna lamentela pubblica per <strong>una rosa</strong>, soprattutto in alcuni reparti, <strong>troppo risicata in proporzione agl&#8217;impegni. </strong></p>



<p>Il concetto di <strong>cambiamento</strong>, concedendo il proscenio all&#8217;AC Milan, <strong>non è solo uno slogan accattivante</strong> che per tante volte e troppi personaggi ne hanno fatto abuso. <strong>Fonseca dal primo giorno sta picconando la routine</strong> provando ad apportare un <strong>vero cambio, oserei dire, culturale. </strong>Nella <strong>cultura del lavoro</strong>, nella<strong> filosofia di gioco</strong>, nella <strong>dedizione e applicazione,</strong> fino alla<strong> comunicazione. </strong>Se tutto questo si rivelerà folle utopia o piacevole realtà è quasi impossibile prevederlo.</p>



<p>Ma i fatti dicono che l&#8217;uomo e il professionista <strong>Fonseca non è il <em>pungiball</em> da tutti descritto.</strong> La sua personalità è una <strong>risorsa tangibile anche nel modo di comunicare. </strong>Mai banali le sue conferenze. Dosa perfettamente quando dover esplicitare un concetto (vedi la questione rigori di Firenze e l&#8217;accusa diretta davanti alle TV rivolta ai trasgressori o la conferenza pre Udinese) e quando lasciare spunti di riflessione. Ma anche<strong> nelle scelte tecniche c&#8217;è tanto del pensiero </strong>dell&#8217;allenatore verso destinatari che farebbero bene, per la propria carriera, a mettersi in atteggiamento reale di ascolto.</p>



<p>Dopo la panchina contro la Lazio di Theo e Leao, non ha lasciato traccia sulla personalità del mister il loro braccio di ferro<em> (vedi cooling break)</em>. Dopo Firenze il messaggio con marcati accenti portoghesi è arrivato chiaro e forte. <strong>Panchina per chi antepone l&#8217;IO al NOI.</strong> E sabato, per esigenze contingenti dell&#8217;incontro, è venuto fuori <strong>l&#8217;animo di un Milan gregario e operaio. </strong>Esempio che la<strong> semina</strong>, iniziata lo scorso 8 luglio, <strong>sta iniziando a germogliare in ordine sparso.</strong></p>



<p>Che in molti <strong>mettano da parte il vanaglorioso atteggiamento </strong>spesso mostrato in questa stagione e non solo e seguano colui che vorrebbe costruire e consolidare un <strong>progetto nuovo e diverso</strong> che <strong>vada oltre il singolo, a favore dell&#8217;unico bene: l&#8217;AC Milan.</strong></p>



<p></p>



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		<title>L&#8217;eco di Trento: dal pulpito di Leonardo al palpito di Scaroni</title>
		<link>https://www.allmilan.it/eco-trento-dal-pulpito-di-leonardo-al-palpito-di-scaroni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Camillo Facchino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Oct 2024 11:30:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[scaroni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sosta per le Nazionali è da sempre accompagnata da un senso di solitudine e vacuità. In questo secondo stop, l&#8217;eco proveniente da Trento, ha dato un sapore diverso all&#8217;attesa. La sconfitta di Firenze e l&#8217;idea di rivivere l&#8217;ebrezza del calcio giocato dopo due settimane è benzina per il fuoco della frustrazione. Aggiungiamoci il timore [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La <strong>sosta per le Nazionali </strong>è da sempre accompagnata da un senso di solitudine e vacuità. In questo secondo stop, l&#8217;eco proveniente da Trento, ha dato un sapore diverso all&#8217;attesa. La <strong>sconfitta di Firenze</strong> e l&#8217;idea di rivivere l&#8217;ebrezza del calcio giocato dopo due settimane è <strong>benzina per il fuoco della frustrazione.</strong></p>



<p>Aggiungiamoci il timore di passare giornate intere a parlare dell&#8217;insubordinazione della squadra, il <strong>futuro di Fonseca, Leao</strong> campione si o campione no, il<strong> rinnovo di Theo Hernandez. </strong>Tutto questo è stato parzialmente accantonato delle parole provenienti dal <strong>Festival dello Sport </strong>organizzato dalla <em><strong>Gazzetta dello Sport </strong></em>nella città di <strong>Trento.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il pulpito di Leonardo</h2>



<p><strong>Leonardo Nascimento de Araujo</strong>, al secolo Leonardo, ex calciatore, allenatore e dirigente rossonero, ha tenuto fede al suo vezzo pontificatorio e incurante del suo recente passato è salito sul suo personalissimo pulpito. Lo scenario del <strong>“Football Business Forum”</strong> era alquanto ghiotto per ribadire al mondo la sua visione gestionale di una squadra di calcio. Leonardo conserva il suo status di <em>&#8220;figura contraddittoria&#8221;</em> esprimendosi sui fondi americani in questi termini: <em>“Negli ultimi anni molti fondi americani hanno deciso di investire in Italia e in Europa sul calcio&#8230; A questi fondi, però, <strong>manca spesso un management di alto livello. Non ci sono quei manager adeguati&#8221;.</strong></em> E poi ancora: <em>&#8220;È difficile lavorare se <strong>non conosci il contesto della città, la tradizione e la storia del club in cui ti trovi</strong>. Diventa difficile costruire un progetto per la squadra&#8221;. </em></p>



<p>Pensieri che potrebbero essere anche condivisibili se non fosse per un <strong>piccolo particolare sfuggito </strong>all&#8217;ex campione brasiliano. Da <strong>luglio 2017 a giugno 2019</strong> ha lavorato proprio per un fondo americano. A memoria si ricordano <strong>pochi suoi tentativi</strong> atti a far conoscere la cultura e la storia calcistica del club. Chiaramente si parla del suo ultimo periodo da<strong> Direttore dell&#8217;Area Tecnica al Milan. </strong>Ha ragione <strong>Leonardo</strong> quando parla di difficoltà a costruire un progetto squadra. Appena arrivato a Milano, in una <strong>situazione finanziaria già disastrata</strong>, ha pensato bene di <strong>apporre anche la sua firma.</strong></p>



<p>L&#8217;emorragica operazione <strong>Bonucci, Caldara</strong> (valore 42 milioni) e <strong>Higuain</strong> (10 milioni di prestito per soli 6 mesi. Da gennaio 2019 al Chelsea). Le onerosissime e tecnicamente sciagurate operazioni <strong>Laxalt, Castillejo, Bakayoko</strong> (valutato 35 milioni). I 70 milioni complessivi per <strong>Paqueta e Piatek.</strong> Un operato che sul campo ha portato ad un <strong>quinto e sesto posto.</strong> Extra campo ha obbligato il management successivo a chiedere all&#8217;UEFA l&#8217;auto<strong> esclusione dalle competizioni europee</strong> per gravi situazioni di bilancio. È il caso di dire: <strong><em>&#8220;Caro Leonardo, da quale pulpito&#8221;.</em></strong></p>



<p class="has-text-align-center"><strong><a href="https://www.allmilan.it/milan-sotto-esame-ibrahimovic-atteso-a-milanello-per-un-motivo/">LEGGI QUI &#8211; Milan sotto esame, Ibrahimovic atteso a Milanello per un motivo!</a></strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il palpito di Scaroni</h2>



<p>A proposito di dichiarazioni in questi lunghi giorni di sosta. Questa volta il protagonista è <strong>Paolo Scaroni.</strong> Il Presidente del Milan, agli occhi dei tifosi, è sempre stato un po&#8217; come D&#8217;Alema per Nanni Moretti. Il <em>&#8220;Dilla una cosa di sinistra&#8221;</em> frase rivolta all&#8217;ex Presidente del Consiglio nel film <em>&#8220;Aprile&#8221;</em>, è facilmente mutuabile in salsa rossonera.</p>



<p><strong><em>&#8220;Scaroni, dilla una cosa da Milan&#8221;</em> </strong>sarebbe stato l&#8217;invito perfetto rivolto al Presidente milanista visto le sue esposizioni mediatiche contestate perché riferite solo alla questione stadio e all&#8217;obiettivo programmatico annuale principale di<strong> rientrare tassativamente nei posti Champions</strong>. Per molti un alibi per la squadra. Per tantissimi un pensiero antitetico alla storia e alle <strong>ambizione di un club nato per vincere.</strong></p>



<p>Eppure l&#8217;eco proveniente da Trento è stato dolce per il tifoso milanista. &#8220;<em>Io sono presidente del Milan da più di sei anni e quando sono entrato fatturavamo meno di 180 milioni di euro, ora se ne fatturano più di 450.&nbsp;<strong>Il punto di vista economico è importante, ma è solo una parte del successo. Se poi non vinciamo le partite non andiamo da nessuna parte</strong>. Sono due temi che dipendo uno dell&#8217;altro</em>&#8220;.</p>



<p><strong>Tradotto. </strong>Abbiamo creato una struttura finanziaria solida e in continua crescita. In sei anni abbiamo quasi triplicato il fatturato e il bilancio è passato da un rosso di 150 milioni (2019) al secondo attivo consecutivo (2023 e 2024). Con il progetto stadio in evoluzione, adesso<strong> il focus deve essere la squadra e il campo. Il progetto tecnico non può più accettare deroghe alla vittoria.</strong> L&#8217;auspicio è che il Festival dello Sport di Trento possa rappresentare un vero e proprio cambio di rotta nella stanza dei bottoni di Casa Milan.</p>



<p>Se la <strong>gestione finanziaria</strong>, nella sua eccellenza, merita un <strong>dieci e lode</strong>, quella <strong>sportiva </strong>non può più accontentarsi puntualmente di una <strong>sufficienza stiracchiata</strong> raggiunta alla fine della stagione e per giunta alimentata dalla solita stima e speranza.</p>



<p>Dopo le parole di Scaroni ebbene dar seguito ai fatti. E che al <strong>quarto piano di via Aldo Rossi</strong> inizino a postare e proclamare meno e, <strong>pensando al progetto tecnico</strong> della squadra, <em><strong>&#8220;Fare (finalmente) una cosa da Milan&#8221;.</strong></em></p>



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		<title>Una degenerazione chiamata Milan: alibi, illusioni e &#8220;progetti di carta&#8221;. Perché stupirsi?</title>
		<link>https://www.allmilan.it/stupirsi-milan-capri-espiatori-progetti-carta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Camillo Facchino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Oct 2024 11:30:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Correva il minuto 25 di Fiorentina &#8211; Milan e comodamente posizionato sul divano di casa mia, assistevo alla parata di Mike Maignan che ipnotizza Kean dagli undici metri. Accanto a me mia moglie esulta e stranita mi osserva mentre impassibile assisto all&#8217;accaduto. E come unico gesto mi concedo un sorso d&#8217;acqua. Prendo il mio cellulare [&#8230;]</p>
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<p>Correva il minuto 25 di <strong>Fiorentina &#8211; Milan</strong> e comodamente posizionato sul divano di casa mia, assistevo alla parata di <strong>Mike Maignan</strong> che ipnotizza Kean dagli undici metri. Accanto a me mia moglie esulta e stranita mi osserva mentre impassibile assisto all&#8217;accaduto. E come unico gesto mi concedo un sorso d&#8217;acqua.</p>



<p>Prendo il mio cellulare e sul gruppo whatsapp di amici calciofili e milanisti faccio la voce fuori dal coro e scrivo: <em>&#8220;È solo mia la sensazione di assistere a un qualcosa di già visto e poco piacevole?&#8221;. </em>Mi disinteresso alla lettura delle risposte solo perché qualche minuto dopo, l&#8217;ex rossonero <strong>Yacine Adli</strong>, non ha di meglio da fare che confermare la vecchia regola del calcio che vede una squadra pagare dazio e rimpiangere per un attimo un suo ex calciatore.</p>



<p>Un fallo laterale. Stop indisturbato prima di slalomeggiare tra i manichini raffiguranti i calciatori del Milan, per l&#8217;occasione di bianco vestiti, e <strong>gol sul palo opposto.</strong> Cosa vuoi che sia <strong>ribaltare uno svantaggio per questo Milan. </strong>Non importa se è ancora ferma sotto la Sud a festeggiare il gol di Gabbia. Però ha anche schiantato il Lecce in sette minuti e per mezz&#8217;ora ha schiacciato nella propria area i campioni di Germania in carica del Leverkusen in casa loro. Così hanno gongolato in molti per una settimana.</p>



<p>Un gioco da ragazzi per chi si lascia <strong>suggestionare dai bagliori di un&#8217;illusione </strong>che nel corso di una stagione possono anche essere parecchi ma<strong> arrecano danno.</strong> <strong>Sofocle</strong> nel 400 A.C. redarguiva l&#8217;essere umano perché considerato incapace di<em> </em><strong><em>&#8220;non conoscere altra felicità se non quella che egli si va immaginando. E poi, finita l&#8217;illusione, ricade nel dolore di sempre&#8221;</em>. </strong>Forse è il percorso a cui è stato <strong>condannato il tifoso del Milan.</strong> Guai ad essere critico con la propria squadra e con determinate scelte societarie. Questo incauto gesto, molto simile alla lesa maestà, ti potrebbe trasformare in un singolare Minotauro: <strong>metà uomo e metà&#8230; gufo.</strong></p>



<p class="has-text-align-center"><a href="https://www.allmilan.it/theo-hernandez-decisione-forte-della-societa-dopo-la-sconfitta-di-firenze/"><strong>LEGGI QUI &#8211;</strong> <strong>Theo Hernandez: decisione forte della società dopo la sconfitta di Firenze</strong></a></p>



<p>Eppure<strong> i numeri sono impietosi. Peggior avvio in stagione </strong>dopo sette partite in campionato e due di Champions. Nelle<strong> ultime cinque stagioni mai nessun Milan aveva racimolato la miseria di 11 punti in campionato e zero in Europa.</strong> L&#8217;aggravante è nel vedere una squadra <strong>priva di identità, gioco</strong>, fatto salvo il derby e qualche sporadico sprazzo random in questa prima parte di stagione. Ormai le <strong><em>&#8220;armi dialettiche di distrazione di massa&#8221;</em> </strong>hanno indebolito sensibilmente la loro consistenza. Nessuno più crede<strong> alla favola della sfortuna</strong>, dei rigori sbagliati o non assegnati, dei pali e delle traverse. O ancora alla mezz&#8217;ora finale in Champions dimenticandosi dello scempio dei primi 57 minuti. </p>



<p><strong>L&#8217;approccio alle partite passivo, statico e confusionario non è materia solo per la cronaca recente. </strong>Sarebbero da <strong>tenere a mente molto bene</strong> avvii come quelli contro <strong>Torino, Parma, Lecce, Leverkusen, Fiorentina.</strong> Cinque incontri su nove dove per vedere tracce di squadra si è aspettato un bel po&#8217;. Magari dopo qualche bel <em>cazzotto preso in faccia</em>. Arriverà il giorno dove assisteremo alla fine <em><strong>&#8220;dell&#8217;accanimento terapeutico&#8221; </strong></em>nei confronti di <strong>Leao</strong> o dell&#8217;operazione<strong> Kalulu &#8211; Emerson Royal</strong> come parziale giustificazione dei disastri.</p>



<p>Tutta <strong>polvere sotto il tappetto</strong> che difficilmente può contenere <strong>i cocci di un <em>&#8220;progetto di carta&#8221;</em> scritto e realizzato da figure mediatiche che professionalmente avrebbero dovuto fare altro. </strong>La qualità dei giocatori non è in discussione. Puoi acquistare tanti<strong> ottimi calciatori ma se sono assemblati male</strong> in un <strong>contesto progettuale di dubbio valore</strong>, partorirai sempre una <strong>squadra destinata alla sconfitta</strong>. E quindi, <strong>di cosa ci stupiamo?</strong> Questo Milan sembra tristemente degenerare a più livelli.</p>



<p>Sembra passata un&#8217;era geologica quando il lunedì post derby il web è stato congestionato da immagini di un gruppo rossonero che soffriva, si abbracciava ed esultava con Mister Fonseca. Il valore del gruppo e i frutti di un lavoro. Così si diceva. E prima e dopo questa immagine poetica abbiamo tristemente assistito al <strong>cooling break</strong> di Roma e alla <strong>raccapricciante e puerile scena dei calci di rigore</strong> di domenica. Figuraccia amplificata dallo stesso Fonseca che a reti unificate ha parlato di<strong> Pulisic rigorista </strong>e decisioni di campo da lui non condivise. Quasi a voler regalare a tutti la fotografia del suo gruppo e far arrivare diversamente certi messaggi di difficile ricezioni per molti.</p>



<p>Puoi sbagliare un approccio alla partita, una sostituzione, anche un rigore ma<strong> le gerarchie in uno spogliatoio sono sacre. </strong>Concetto ribadito nello spogliatoio di Firenze all&#8217;intervallo. Ma il destino ha voluto confermare con forza l<strong>&#8216;anarchia di un gruppo</strong> che vistosi assegnare il secondo penalty ha scelto di<strong> calpestare l&#8217;autorevolezza del proprio allenatore. </strong></p>



<p>Mentre Pulisic va verso la palla, <strong>Tomori</strong> salta con un terzo tempo perfetto. Anticipa tutti e consegna la palla all&#8217;amico <strong>Abraham</strong> che a sua volta non degna l&#8217;undici rossonero di nessuna spiegazione. Evidentemente il difensore rossonero ha dato tutto in quel salto tanto da esporsi ad una figuraccia clamorosa con un gesto goffo che difficilmente si vede anche nei campi dei campionati dilettanti. <strong>Performance imbarazzante che è costata il vantaggio viola.  </strong></p>



<p><strong>L&#8217;inadeguatezza del tecnico portoghese</strong> trova la sua sublimazione in questi episodi. Il gruppo è <strong>privo di leadership, non riconosce una guida.</strong> Oltre a non capire cosa fare in campo. E lui <strong>guida</strong>, in questo momento, <strong>non è o forse non lo è mai stata. </strong>Il 424 si può tranquillamente archiviare come un piacevole bagliore illusorio ma ai fatti un abito inadatto e scomodo per una squadra pensata da un algoritmo. Si era detto che sarebbe stato l&#8217;anno della continuità progettuale. Qualche acquisto per consolidare un lavoro iniziato già l&#8217;anno scorso. Eppure <strong>Fonseca continua a parlare di discontinuità con il passato</strong>, gioco posizionale invece del &#8220;vecchio e desueto&#8221; 1 VS 1 e contropiede. Un nuovo calcio ancora lontano dal compiersi.</p>



<p>Forse<strong> Fonseca è l&#8217;ultimo dei responsabili</strong> di questa pochezza ma sicuramente la sua <strong>inadeguatezza per determinate ambizioni e club</strong> lo rende un perfetto<strong> acceleratore </strong>verso una <strong>stagione</strong> che ha tutto per delinearsi come <strong>deludente.</strong></p>



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		<title>L&#8217;uomo e il  campione sotto lo stesso nome: Alvaro Morata</title>
		<link>https://www.allmilan.it/uomo-campione-alvaro-morata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Camillo Facchino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Oct 2024 11:30:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Se ti chiami Alvaro Morata non puoi lasciare che l&#8217;opinione pubblica ti racconti come un normalissimo calciatore. L&#8217;uomo Morata è sbarcato questa estate a Milano vantando e mostrando una statura morale che giganteggia rispetto all&#8217;atleta. Seneca non aveva alcun dubbio nel sostenere che &#8220;La qualità migliore di un animo generoso è l&#8217;istinto al bene&#8221;. E [&#8230;]</p>
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<p>Se ti chiami <strong>Alvaro Morata</strong> non puoi lasciare che l&#8217;opinione pubblica ti racconti come un <strong>normalissimo calciatore.</strong> L&#8217;uomo Morata è sbarcato questa estate a Milano vantando e mostrando una <strong>statura morale che giganteggia rispetto all&#8217;atleta.</strong></p>



<p><strong>Seneca</strong> non aveva alcun dubbio nel sostenere che<strong> <em>&#8220;La qualità migliore di un animo generoso è l&#8217;istinto al bene&#8221;</em>. </strong>E poi ancora <em>&#8220;Nessun uomo di spirito elevato si compiace di cose abiette e sordide: lo <strong>attira e lo esalta la bellezze delle cose grandi</strong>&#8220;.</em> Mi sento di escludere che Seneca pensasse già al numero 7 rossonero, per ovvi motivi. Ma che questo suo <strong>pensiero avvolga l&#8217;essenza del campione</strong> Alvaro Borja Morata Martin, questo sicuramento si. </p>



<p>In un mondo dove la comunicazione social esalta e pubblicizza l&#8217;inutile e la vacua popolarità di personaggi, paladini del bieco gossip e fruitori del <em>dissing</em> come nuova forma d&#8217;arte avanguardista, ci siamo persi un particolare. Morata da capitano e leader della sua Nazionale campione d&#8217;Europa, decide di <em>&#8220;</em><strong><em>ascoltare&#8221;</em> i suoi sentimenti, </strong>le sue emozioni. Via da Madrid perché <strong>quell&#8217;ambiente non riconosceva più l&#8217;uomo</strong> e non perdeva occasione per pungolarlo. <strong>Meglio Milano </strong>e una nuova sfida professionale ed emozionale. In barba alla ricca bambagia araba, scelta che forse sarebbe stata più comoda, nonché ricchissima, anche in virtù delle delicate situazioni familiari.</p>



<p class="has-text-align-center"><strong><a href="https://www.allmilan.it/verso-leverkusen-milan-formazione/">LEGGI QUI &#8211; Leverkusen-Milan, ancora dubbi di formazione: le scelte di Fonseca</a></strong></p>



<p>Il collega<strong> Carlos Passerini </strong>ieri, ai nostri microfoni, ha dichiarato che la <strong>leadership di Morata è così totalizzante</strong> da considerarlo il<strong> primo, secondo e terzo leader di questo Milan. </strong>Una verità assoluta che va oltre le questioni &#8220;<em>abiette e sordide</em>&#8221; <em>(cit. di cui sopra)</em> di un mondo che trova il suo appagamento in banali statistiche per qualificare un professionista che completa il suo<strong> status di campione assoluto </strong>aggiungendo alle sue <strong>qualità tecniche</strong>, il suo <strong>palmares</strong>, una <strong>gigante statura umana e morale. </strong></p>



<p>L&#8217;abitudine al frivolo ha subito fatto pensare che il suo <strong>nuovo look</strong> fosse ascrivibile a chissà quale vicenda <em>gossippara. </em>E invece no. Nell&#8217;anonimato, forse anche per non spostare il focus della partita e della sua squadra su di se, è sceso in campo. Ha<strong> trascinato il Milan alla vittoria</strong>. Ha realizzato la rete del vantaggio, così gli amanti del <em>&#8220;non è un bomber da 20 gol&#8221;</em> vivono la loro vita più sereni, per poi correre ad abbracciare i sui dolcissimi figli. Con il senno di poi quel gesto va <strong>oltre la normale condivisione di una gioia </strong>per un gol segnato. Quell&#8217;abbraccio è preghiera, protezione genitoriale, amore puro. </p>



<p><strong>E qui il colpo del campione.</strong> La scelta di rasarsi non ha nulla a che vedere con scommesse da spogliatoio e gusto estetico. È un <strong>segno di speranza e vicinanza</strong> ai quei <strong>bambini che soffrono nel giocare la partita più crudele.</strong> L&#8217;infernale campo da gioco è un <strong>reparto di oncologia pediatrica</strong> dove anche lì Morata cerca di far sentire la sua leadership.</p>



<p><strong><em>&#8220;Sono stato in ospedale e i bambini volevano avere il mio stesso taglio, ma non&nbsp;potevano. Così l&#8217;ho cambiato per diventare come loro&#8221;</em>. </strong>Le sue parole un modo per trasmettere a quei bambini un senso di normalità apparendo, almeno esteriormente, come loro. È la sublimazione<strong> dell&#8217;abbraccio più bello ed emozionale.</strong></p>



<p>Mi perdonerete se nel giorno di Bayer Leverkusen &#8211; Milan, valevole per la seconda giornata di Champions League, non parlo della partita, le scelte sui possibili protagonisti e il pensiero di Mister Fonseca. Impossibile rimanere indifferenti davanti al<strong> gesto di un campione vero </strong>che varrebbe per il tifoso milanista, la tanto attesa <em>&#8220;ottava&#8221;.</em></p>



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		<title>Business e trofei? Il Cardinale d&#8217;America parla al suo Milan</title>
		<link>https://www.allmilan.it/il-cardinale-america-parla-suo-milan/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Camillo Facchino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Sep 2024 11:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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		<category><![CDATA[Cardinale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non sono passate nemmeno 48 ore dalla vittoria nel derby che da oltre oceano arriva una secchiata di acqua gelata sull&#8217;entusiasmo del mondo Milan. Sembrava tutto apparecchiato per il cambio di allenatore. L&#8217;epitaffio di Mister Fonseca era pronto da mercoledì scorso. Sarebbe dovuta essere solo una questione di tempo e di derby. Chiaramente nessun altro [&#8230;]</p>
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<p>Non sono passate nemmeno 48 ore dalla <strong>vittoria nel derby</strong> che da oltre oceano arriva una secchiata di <strong>acqua gelata sull&#8217;entusiasmo del mondo Milan</strong>. Sembrava tutto apparecchiato per il cambio di allenatore. <strong>L&#8217;epitaffio di Mister Fonseca </strong>era pronto da mercoledì scorso. Sarebbe dovuta essere solo una questione di tempo e di derby. Chiaramente <strong>nessun altro risultato era ritenuto immaginabile oltre la sconfitta.</strong> Bisognava solo attendere se declinarla in netta o onorevole.</p>



<p>E invece, <strong>come in una favola </strong>degna dei Fratelli Grimm, il<strong> Milan decide di disputare una delle migliori prestazioni </strong>dell&#8217;ultimo anno e scrive di suo pugno un lieto fine inaspettato quanto emozionante ad una storia che sembrava ormai destinata ad un epilogo scontato. <strong>Favola nella favola </strong>è la firma autografa. Di nome fa <strong>Matteo</strong>, di cognome <strong>Gabbia</strong>. Non poteva che essere un <em><strong>&#8220;figlio del Milan&#8221;</strong></em> ,dai primi calci alla prima squadra, a fare esultare un&#8217;intera tifoseria segnando al minuto 89 il gol vittoria proprio sotto la Curva Sud, cuore pulsante del tifo rossonero.</p>



<p>Le favole, quelle belle, lasciano che ognuno si abbandoni dolcemente tra le braccia di Morfeo confidando in sonni sereni. E così è stato fino a quando, impietosa, arriva la sveglia. Questa volta il suono è quello delle parole del proprietario del club rossonero <strong>Gerry Cardinale</strong>. Con la solita differita di qualche giorno, arrivano le dichiarazioni di Mister ReBird Capital intervenuto all&#8217;evento <strong>“Giornata dello Sport Italiano nel Mondo”</strong>&nbsp;tenutosi a New York <strong><em><a href="https://www.allmilan.it/cardinale-milan-prederby/">(qui le sue parole integrali).</a></em></strong></p>



<p>Condivisibili i concetti già espressi in più occasioni sull&#8217;importanza della<strong> crescita del sistema calcio italiano</strong> per portarlo a livelli di eccellenza raggiunti in Premier League. Non si può non <strong>essere d&#8217;accordo con Cardinale</strong> quando parla di<strong> partnership pubblico-privato</strong> e quindi collaborazione attiva da parte degli enti pubblici come Comuni, Regioni e Governo. Anche perché l&#8217;investimento fatto dal privato andrà a beneficio della qualità di vita di una comunità della quale gli enti pubblici sono garanti. Il palese riferimento è alla strada molto tortuosa e ricca di insidie che sta provando a percorrere per <strong>arrivare allo stadio di proprietà.</strong></p>



<p>E fin qui nulla da dire. Se non fosse che a tutto questo manchi il <strong>&#8220;come&#8221;. </strong>Al <strong>Robespierre a stelle e strisce</strong> non fanno difetto analisi e idee. La sensazione è che manchi concretezza e praticità. Per la serie, l&#8217;obiettivo di questa <em><strong>rivoluzione pallonara</strong></em> è chiaro ma <strong>come intendi arrivarci? </strong></p>



<p>E da qui parte un<strong> florilegio di frasi che si fa fatica a comprendere.</strong> <em>&#8220;<strong>Non possiamo concentrarci solo sul vincere le partite. </strong>Non possiamo farlo se non innoviamo e cambiamo questo <strong>paradigma, spendere per vincere&#8221;</strong>.</em> Sul paradigma siamo d&#8217;accordo però i due concetti, <strong>impresa e vittoria, non andrebbero mai scissi</strong>. Bisognerebbe dare il giusto peso, la giusta qualità nelle scelte in entrambi i filoni. Il calcio è un mercato atipico dove i trofei hanno un loro peso specifico ai fini anche di una crescita finanziaria.</p>



<p><em>&#8220;In Italia credo che&nbsp;<strong>i tifosi credano che la squadra sia di loro proprietà</strong>&nbsp;e noi abbiamo un lavoro da fare per soddisfare questo concetto</em>&#8220;. Caro presidente<strong> il tifoso è sacro. </strong>Il<strong> tifoso è il vero investitore</strong>, è il più efficace e produttivo dei <em>&#8220;business plan&#8221;</em>. Si possono costruire stadi, sottoscrivere importanti accordi marketing, mettere su un&#8217;azienda perfetta ma se questo è prioritario alla competitività di una squadra e ai successi, gli stadi si svuotano, accresce il disamore. <strong>Insomma, il calcio muore.</strong></p>



<p>È per <strong>imprese emozionali come quelle del Milan nel derby</strong> che un bambino chiede ai propri genitori di regalargli una maglietta di <strong>Leao, Morata, Pulisic o Theo. </strong>È per l&#8217;abbraccio e l&#8217;urlo dopo<strong> il gol di Gabbia</strong> che le famiglie sono invogliate a tornare allo stadio per stare accanto alla propria squadra.<strong> Il calcio è emozione</strong> pura per un pallone che rotola su un tappeto verde. È difficile correre fuori a Milanello e aspettare ore sotto il sole o la pioggia nella speranza di poter fare un selfie o ricevere un autografo da un calciatore solo perché sono stati pubblicati ricchi bilanci e la società annuncia una crescita del fatturato.</p>



<p><em>&#8220;Il mio messaggio alla tifoseria non sembra funzionare, quindi direi che il messaggio alla tifoseria è che&nbsp;<strong>non vi darò alcun messaggio finché non vinceremo</strong>. Perché capisco che è l’unica cosa che vi interessa&#8221;.</em> Ecco <strong>Presidente</strong>, facciamoci questa promessa, riaggiorniamoci quando la sua squadra avrà <strong>alzato un trofeo importante. </strong>Nell&#8217;attesa, buon lavoro.</p>



<p></p>



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